ArtePrimo PianoTesori sardi: le necropoli megalitiche della Gallura

Alice Massarenti13 Maggio 2022
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Una delle più antiche manifestazioni di architettura funeraria megalitica in Sardegna è la necropoli neolitica di Li Muri, nel territorio di Arzachena (in provincia di Sassari), oggetto di scavo nella prima metà del secolo scorso. Si compone di una serie di tombe a cista litica, ricoperte in origine da un tumulo, anche se oggi è rimasta soltanto la base di pietre, contenute all’interno di un circolo a lastre verticali. L’aspetto del sito doveva consistere, in origine, in una serie di collinette tangenti l’un l’altra.

Ogni tomba era segnalata da “menhir” inseriti nel cerchio perimetrale del tumulo o nei pressi di esso; inoltre, erano presenti piccole ciste per le offerte, probabilmente predisposte in funzione di riti cultuali. Nello spazio delimitato fra i punti di tangenza di quattro tumuli erano sistemati due “menhir” aniconici e una cista, utili per i rituali almeno fino alla costruzione della tomba n. 2, ma in seguito inaccessibili. Le ciste potevano contenere uno o due individui in deposizione primaria, i cui corpi venivano ricoperti di ocra rossa. In Gallura si riscontrano anche sepolcri isolati come quello vicino di La Macciunitta, dove sono rimaste alcune lastre frammentarie all’esterno del tumulo, oltre a una cassetta per offerte e un monolito oblungo rovesciato fra le pietre della base della tomba.

Planimetria della necropoli di Li Muri (Arzachena)

Nel giornale dei lavori del 1939, Soldati descrive lo scavo della tomba n. 4, in cui erano presenti due livelli di deposizione separati da lastroni in pietra posti orizzontalmente. Non si può sapere se le deposizioni furono effettuate in momenti successivi, perché i materiali rinvenuti nei due livelli sono omogenei, e non si conosce neppure come venisse coperta la cista, in quanto tutte sono state rinvenute prive della lastra superiore. Quattro circoli sono raggruppati, mentre il quinto è isolato nella necropoli e segue un orientamento Est-Ovest. Un’altra differenza rispetto alle altre tombe è la struttura a camera: il vano di sepoltura si trova a circa 60 centimetri al di sotto del piano di calpestio e all’interno è foderato con diversi blocchi posti di taglio appena sbozzati, una pianta rettangolare in cui la parete di fondo è chiusa da un blocco unico e il lato Est è chiuso da una pietra mobile appoggiata superficialmente. Il tumulo si sviluppa poi su tre lati, lasciando il lato Est a disposizione di una futura apertura per un riutilizzo della tomba o ulteriori rituali.

Gli studiosi hanno ritenuto che il sepolcro a camera sia stato costruito dove già esisteva una sepoltura a cista, sia perché lo stesso tipo di lastre che formano le ciste si trova tra le pietre del tumulo, sia per il rinvenimento sparso all’esterno della tomba di numerosi vaghi di collana in steatite, della tipica forma a olivella. Non ci sono elementi certi per intuire quando sia stata costruita la seconda tomba, ma dal ritrovamento di una piccola ciotola in ceramica d’impasto con fondo piano e pareti rientranti, rinvenuta all’esterno dell’ingresso, si può supporre che il sepolcro fosse frequentato durante l’Età del Bronzo medio.

Tomba a cista con tumulo circolare presso La Macciunitta (Arzachena)

L’architettura funeraria gallurese trova interessanti similitudini con quella della Corsica, dove diverse tombe sono coperte da un tumulo di cui resta soltanto la base di pietre; inoltre, le aree in cui sono stati ritrovati i resti di monumenti megalitici fanno supporre l’esistenza di una cultura corso-gallurese.

Le necropoli di Tivolaggio e Vascolaggio, nella regione di Porto Vecchio, e i complessi funerari di Poghjaredda-Monte Rotondu e di Capu di Logu, nei pressi di Figari, presentano alcune caratteristiche simili alle tombe di Li Muri. In tutti i corredi funebri è stato rinvenuto il pomo sferoide in steatite, utile – insieme alla coppetta e ai vaghi di collana a olivella – a collocare l’utilizzo delle necropoli durante il Neolitico Medio e prima della cultura di Ozieri. L’architettura sacra tipica per quest’ultima cultura vede articolati esempi di “domus” monolitiche, accuratamente scavate e rifinite a martellina; le ceramiche sono decorate, mancano totalmente i vasi in pietra, i manufatti litici ritrovati nelle loro necropoli non trovano confronti con quelli di Li Muri.

La cultura di Ozieri era diffusa anche in Gallura, ma l’assenza nei circoli di Li Muri di materiali appartenenti ad essa lascia ipotizzare che si trattasse di due diverse culture: in quasi tutta la Gallura non sono presenti le tombe dei giganti, forse perché nella regione era più radicato il modello megalitico vista l’appartenenza, insieme alla Corsica, nel circuito europeo del megalitismo occidentale.

Alice Massarenti

Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.