LetteraturaPrimo PianoL’assurda e strenua lotta uomo-natura

Avatar Monica Di Martino12 Settembre 2019
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A due giorni dalla Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio una riflessione giunge tempestiva: ma davvero questa evenienza ha un’incidenza così marcata da rendere necessaria un’iniziativa annuale che ne richiami l’attenzione? Ebbene sì, le notizie in merito, confermate dal rapporto dell’Oms, non sono sicuramente rassicuranti se pensiamo che la stima attesti intorno ai 40 secondi l’intervallo in cui, nel mondo, se ne verifica uno; specie tra i giovani. L’iniziativa nasce affinché tutti i Paesi mettano in atto le strategie efficaci per la prevenzione e, per quanto ci sia tanto sui cui lavorare, è confortante il risultato almeno rispetto ai progressi finora registrati. Non si vuole entrare nel merito dei perché – tanto è complessa la questione – né di ciò su cui sia più opportuno evitare o, al contrario, affrontare perché possa agire da deterrente, ma è certo che anche in ambito letterario si contemplino casi del genere.

Ernest Hemingway nacque a Oak Park (1899), in Illinois. Fin da piccolo, seguendo il padre nelle sue attività, entrò in contatto con la natura ancora selvaggia della frontiera americana che segnerà la sua opera, specie in merito al sentimento del dolore e della morte. Partecipò come volontario alla Grande Guerra e traspose quell’esperienza nel romanzo Addio alle armi, dove il tema della guerra si alterna a quello amoroso che però si risolve tragicamente; anche in Fiesta, romanzo di qualche anno precedente, il “lieto fine” non riuscirà a concretizzarsi. L’impegno letterario di Hemingway continuerà senza sosta, affiancando ai suoi lavori più creativi anche un saggio emblematico della sua riflessione etico-filosofica: Morte nel pomeriggio. Qui si riflette la contemplazione sui temi della lotta per la vita e della morte e ne si coniuga il rapporto. Ancora, negli anni Quaranta, con Per chi suona la campana si riaffaccia il destino tragico del rapporto tra i due protagonisti, ma il capolavoro che gli valse il Premio Nobel per la letteratura sarà Il vecchio e il mare, opera con cui rinnova i successi delle prime creazioni e che, attraverso lo scontro tra il pescatore Santiago e un pesce spada, rievoca il Moby Dick di Melville e il tema tra l’implacabile lottare dell’uomo e la forza e la libertà della natura: Santiago riuscirà ad uccidere la sua preda – riscatto di una lunga quanto infruttuosa attività di pesca – che, a sua volta, sarà divorata dagli squali nonostante egli lotti ostinatamente per allontanarli.

Quel che fuoriesce dalle pagine dello scrittore è proprio un nuovo tipo di eroe, un personaggio che pur sfiancato e annientato nella lotta, che sia nella corrida, nello scontro o nell’amore, risulti tuttavia essere vincente in virtù dello sforzo e dell’energia impiegate per opporvisi. Quel che emerge, ancora, è quella particolarità stilistica volta a rendere l’essenziale, la “cosa reale”, come affermerà egli stesso; a volte anche attraverso la pura e semplice registrazione dei fatti che non lascia alcuna possibilità di accesso all’interiorità dei personaggi, alle motivazioni psicologiche che sottendono alle loro azioni o parole, lasciando aperta solo la possibilità di congetture. È proprio quanto avviene anche nella realtà, in quelle circostanze che ci afferrano, lasciandoci atterriti e disarmati mentre contempliamo l’ignoto.

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Monica Di Martino

Laureata in Lettere e laureanda in Filosofia, insegna Italiano negli Istituti di Istruzione Secondaria. Interessata a tutto ciò che "illumina" la mente, ama dedicarsi a questa "curiosa attività" che è la scrittura. Approda al giornalismo dopo un periodo speso nell'editoria.