ArtePrimo PianoLe quattro Basiliche papali di Roma: San Paolo fuori le mura

Martina Scavone Martina Scavone17 Novembre 2019
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Costruita nel punto esatto in cui, secondo la leggenda, fu sepolto il Santo, quella di San Paolo fuori le mura è la Basilica patriarcale più ampia di Roma dopo San Pietro. La storia di tale luogo di culto cristiano iniziò con la fine delle persecuzioni e la promulgazione degli editti di tolleranza verso il cristianesimo, ovvero al principio del IV secolo, quando l’Imperatore Costantino fece eseguire degli scavi sui luoghi della cella memoriae, dove i Cristiani veneravano la memoria dell’Apostolo San Paolo, decapitato tra il 65 ed il 67, sotto l’imperatore Nerone. È su questa tomba, situata sulla via Ostiense, a circa 2 Km fuori le Mura Aureliane che cingono Roma, che Costantino fece innalzare una Basilica, consacrata da papa Silvestro I nel 324. Ricostruita da Valentiniano II, Teodosio e Arcadio nelle dimensioni attuali, venne riconsacrata da Siricio nel 390 e terminata nel 395 sotto l’Imperatore Onorio, come riporta l’iscrizione sull’Arco trionfale. Dal secolo VIII divenne un piccolo stato monastico-feudale, con un borgo addossato all’Abbazia che, fortificato da Giovanni VIII, prese il nome di Giovannopoli e venne abitato fino al terremoto del 1348, quando si verificò il crollo del campanile. La chiesa si arricchì progressivamente di opere d’arte e di aggiunte da parte dei Papi: alla fine del IX secolo venne innalzata l’imponente cinta di fortificazioni per contrastare le invasioni, nel XIII secolo vi lavorarono i Vassalletto, Pietro Cavallini e Arnolfo di Cambio, mentre al XV secolo risalgono gli interventi di Benozzo Gozzoli e Antoniazzo Romano. Al tempo di Sisto V vennero rifatti i soffitti lignei delle navate e demolito il presbiterio, mentre nel XVII secolo Onorio Longhi e Carlo Maderno si adoperarono in nuove decorazioni, seguite da un ulteriore restauro della chiesa sotto Benedetto XIII (pontefice dal 1724 al 1730).

Tuttavia, la notte del 15 luglio 1823 divampò un incendio che distrusse questo testimone unico di epoche paleocristiane, bizantine, del Rinascimento e del Barocco. In seguito a tale infausto evento, si decise di ricostruire la Basilica in modo identico, riutilizzando gli elementi risparmiati dal fuoco, ovvero il transetto, l’arco santo e parte dell’antica facciata (poi demolita). Infatti venne nominata per volere di Leone XII una commissione che, scartato il progetto di Giuseppe Valadier, decise di riedificarla seguendo le dimensioni e la pianta del tempio precedente; nel 1840 Gregorio XVI consacrò il transetto e nel 1854 Pio IX l’intera fabbrica. Autore del piano definitivo fu Pasquale Belli (1825-33), coadiuvato da Pietro Bosio, Pietro Camporese il Giovane e Andrea Alippi.

Osservando la Basilica dall’esterno, si nota come la facciata sia preceduta da un quadriportico, formato da dieci colonne monolitiche di granito rosa di Baveno alte dieci metri e, negli altri lati, da colonne di granito bianco di Montòrfano (in tutto se ne contano centocinquanta); nel mezzo si erge solenne la statua di San Paolo, realizzata in marmo di Carrara da Giuseppe Obici (1807-1878). La parte superiore della facciata, invece, è decorata da un mosaico raffigurante Cristo benedicente tra i Santi Pietro e Paolo, Agnus Dei e quattro profeti, su disegno di Filippo Agricola e Nicola Consoni (1854-74).

Basilica di San Paolo fuori le mura, interno

Per quanto riguarda l’interno, la Basilica di San Paolo fuori le Mura presenta una pianta a croce latina. L’aula è divisa in cinque navate separate da quattro file di venti colonne monolitiche di granito di Montòrfano; le navate sono prive di cappelle laterali, presenti invece ai lati dell’abside. Il rivestimento delle pareti, come quello del pavimento, è in marmi policromi che compongono motivi geometrici. Entrando nella Basilica, non si può non notare immediatamente la lunga serie di medaglioni raffiguranti l’effigie di tutti i papi della storia, da San Pietro fino a papa Francesco: iniziata sotto il pontificato di Leone Magno (V secolo), tale serie è legata ad una delle profezie più celebri in merito al futuro destino della Chiesa Cattolica, concepita da un monaco irlandese di nome Malachia O’Morgair il quale elaborò centododici motti, alcuni dei quali trovano una suggestiva corrispondenza con le vicende dei successori di San Pietro. Sopra ai medaglioni musivi, nella parte alta della navata centrale e del transetto, sono presenti trentasei affreschi ad opera di vari artisti, i quali immortalano episodi della vita di San Paolo: voluti da Pio IX, furono terminati soltanto nel 1860.

Basilica di San Paolo fuori le mura, Mosaico absidale

In fondo alla navata mediana è il maestoso Arco di trionfo, detto di Galla Placidia per erronea interpretazione del distico che si legge sull’orlo dell’arcata; la decorazione musiva, trasportata dall’arco originario del tempo di San Leone Magno, è stata più volte restaurata e raffigura nel mezzo il Cristo benedicente tra due angeli adoranti, i simboli degli evangelisti e i ventiquattro Seniori dell’Apocalisse. Al di sopra dell’altare maggiore, il celebre Ciborio – eretto nel 1284 per volere dell’abate Bartolomeo da Arnolfo di Cambio, probabilmente in collaborazione con Pietro Cavallini – è una splendida testimonianza di arte gotica: in marmo, è costituito da un’edicola sorretta da quattro colonne corinzie in porfido rosso (sostituite nei restauri ottocenteschi) che presenta alla base, in corrispondenza dei lati, quattro cuspidi che si aprono verso l’interno con degli archi a sesto acuto.

Basilica di San Paolo fuori le mura, Ciborio di Arnolfo di Cambio (1284)

Alla destra dell’altare, invece, è posizionato il Candelabro per il cero pasquale di Nicolò d’Angelo e Pietro Vassalletto, realizzato nell’anno 1170 e raffigurante scene della vita di Gesù (Passione e Resurrezione) alternate a motivi floreali. L’abside è dominata dal grande mosaico del tempo di Onorio III (1216-1227) realizzato con l’ausilio di artigiani che avevano preso parte all’esecuzione dei mosaici di San Marco a Venezia. Alle due testate del transetto vi sono poi due altari gemelli, entrambi dedicati alla Madonna e realizzati in stile neoclassico con la malachite donata dallo zar di Russia Nicola I.

N. D’Angelo e Pietro Vassalletto, Candelabro per il cero pasquale, 1170, Roma, Basilica di San Paolo fuori le mura

Dall’interno della Basilica si accede infine al Chiostro, in parte ad opera dei Vassalletto, iniziato nel XII secolo e terminato prima del 1214.

Oltre alla Basilica Papale, l’insieme comprende un’Abbazia benedettina molto antica, edificata presso la Tomba dell’Apostolo da papa Gregorio II (715-731) e restaurata da Odon de Cluny nel 936, attiva sotto la direzione del suo abate. Infatti, sebbene l’Abbazia territoriale fosse stata soppressa nel marzo del 2005, il 31 maggio dello stesso anno papa Benedetto XVI stabilì che anche per San Paolo, come per le altre Basiliche papali di Roma, fosse nominato dal papa un arciprete. Ad oggi, i Monaci Benedettini dell’Abbazia favoriscono il ministero della Riconciliazione (o della Penitenza) in quanto penitenzieri apostolici minori e la promozione di avvenimenti ecumenici.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.