ArtePrimo PianoLe quattro Basiliche papali di Roma: San Giovanni in Laterano

Martina Scavone Martina Scavone26 Ottobre 2019
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Meglio nota come “San Giovanni in Laterano”, l’Arcibasilica papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista è la prima delle quattro Basiliche papali maggiori, nonché la più antica e importante d’Occidente. In qualità di rappresentazione materiale della Santa Sede, al suo interno si trova la Cattedra di San Pietro, ovvero il trono sul quale siede il Papa in quanto monarca dello Stato della Città del Vaticano (da cui l’ulteriore appellativo di “Cattedrale di Roma”). La Basilica, che sorge in prossimità del monte Celio, fa parte del cosiddetto “complesso Lateranense” il quale comprende, oltre ad essa, il Battistero, la Scala Santa e l’ivi conservato Sancta Sanctorum, il Triclinio Leoniano, l’Ospedale del Salvatore, il Palazzo Lateranense e la Loggia delle Benedizioni.

Domenico Fontana, Loggia delle Benedizioni, 1586. Roma, Piazza di San Giovanni in Laterano

La storia della sua costruzione è a dir poco complessa ed articolata, pertanto tenteremo di ricostruirla evidenziandone le fasi più salienti e determinanti.

La Basilica sorse nel IV secolo nella zona allora nota come Horti Laterani, un antico possedimento fondiario della nobile famiglia dei Laterani, confiscato ed entrato a far parte delle proprietà imperiali al tempo di Nerone (37-68 d.C.). Successivamente (201 d.C. ca.) parte dei terreni in questione venne utilizzata da Settimio Severo (145-211 d.C.) per edificarvi un grande complesso militare. Tuttavia, ci fu un terzo passaggio di consegne: infatti grazie al matrimonio con Fausta, figlia dell’ex-imperatore Massimiano e sorella dell’usurpatore Massenzio (la quale aveva lì la sua domus), nel 307 la zona dei laterani confluì nelle mani dell’imperatore Costantino (280-337 d.C.), artefice della costruzione della Basilica dopo la sua conversione al Cristianesimo.

La Basilica venne consacrata nel 324 (o 318) d.C. da Papa Silvestro I e dedicata al Santissimo Salvatore. Senonché, nel IX secolo, Sergio III la dedicò altresì a San Giovanni Battista, e nel XII secolo Lucio II aggiunse nella denominazione anche San Giovanni Evangelista. La primitiva Basilica Costantiniana era molto simile, in pianta, all’attuale, anch’essa era composta da cinque navate, tanto che i muri perimetrali coincidono più o meno con gli attuali. Nell’alto Medioevo la Cattedrale era un prezioso scrigno di opere d’arte; già l’imperatore Costantino la arricchì con un meraviglioso ciborio per l’altare maggiore.

Tuttavia, dopo i primi splendori del IV secolo, seguirono una serie di vicende che segnarono nel bene e nel male per oltre un millennio, fino ai nostri giorni, la complessa storia dell’Arcibasilica lateranense. Ci si riferisce, in primis, al Sacco visigoto di Alarico (410), durante il quale la Cattedrale venne spogliata del prezioso baldacchino Costantiniano, subito sostituito da Sisto III. Nel 455 anche i vandali di Genserico depredarono la Chiesa di tutti i suoi tesori, devastazione a cui tentò di porre rimedio Papa Ilario (461-468), facendo costruire tre oratori intorno al Battistero.

Nel XIV secolo si verificò l’avvenimento principale e più determinante per la storia della Basilica lateranense: lo spostamento del potere papale da Roma ad Avignone, che comportò di conseguenza il completo abbandono del Laterano. Da quel periodo in poi, tutti i restauri furono rivolti esclusivamente alla cura della Basilica e del Battistero: dapprima ad opera di Martino V (1369-1431), che dal 1426 al 1431 commissionò a Gentile da Fabriano e a Pisanello il rifacimento del pavimento ed un ammiratissimo seppure incompleto ciclo di affreschi oggi scomparso, e poi sotto Eugenio IV (1383-1447), il quale fece rivestire di mattoni le colonne pericolanti della navata.

Obelisco lateranense, Roma, Piazza San Giovanni in Laterano

Sul finire del XVI secolo fu Papa Sisto V (1521-1590) a intervenire, affidando al suo architetto favorito – Domenico Fontana – la costruzione del Palazzo Apostolico Lateranense (oggi sede del Vicariato di Roma) e della Loggia delle Benedizioni, di fronte alla quale venne ricollocato l’antico obelisco originariamente posto sulla spina del Circo Massimo. Inoltre, un ulteriore intervento fu attuato in vista del Giubileo del 1600 per volere di Clemente VIII (1536-1605), il quale commissionò a Giacomo della Porta il rinnovamento del transetto e dell’altare del Santissimo Sacramento.

Lorenzo Ottoni, San Giuda Taddeo, San Giovanni in Laterano

Il totale riassetto della Basilica risale al 1650, quando Francesco Borromini (1599-1667) ricostruì la navata centrale e quelle laterali. Tale intervento fu voluto da Papa Innocenzo X (1574-1655) e terminato nel 1660 sotto il papato di Alessandro VII (1599-1667). Ad oggi, la Basilica si presenta esternamente con la solenne e grandiosa facciata progettata da Alessandro Galilei (1732-35), la quale introduce i visitatori nell’altrettanto maestoso interno, lungo 130 metri e diviso in cinque navate. Il pavimento, di tipo cosmatesco, presenta il motivo della colonna gentilizia di Martino V. Contro i pilastri della navata spiccano dodici edicole, su disegno di Borromini, con colonne color verde antico e timpano fregiato dalla colomba pamphilia, dentro le quali furono collocate prima del 1718 colossali statue di Apostoli; al di sopra delle edicole, scene del Vecchio (sinistra) e del Nuovo Testamento (destra), altorilievi in stucco (1650) disegnati da Alessandro Algardi ed eseguiti in parte dallo stesso, in parte da Ercole e Antonio Raggi e Giovanni Francesco Rossi. Più in alto, entro cornici ovali, campeggiano dei Profeti, mentre in fondo alla navata, sotto il grande arco, è presente un pregevole tabernacolo ogivale di tarda derivazione da Arnolfo di Cambio, eretto da Giovanni Di Stefano per Urbano V nel 1367 e che è completato, nella parte superiore, da due custodie d’argento che racchiudono le reliquie delle teste degli apostoli Pietro e Paolo; sotto il tabernacolo è collocato l’altare papale. Lungo le navate, oltre ad aprirsi delle cappelle, sono stanziate statue, monumenti funebri e sepolcri. La navata intermedia destra ospita invece il presunto frammento di affresco di Giotto raffigurante Bonifacio VIII che proclama il Giubileo del 1300. Spostandoci nella zona dell’abside e del presbiterio, l’elemento di maggior pregio è senz’altro il mosaico della semicalotta eseguito da Jacopo Torriti nel 1291, trasportato in questa sede dalla vecchia abside e restaurato.

San Giovanni in Laterano, interno, zona absidale con mosaico di Jacopo Torriti

Dal fondo della navata sinistra si accede al Chiostro, capolavoro d’arte cosmatesca costruito tra il 1215 e il 1232 dai Vassalletto, come risulta dall’iscrizione sul fregio del portico di fronte. Arricchiscono il Chiostro elementi architettonici, sculture e ornati dall’antica Basilica, iscrizioni, lastre tombali, nonché materiale di scavo romano e paleocristiano. Infine, è possibile visitare il Museo della Basilica, che conserva il Tesoro della Cattedrale di Roma, costituito da un ricco complesso gli arredi liturgici costituitosi nel corso dei secoli.

Chiostro lateranense
Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.