ItinerariPrimo PianoLe vie consolari #0 – Tutte le vie portano a Roma

Ginevra Latini15 Aprile 2020
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Note più per la loro funzione che per il loro carattere storico e artistico, le vie consolari rappresentano una testimonianza culturale e un’efficiente arteria stradale. Si dividono in strade principali e secondarie. Le strade principali in Italia sono: Appia (da Roma a Brindisi), Ardeatina (da Roma ad Ardea), Aurelia (da Roma a Vado Ligure), Capua-Regium (da Reggio Calabria a Capua), Casilina (da Roma a Labicum), Cassia (da Roma a Pisa), Clodia (da Roma alla Toscana), Emilia (da Rimini a Piacenza), Flaminia (da Roma a Rimini), Latina (da Roma a Capua), Nomentana (da Roma a Monterotondo), Portuense (da Roma a Fiumicino), Postumia (da Genova ad Aquileia), Prenestina (da Roma a Palestrina), Salaria (da Roma al Porto d’Ascoli), Severiana (da Fiumicino a Terracina) e Tiburtina (da Roma a Tivoli). Proporremo degli approfondimenti per ciascuna di esse.

Già Plinio il Vecchio ne riconduceva la grandezza alla cura dei Romani nei confronti della costruzione di vie di comunicazione, fossero esse strade, acquedotti o cloache: «I Romani posero cura in tre cose soprattutto, che furono dai Greci neglette, cioè nell’aprire le strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel sottosuolo le cloache».

Si tratta di un capolavoro ingegneristico, monumento e simbolo di prestigio militare, che ha permesso l’espansione della potenza romana grazie ad una rete di circa 100mila chilometri di lastricato. Erano ovviamente strade pubbliche a differenza delle “strade agrarie”, quelle private. C’era un’importante distinzione tra “via” e “strata”: la “via” partiva da Roma mentre la “strata” collegava il centro. Le strade erano larghe dai 4 ai 6 metri e ciò permetteva di far passare due carri contemporaneamente sulla stessa via:

 

«Le loro strade valicavano a zig zag le Alpi forandole con dei tunnel là dove non c’era altra soluzione. L’insidia delle acque veniva eliminata cercando, dov’era possibile, di aggirarla. Prima di mettersi al lavoro i costruttori si assicuravano prudentemente che il terreno fosse asciutto. Roma continuò per otto secoli a costruire strade. Poi, com’è il destino di tutti gli imperi, arrivò anche per lei la fine. Ma ormai i suoi ingegneri avevano lastricato il mondo».

Victor Hagen, Le grandi strade di Roma nel mondo, 1978

 

Un tratto della via delle Gallie conservatosi presso Donnas (lat. Donasium), comune italiano della Valle d’Aosta

Già prima dei Romani esistevano delle “viae extraurbane” spontanee che prendevano il nome della località verso cui si dirigevano: un esempio è la via Ardeatina. Alcune vie consolari ricalcano questa antica usanza prendendo il nome della città o del popolo a cui conducono (ad esempio la Via Latina), altre sono denominate in base alla funzione che svolgono: la via Salaria, ad esempio, era destinata al trasporto del sale. Nel tempo, accanto al fine militare di queste vie, sorse un fine politico. Il senatore che l’aveva messa in cantiere le prestava il nome e riscuoteva molto seguito. Successivamente ciò si estese anche a censori e consoli: ne incentivavano la costruzione durante il loro periodo di carica per darsi lustro. Ecco perché le strade realizzate in questo contesto sono dette vie consolari.

Le vie partono tutte dal Foro Romano, nei pressi del Tempio di Saturno, dove nel 20 a.C. Augusto fece erigere una colonna in marmo rivestita di bronzo dorato, il cosiddetto Miliario aureo, che rappresentava il chilometro zero:

 

Dal “Miglio d’oro” (Miliarium Aureum) del Foro, su cui erano segnate le distanze, diciannove strade lastricate conducevano in ognuna delle province dell’Impero. Correndo ininterrottamente fino al Reno e al Danubio arrivavano nelle Terre degli Sciti sulle rive del Mar Nero, all’Eufrate, in Africa, in Arabia e perfino nell’India.

Victor Hagen, Le grandi strade di Roma nel mondo, 1978

 

I lati delle vie, spesso costeggiati da marciapiedi lastricati, sono costellati di miliari, gigantesche pietre con inciso un grande numero e il nome del magistrato in carica o dell’imperatore. Il “numerus” riportava la distanza tra il suo inizio e la sua destinazione. L’unità di misura era in passi: il “milia passuum”. Con Augusto le distanze vennero ricalcolate a partire dal Foro: il “miliarium aureum” indica l’inizio di tutto il sistema viario e allo stesso tempo la fine (se si parte dalle estremità opposte) ed ecco perché esiste il celebre detto che “tutte le strade portano a Roma”. Le strade si sviluppano a ragnatela e si moltiplicano, scindendosi in strade minori, affrontando – di volta in volta – gli ostacoli naturali incontrati:

 

Le diciannove strade originali si svilupparono ramificandosi, crescendo e moltiplicandosi nello spazio e nel tempo finché sotto il regno di Domiziano Roma non si trovò ad amministrarne ben trecentosettantadue. Gli ingegneri romani non cercavano di aggirare gli ostacoli naturali del terreno; li affrontavano qualche volta addirittura violentandoli. Se incontravano un fiume lo scavalcavano con un ponte; se trovavano sul loro cammino una palude trasformavano la strada in un terrapieno.

Victor Hagen, Le grandi strade di Roma nel mondo, 1978

I resti di un’arcata del ponte romano di Châtillon (lat. Castelium Augustensium Praetorianorum), in Valle d’Aosta, sopra il torrente Marmore, su cui è stato eretto l’attuale ponte

La rete è l’espressione della lungimiranza dei Romani. Nel passato queste vie furono oggetto di ammirazione data la difficoltà della loro costruzione: si trattava di un’ opera monumentale, quasi impossibile per le forze umane. Alcune vie consolari rappresentano il tracciato di vie di pellegrinaggio: la via Francigena, ad esempio, interseca un buon tratto di Cassia bis. Furono tuttavia gli Etruschi i primi costruttori di strade sul suolo italico: la via Clodia, la Cassia e l’Aurelia ricalcano precedenti percorsi etruschi. Mentre questi si limitavano a usare il tufo, i romani si dedicarono all’utilizzo della più resistente selce per realizzare il cosiddetto basolato romano.

Tabula Peutingeriana

La strada romana poteva essere di varie tipologie: “via”, “actus”, “semita”, “callis”, “trames”, “diverticulum”, “bivi”, “trivi” e “quadrivi”. Nella “via” transitavano i carri e potevano addirittura passare contemporaneamente in senso opposto (carreggiata). L‘”actus” era esclusivamente per il transito pedonale o a cavallo: la sua larghezza corrispondeva a un solo senso di marcia della via, quindi metà carreggiata. Nell'”iter” si poteva andare senza animali: solo a piedi o in lettiga (lettino mobile in legno trasportato da uomini). Ancora più piccola era la “semita”, circa metà “iter”. La “trames” era la traversa delle vie e gli incroci di strade erano chiamati “bivi”, “trivi” e “quadrivi”. Il “callis” era una piccola strada per monti e il “diverticulum” un itinerario secondario che conduceva ad una località minore, una diramazione della strada consolare. Vanno sommate ai 100mila chilometri di strade lastricate in periodo di espansione tante altre strade secondarie non lastricate per un totale di circa 200mila chilometri. Sono considerate strade consolari secondarie la Via Anagnina (da Roma ad Anagni), la Via Laurentina (da Roma a Tor San Lorenzo), la Via Tuscolana (da Roma a Frascati), la Via Trionfale (da Roma a Formello) e la Via Cornelia (da Roma a Cerveteri).

Ai giorni d’oggi, purtroppo, le vie consolari non costituiscono né un Itinerario europeo (come nel caso della via Francigena) né un patrimonio UNESCO, come il Cammino di Santiago. Questo comporta l’assenza di alloggi e di segnaletiche per varianti non stradali dedicate a camminanti: si suggerisce di conseguenza di percorre questi itinerari con un mezzo a due o più ruote. Si può inoltre ricorrere alla linee ferroviarie, alle autolinee Cotral e ai trasporti pubblici dentro le varie città. Nonostante la scarsa attenzione culturale postavi, queste trafficate vie sono dense di bellezza naturalistica (basti pensare alla semplicità dell’agro romano, ai Castelli, alle vie che costeggiano Bracciano e la Manziana) e  soprattutto di patrimoni storico-artistici.

Parco Regionale dell’Appia Antica

Fonte di ricchezza storica, artistica, archeologia e naturalistica, queste vie ospitano chiese, castelli, musei, parchi e riserve naturali. Ancora oggi sono arterie, vie di traffico interno ed extraurbano piene di tesori culturali: nessuna risulta mai essere franata. Anche il contesto paesaggistico merita, ancor di più se goduto insieme a esperienze enogastronomiche e artigianali tipiche delle varie località. Queste vie sono un invito allo “slow tourism”, al “viaggiare lento”, al porre attenzione alle piccole cose. Sono state per lungo tempo il collegamento più diretto tra Roma e le altre città: solo nel ventesimo secolo le autostrade proposero, per la prima volta, un percorso alternativo ad esse lasciandole così ad uso di chi aveva necessità di spostamenti più brevi. Arte e natura si uniscono in un’armonia sublime: la solitudine dell’agro romano, i lunghi scheletri di acquedotti immersi nel verde, il senso di antico splendore, le grandi superfici incolte, i casolari sparsi, le grandi querce, i borghi circondati da paesaggi naturali riempiono gli occhi di chi vi passa.

 

 

Nota: si ringraziano Civita, Touring Editore, la Camera di Commercio di Roma e la provincia per la realizzazione di una guida sulle vie consolari da cui si è qui preso spunto.

Ginevra Latini

Dottoranda in Italianistica, si è specializzata in letteratura contemporanea e filosofia moderna alla Sapienza. Ha curato delle pubblicazioni su Ovidio. Studia pianoforte, si appassiona di filosofia, musica, arte, itinerari a piedi ed è attiva nel panorama editoriale.