ArtePrimo PianoLe sepolture e i diversi rituali funerari delle necropoli di Grotte di Castro

Alice Massarenti3 Settembre 2021
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Durante l’Età del Bronzo, il bacino del lago di Bolsena – a differenza delle zone circostanti – risulta poco frequentato: nonostante le risorse naturali non è stato individuato alcun insediamento di lunga durata almeno fino alla fine dell’VIII secolo a.C. Subito al di fuori del bacino lacustre si trova l’insediamento di Civita di Grotte di Castro, la cui posizione fu probabilmente scelta al fine di controllare l’importante percorso che collegava il distretto vulcente a quelli orvietano e chiusino. Di questo sito sono rimaste le necropoli: tra queste Vigna della Piazza, Casali Centocamere e Pianezze si trovano sulla direttrice che conduce al lago e furono frequentate a lungo. La necropoli di Pianezze, la più lontana dal centro abitato, mostra strutture funerarie più standardizzate ed evolute, mentre la sepoltura più antica è stata rinvenuta nella necropoli di Vigna della Piazza, poco a nord dell’altura di Civita.

Grotte di Castro, necropoli di Vigna della Piazza, tomba VLP 47 quater

La tomba 1/1978 fu rinvenuta all’altezza di Vigna della Piazza, a 1,30 metri dal piano di campagna, sotto un accumulo di scaglie di tufo di circa un metro d’altezza, inquadrabile tra la fine dell’VIII e gli inizi del VII secolo a.C., in accordo con il dato cronologico offerto dai frammenti ceramici raccolti sulla Civita, che indicavano l’inizio dell’occupazione stabile del pianoro agli ultimi decenni dell’VIII secolo a.C. Il defunto era stato deposto con il corredo, tipicamente femminile: la fibula a navicella e la fusaiola presso la testa, le ceramiche, un vaso biconico con alto collo troncoconico e alto piede a tromba, una tazza biansata con corpo lenticolare, base piana e coppia di bugne coniche contrapposte sulla spalla tra solcature semicircolari, una tazza biansata con vasca troncoconica, alto orlo verticale e piede distinto, disposte presso gli arti inferiori. Le altre sepolture presentano una forte caratterizzazione delle tombe, sia maschili (con la deposizione di numerose armi di ferro, quali lance, giavellotti e corte spade), che femminili (con la presenza di fusaiole d’impasto e pesi da telaio).

Nel corso del VII secolo a.C. si notano alcune modifiche nell’architettura funeraria delle necropoli di Civita di Grotte di Castro: compaiono sepolture a inumazione, raccolte in tombe familiari scavate nel tufo e articolate in più camere funerarie. Le tombe a camera più antiche, invece, provengono dalla necropoli di Casali Centocamere e sono scavate su quattro ordini nel fianco occidentale della collina che guarda il pianoro di Civita; le deposizioni si trovano in fosse scavate sul piano di calpestio o su un piano rialzato, a volte sagomate, chiuse da grosse tegole d’impasto o da lastre di tufo.

Grotte di Castro, necropoli di Centocamere, pianta e sezioni della tomba CC 2: A) primo ambiente; B) secondo ambiente; C) terzo ambiente; D) camera con corredo (immagine da Enrico Pellegrini et alii, 2011)

L’interno della tomba CC 2, realizzata intorno alla metà del VII secolo a.C., è articolato in tre ambienti, tutti con il soffitto displuviato. Il primo ambiente è il più ampio ed è disposto trasversalmente all’ingresso, mentre gli altri sono disposti in modo longitudinale. I lati corti, destinati alle deposizioni, rivelano a sinistra una fossa ricavata direttamente sul pavimento, circondata da uno zoccolo risparmiato di tufo, e sulla destra una fossa ricavata su un’alta banchina di 65 centimetri. La seconda camera mostra lungo tutto il perimetro una banchina alta 50 centimetri. Nel terzo ambiente è presente solo sul lato di fronte all’ingresso la banchina con fossa di deposizione, mentre una seconda fossa è ricavata direttamente sul piano a sinistra. Ai lati del breve dromos di accesso alla tomba, si aprono due piccoli ambienti a pianta quadrangolare rinvenuti con il soffitto franato, con un’unica banchina per la deposizione sulla parete di fronte all’ingresso: in uno di questi era presente un corredo integro, riferibile a un individuo femminile.

Grotte di Castro, necropoli di Centocamere, pianta e sezioni della t. CC 1. Immagine da Enrico Pellegrini et alii, 2011

La vicina tomba CC 1 presenta sette ambienti e diciannove fosse; inoltre, ha restituito un corredo pertinente a una bambina (per via di un aryballos corinzio), tre fusaiole d’impasto bruno, un’armilla di bronzo a capi sovrapposti, una fibula a staffa lunga e un anello in bronzo a capi aperti, rinvenuto in una piccola fossa rettangolare ricavata al centro della camera.

A Vigna della Piazza è stato effettuato anche un interessante ritrovamento: all’interno di una fossa di 2,20 metri di lunghezza e 60-63 centimetri di larghezza era conservato un sarcofago monolitico in tufo, con coperchio lavorato a quattro falde e internamente incavato, ricavato da un unico blocco di tufo, di circa 2,30 metri di lunghezza, 60 centimetri di larghezza e circa 35 centimetri di altezza.

Grotte di Castro, necropoli di Vigna della Piazza, tomba VLP 2/1989 : sepoltura in sarcofago con coperchio di tufo, parte del corredo deposto all’interno del sarcofago (n. 2-6) e sul coperchio (n. 1)

Sopra il coperchio si trovavano sei vasi, mentre all’interno – insieme a un probabile spiedo e un pugnale con impugnatura a stami di ferro – erano presenti altri quattro vasi; i pugnali e le spade corte, tipi caratteristici dell’area medio-adriatica e tiberina non frequenti in Etruria meridionale interna, sono prova degli stretti legami con l’area sabina. Il tipo di sepoltura e il rituale funerario della deposizione, con vasellame anche all’esterno del sarcofago, sono simili alle sepolture della vicina necropoli di Bisenzio; inoltre, le forme vascolari come il calice su piede e lo skyphos permettono di datare la sepoltura tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C., epoca di stretti collegamenti con la sponda nord-occidentale del lago.

Alice Massarenti

Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.