ArtePrimo PianoLe deposizioni plurime nelle necropoli di Verucchio

Alice Massarenti Alice Massarenti4 Giugno 2021
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Negli ultimi anni i numerosi studi su tutti i contesti funerari verucchiesi hanno evidenziato come a Verucchio la presenza di sepolture plurime sia attestato in tutti i sepolcreti. Il sito di Verucchio, in provincia di Rimini, è situato sulla sommità di un colle dalle pareti scoscese, sul corso del Marecchia, a circa 15 chilometri dalla costa adriatica, ed è caratterizzato dal rituale dell’incinerazione con deposizione delle ossa in un’unica urna all’interno della struttura funeraria. Le analisi antropologiche hanno rilevato la presenza di due e, in pochi casi, anche di tre individui all’interno di una stessa sepoltura, secondo un uso testimoniato anche dalla tradizione omerica. L’urna cineraria rappresentava simbolicamente il defunto e veniva rivestita con abiti ricamati e addobbati con gioielli.

Reperto in vimini, proveniente dalla Tomba 35 della necropoli Lippi durante gli scavi del 2006

In totale sono state rinvenute 576 tombe a Verucchio, di cui 41 deposizioni plurime antropologicamente attestate: 39 bisome e 2 trisome. In aggiunta a queste esiste la tomba Lippi 81/2008, che ospita l’inumazione di una donna adulta con un bambino, cronologicamente più tarda, e 45 tombe con possibile presenza di due individui. Il corredo di queste sepolture comprende oggetti riferibili anche a individui di genere diverso. In 23 casi si registrano incongruenze tra il dato archeologico e quello antropologico in quanto, nonostante la presenza di due individui attestati dalle analisi antropologiche, solo uno di questi è stato confermato dai dati archeologici: questo risultato si può ottenere se i soggetti deposti appartengono al medesimo genere, oppure se uno di essi era un bambino o una persona di minore importanza.

È interessante notare come la presenza dei bambini in associazione a un adulto (per la maggior parte femminile) o a un giovane superi abbondantemente il 65% del totale. Una delle motivazioni potrebbe essere il vincolo familiare, come sembra suggerire la gestualità riscontrata nell’unica inumazione bisoma individuata, la tomba Lippi 81/2008, che contiene una donna che abbraccia un bambino.

Tomba 65/2008, particolare dello scheletro di uno dei cavalli rinvenuti nella necropoli Lippi durante la campagna di scavo del 2008

Il rituale della vestizione del cinerario è attestato in 32 cremazioni plurime. Si nota solo in un’occasione, la tomba Moroni 32/1969, la vestizione di due soggetti di genere diverso, tramite l’unione di elementi ornamentali di entrambi i sessi: 2 fibule a drago, tipiche del costume maschile, 5 fibule ad arco rivestito, una coppia di orecchini e una collana con distanziatori in ambra e il cinturone, tipicamente femminili, non deformate dal calore del fuoco. A fronte di una vestizione dominata da elementi femminili nella vestizione, si nota una panoplia completa da guerriero, composta da elmo, lancia e coltello, collocata presso il fianco orientale del biconico, in modo da indicare l’assenza di una gerarchia tra i generi.

Negli altri casi invece prevale solo uno dei due personaggi, indipendentemente dal sesso o dall’età: le tombe contenenti un maschio e una femmina possono presentare sia una vestizione maschile, che una femminile, così come le sepolture che contengono un adulto e un bambino, in quanto non sempre viene rappresentato tramite la vestizione il genere dell’adulto (anzi, più spesso l’enfasi è posta sul bambino). A volte, come nella tomba Lippi 143/1972, sono stati deposti oggetti di ornamento personale miniaturizzati.

Accumulo di oggetti metallici all’interno del cinerario della tomba Lippi 47/2006 (Poli et alii, 2018)

Anche se la pratica della deposizione plurima sembra essere diffusa in tutta l’antica comunità verucchiese, la diversa incidenza percentuale nelle varie necropoli si può spiegare con tradizioni rituali diverse tra i differenti gruppi gentilizi. Nelle fasi più antiche (Verucchio I e II, datate dalla prima metà del IX al primo trentennio del VII secolo a.C.) sono state rinvenute due sole tombe plurime localizzate nella necropoli Lippi. Dalla fase Verucchio III (che va dal secondo quarto del VII alla seconda metà del VI secolo a.C.) si nota un piccolo incremento, fino ad arrivare alla fase Verucchio IV (fine VI-IV secolo a.C.), che presenta la massima diffusione. Nella fase Verucchio V si assiste a un lieve decremento, anche se le attestazioni rimangono intorno al 37,9% del totale, andamento confermato anche dall’evoluzione cronologica di tale pratica all’interno delle singole necropoli. L’evoluzione del fenomeno delle deposizioni plurime sembra seguire quella dei ceti dominanti locali, con lo stratificarsi dei rapporti interpersonali che subiscono influssi provenienti dall’esterno e mostrano consuetudini rituali che superano i rapporti di parentela o di famiglia.

Cista ad anse mobili, alloggiata nella risega presso il lato SE del pozzetto della tomba Lippi 47/2006 (Poli et alii, 2018)

Nelle ultime due fasi cronologiche compaiono infatti le tombe a struttura complessa nel sepolcreto Lippi, dove la sistemazione di più individui in cinerari distinti all’interno della stessa struttura rende questo contesto funerario un caso del tutto eccezionale, trovando confronti in ambiti più lontani come le necropoli dell’Etruria tirrenica. Queste sono sepolture contestuali e contemporanee, talvolta con spazi comuni per oggetti che sottolineano la posizione sociale dei defunti: è presente un grande pozzetto unitario e un unico riempimento, e sembra anche che la cremazione sia avvenuta nello stesso momento, come dimostrano i resti della terra di rogo.

Alice Massarenti

Alice Massarenti

Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.