Architettura, Design e ModaPrimo PianoLe origini del design: William Morris e il movimento “Arts and Crafts”

Greta Aldeghi Greta Aldeghi3 Febbraio 2020
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La progettazione è parte integrante dell’esistenza dell’uomo. Si può senz’altro dire che ha scolpito la nostra cultura materiale, influenzando la storia umana fin dalle origini. Tale disciplina ha trasformato la società, regalandoci invenzioni chiave come il mattone, l’aratro, l’automobile o il computer; allo stesso tempo ci ha permesso di costruire case, coltivare cibo, viaggiare attraverso il globo e di arricchire l’esistenza umana. Nonostante ciò, in un’epoca nella quale la parola “ Design ” è sulla bocca di tutti, il concetto di cosa realmente esso sia è tutt’oggi controverso. Non è chiaro se identificarlo come una metodologia progettuale, un intervento creativo, un’attività di problem solving o una strategia produttiva volta alla vendita di prodotti funzionali ed esteticamente accattivanti.

L’incerta definizione del concetto di Design, rende quindi difficile tracciarne la storia e persino indicarne la nascita, benché venga generalmente fatta risalire tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento con la prima Rivoluzione Industriale e la nascita della produzione meccanizzata, che mirava a soddisfare il binomio quantità e giusto prezzo a discapito del valore qualitativo del prodotto.

Al progresso industriale dell’epoca vittoriana si contrappone il pensiero e il lavoro di William Morris (24 marzo 1834 – 3 ottobre 1896), designer, poeta, romanziere, traduttore, attivo socialista e associato del movimento per la riforma delle arti applicate “Arts and Crafts” – reazione colta di intellettuali e artisti all’industrializzazione di fine Ottocento che considerava l’artigianato non solo come espressione del lavoro dell’uomo ma soprattutto come valore durevole nel tempo.

Dettaglio tratto da un biglietto per The Arts & Crafts Exhibition Society

Strenuo avversario della produzione in serie e del prodotto industriale, nel 1861 Morris fondò la sua società, Morris & Co, cercando di fondere non solo il design con l’arte, ma anche di rivitalizzare le antiche tradizioni artigianali, ormai gravemente minacciate dalla produzione meccanizzata e dalla galoppante industrializzazione. L’intento di Morris era anche quello di salvare i lavoratori dalla schiavitù salariale e dalla macchina, per ripristinare un senso di “gioia attraverso il lavoro”, aderendo così al pensiero di John Ruskin – scrittore, pittore, poeta e critico d’arte britannico – e dei Preraffaelliti.

Configurandosi come riformatore del mondo della progettazione e mettendo in luce la natura parassitaria della borghesia vittoria, volta a trarre profitto dalla misera fatica della classe operaia, Morris affida il compito di elevazione del popolo attraverso l’arte alla figura dell’artigiano. Egli affermava che la produzione industriale di lussi inutili, da lui definiti “merce schiava”, contribuiva a portare profitto solamente ai produttori, poiché la vendita di tali beni, qualitativamente scadenti ed a poco prezzo, non andava a beneficio né dei lavoratori né dei consumatori che acquistavano tali prodotti. Per questo propone un sistema di lavoro sulle orme del modello medievale, caratterizzato dalla semplicità della manodopera dell’uomo e da una società maggiormente coesa, in piena contrapposizione alla freddezza dell’industria. La produzione di tappeti, tessuti, mobili e carte da parati della Morris & Co, era quindi basata sul lavoro artigianale, limitando l’uso della macchina a mero ausilio per alleggerire le fatiche del lavoro e non per sostituire il lavoratore.

L’esperimento di Morris e dell’Arts and Crafts diede vita ad una produzione eclettica, ariosa e molto moderna se paragonata alla produzione del tempo, ma destinata a fallire: in una società ormai innegabilmente votata al mercato industriale e alla produzione standardizzata, i pezzi prodotti artigianalmente, nonostante l’indubbia superiorità qualitativa, avevano costi poco concorrenziali e limitati ad una clientela elitaria, caratterizzata da ampia disponibilità economica.

Nonostante ciò, le sue idee riformiste – il lusso subordinato all’utilità e alla semplicità, la moralità insita nella produzione di oggetti di qualità e l’impiego del design come mezzo democratico per conseguire un mutamento sociale – influirono in maniera decisiva sulle origini del Movimento Moderno, costituendo uno dei primi esempi di design moderno. Morris e il Movimento Arts and Crafts con le loro convinzioni hanno contribuito a rafforzare l’importanza del design all’interno della coscienza pubblica, portando il dibatto da una piccola cerchia di intellettuali ad un pubblico più ampio. Sebbene sia stato uno stile relativamente di breve durata, il Movimento Estetico è stato un importante trampolino di lancio sul percorso verso la riforma del design: essenzialmente un culto della bellezza, culturalmente aspirazionale e internazionale nella sua prospettiva, focalizzato in modo cruciale sull’aspetto estetico delle cose in relazione alla loro funzione pratica e al simbolismo sottostante.

Greta Aldeghi

Greta Aldeghi

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