ArtePrimo PianoLe quattro Basiliche papali di Roma: San Pietro in Vaticano

Martina Scavone Martina Scavone6 Novembre 2019
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La basilica di San Pietro in Vaticano, ufficialmente denominata Papale Arcibasilica Maggiore di San Pietro in Vaticano, è la più grande delle quattro basiliche papali di Roma e si affaccia sull’omonima piazza progettata da Gian Lorenzo Bernini (1656-67), capolavoro d’architettura scenografica che si presenta come un’immensa ellisse di 240 metri di lunghezza su cui, nel fondo, al di là di un grandioso sagrato trapezoidale, prospetta la facciata della Basilica dominata dalla cupola michelangiolesca. La trabeazione, che poggia su una quadruplice fila di colonne tuscaniche (trattasi in tutto di 284 colonne e 88 pilastri), è coronata da 140 statue di Santi e da grandi stemmi di Alessandro VII. Al centro della piazza, tra due grandiose fontane (quella a destra eretta nel 1613 da Carlo Maderno per volere di Paolo V; l’altra ivi collocata nel 1677 da Carlo Fontana), si leva l’Obelisco Vaticano, sulla cui cima è racchiusa una reliquia della Santa Croce. Sistemato nella posizione attuale da Domenico Fontana per volere di Sisto V, l’Obelisco proviene da Alessandria d’Egitto, dove fungeva da decorazione per il “forum Iulii”.

Piazza San Pietro in Vaticano, Bernini, 1656-67, Città del Vaticano

La prima Basilica, iniziata intorno al 320 per volere di Costantino nel luogo in cui si trovava la tomba dell’apostolo Pietro (presso il Circo Neroniano, nel quale fu martirizzato nel 64-67), fu consacrata da papa Silvestro I nel 326 e completata nel 349; di grandezza paragonabile all’attuale, era a cinque navate divise da colonne. Continuamente arricchita nei secoli successivi, dopo più di mille anni di vita minacciava di crollare, dunque papa Niccolò V, su parere di Leon Battista Alberti, ordinò il rifacimento e l’ampliamento di tutta la zona absidale, affidandone il progetto a Bernardo Rossellino (1452); morto il pontefice nel 1455, i lavori furono sospesi per quasi mezzo secolo, salvo una breve ripresa sotto Paolo II. A commissionare la ricostruzione totale della Basilica fu Giulio II, il quale pensava anche di racchiudervi il proprio mausoleo: ne incaricò Donato Bramante, che cominciò col demolire per oltre metà l’antica chiesa senza alcun riguardo per le preesistenze, attirandosi così il nomignolo di “Mastro Ruinante”. I lavori per la nuova Basilica vennero iniziati il 18 aprile 1506. Il progetto bramantesco prevedeva un’impostazione “a croce greca” ed era ispirato all’idea di “innalzare il Pantheon sulla Basilica di Costantino”, ma sia papa Della Rovere che l’architetto morirono agli inizi dell’opera di rifacimento e Raffaello, chiamato da Leone X a dirigere i lavori in collaborazione con fra’ Giocondo da Verona ed il quasi settantenne Giuliano da Sangallo, ideò invece un maestoso progetto a croce latina. Tuttavia, anche tale progetto rimase sulla carta, poiché tutti e tre gli architetti morirono nel breve giro di sei anni. Dopo Raffaello, tornò alla croce greca Baldassarre Peruzzi, di nuovo alla latina Antonio da Sangallo il Giovane (assistente sin dal 1505 di Bramante) e dal 1546 ancora alla greca Michelangelo, che, pur rifacendosi alla concezione di Bramante, ne modificò il progetto, optando per un edificio più semplice ma al contempo più grandioso e slanciato, sebbene di dimensioni minori, coperto da una cupola completamente nuova che doveva costituire l’elemento dominante dell’insieme. Sebbene alla sua morte, avvenuta nel 1564, la costruzione della cupola fosse arrivata solo al tamburo, Michelangelo portò molto avanti i lavori che, in seguito alla sua dipartita, vennero seguiti prima dal Vignola e da Pirro Ligorio, poi, specialmente nella zona della cupola, da Giacomo della Porta (1572) e Domenico Fontana (1585). Fu papa Paolo V, eletto nel 1605, a decidere di affrontare la definitiva demolizione di quanto restava dell’antico tempio e di accelerare il completamento del nuovo. Sia per ragioni liturgiche che per coprire lo spazio già occupato dalla prima basilica, si rinunciò alla pianta a croce greca e si tornò all’idea della croce latina. Il 7 marzo 1607 fu benedetta la prima pietra di ricostruzione, nel settembre dello stesso anno il Papa approvò il modello di Carlo Maderno, il quale aggiunse tre cappelle per lato, portando in avanti le navate fino alla facciata attuale, che terminò nel 1614.

Basilica di San Pietro in Vaticano, interno

Il 18 novembre 1626 Urbano VIII celebrò la consacrazione del nuovo tempio, nel 1300º anniversario della prima. Bernini, successo al Maderno nel 1629, voleva completare il fronte con l’aggiunta di due campanili laterali, idea che era stata prima del Maderno, ma l’unico realizzato (nel 1641) fu demolito cinque anni dopo per le lesioni comparse nei muri sottostanti. Da tale storia si può facilmente evincere la ragione nonché l’origine dell’espressione “fabbrica di San Pietro”, usata nel gergo comune per riferirsi ad un lavoro perennemente in cantiere.

Gian Lorenzo Bernini, Baldacchino e Cattedra di San Pietro sullo sfondo, Basilica di San Pietro, Città del Vaticano

Tra le opere più celebri conservate nel monumentale interno della Basilica, si citi in primo luogo il Baldacchino bronzeo di Gian Lorenzo Bernini, iniziato prima del 1624 e inaugurato il 28 giugno 1633 da Urbano VIII. L’opera si inserisce armonicamente nel grandioso spazio michelangiolesco, ricorrendo non ad una composizione architettonica lineare ma affidandosi bensì ad un ampio movimento plastico sottolineato dall’uso “pittorico” del materiale, che lascia lo sguardo libero di spaziare verso il fondo dell’abside, dove troneggia scenograficamente la Cattedra di San Pietro. Eseguita ancora una volta dal Bernini (1656-65), la si può annoverare fra i massimi capolavori del Barocco, nella quale l’artista esprime in tutte le sue sfumature l’idea di riunire in una sola opera pittura, scultura e architettura. La grande struttura in bronzo dorato – alta sette metri e circondata da statue bronzee raffiguranti i Dottori della Chiesa greca e latina – racchiude l’antica Cattedra, ovvero un trono di legno vescovile appartenuto, secondo la tradizione, all’apostolo Pietro in qualità di primo vescovo e papa di Roma. Le alte colonne tortili del Baldacchino ripetono la forma di quelle dell’antico ciborio; in alto, agli angoli, quattro angeli reggono dei festoni, mentre quattro volute si congiungono alla sommità sostenendo un globo dorato con la croce.

Michelangelo, Pietà, 1598-99, Basilica di San Pietro, Città del Vaticano

Nella prima cappella della navata destra, invece, l’attenzione è concentrata sul celebre gruppo scultoreo della Pietà, capolavoro di un Michelangelo ventitreenne, che la eseguì nel 1498-99 per il cardinale francese Jean de Bilhères de Lagraulas, legato di Carlo VIII presso Alessandro VI. Trattasi della sola opera che rechi la firma per esteso dell’artista, leggibile sulla fascia che attraversa il petto della Madonna. Ad oggi, la celeberrima scultura in marmo è protetta da una speciale parete di cristallo antiproiettile, una naturale conseguenza dell’assalto vandalico subito dall’opera il 21 maggio 1972.

Tra i monumenti di pontefici più importanti, si citino quelli dedicati a Urbano VIII (Gian Lorenzo Bernini, 1627-47) e a Paolo III (Guglielmo della Porta, 1551-75), entrambi collocati sul fondo della Basilica.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.