ArtePrimo PianoL’arte di Paul-Yves Poumay sbarca a Isernia, presso gli spazi della galleria Spazio Arte Petrecca

Redazione Redazione2 Maggio 2021
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Art for change, la personale d’arte contemporanea dell’artista belga Paul-Yves Poumay, ospitata nella galleria Spazio Arte Petrecca e patrocinata dal Comune di Isernia, si avvia ad aprire i battenti. L’inaugurazione – prevista per sabato 8 maggio, alle ore 18.30, presso le sale in Corso Marcelli 180 (a Isernia) – sarà arricchita dall’intervento delle curatrici della mostra e storiche dell’arte Martina Scavone e Carmen D’Antonino, del direttore artistico Gennaro Petrecca e dell’artista stesso.

La locandina dell’evento

Il primitivismo evocato dalle opere di Poumay, memore dell’Arte grezza, è la risposta dell’artista all’attuale crisi dell’essere umano, sempre più solo e confuso. Nelle sue opere, d’un tratto, cessiamo di essere moderni e all’avanguardia, e ci riscopriamo creature fragili e prive di certezze, non più convinti di conoscere la risposta a ogni quesito. Poumay usa l’arte come uno strumento per trasformare in meglio la società contemporanea, mettendone in risalto tanto gli aspetti peggiori quanto quelli migliori, attraverso l’uso di messaggi di distruzione e annichilimento, seguiti da altri di speranza e rinascita.

Paul-Yves Poumay, Smiling death

Le opere che compongono la prima sezione della mostra testimoniano le contraddizioni del vivere contemporaneo, l’immoralità, l’ostentazione di beni materiali, il distacco – tratto tipico della postmodernità – dal lato più profondo e spirituale dell’essere umano. Questi sentimenti trovano compiuta rappresentazione nelle sculture presenti in mostra, connotate da un’evidente e a tratti destabilizzante distorsione delle forme, che dà vita a una composizione d’insieme profondamente dinamica ed espressiva. In tutto questo contorcersi e articolarsi, esse si animano, prendono vita, si dispiegano verso lo spazio circostante, entrando in dialogo con esso e prendendo parte attiva in un processo la cui parola d’ordine è, come afferma lo stesso Poumay, «scomporre per poi ricostruire».

Paul-Yves Poumay, Broken woman

Ricostruzione è, infatti, il concetto alla base della seconda sezione della mostra, dove il precedente clima di perdizione e annichilimento si dilegua, cedendo il passo a un sentimento di rinascita. Qui l’artista rende omaggio a tutto ciò che di buono conserva la nostra società; protagonisti sono ora i giusti, gli uomini onesti, la brava gente che si adopera per offrire alle nuove generazioni un futuro migliore. La seconda parte dell’esposizione si configura, quindi, quale un invito al fruitore a comprendere quanto e fino a che punto l’arte possa contribuire nel veicolare messaggi – spesso dimenticati – di speranza, compassione e amore. Prevale un sentimento di giustizia e moralità, di cui l’arte è la naturale protagonista.

Paul-Yves Poumay, The running man

Come spiega la curatrice Martina Scavone, «il “fil rouge” che mette in relazione i lavori di Paul-Yves Poumay, spesso complessi e talvolta difficili da comprendere al primo approccio, è una dirompente astrazione, in grado di avvolgere i fruitori, guidandoli nel complesso mondo dell’artista, fatto di verità, intensità emotiva e contraddizione. Un mondo che rispecchia la realtà attuale, con i suoi eccessi, i suoi colori vibranti, la sua inesauribile ricchezza di significato». Nell’insieme, la produzione di Paul-Yves Poumay esposta in questa sede – prosegue la dottoressa Scavone – mostra «una totale assenza di artifici accademici nell’approccio artistico, ma piuttosto l’uso di una avvincente spontaneità, rintracciabile nei tratti immediati e sciolti del suo linguaggio figurativo». Come ha dichiarato lo stesso artista, per lui creare è vita, è un bisogno irresistibile al quale non può rinunciare, e il suo “modus operandi”, conclude la studiosa, ne è una «sincera testimonianza». Fonte di ispirazione per Poumay è una sottile variabile derivante da fattori quali l’umore, i desideri, le idee dell’artista e la sua personale interpretazione di eventi e attualità, al pari di immagini, suoni, odori, percezioni sensoriali. Poumay, in sostanza, considera l’arte come il mezzo per eccellenza in grado di mettere in relazione le persone tanto nel tempo quanto nello spazio, rendendo possibile l’introspezione.

Paul-Yves Poumay, Bezo’s syndrome

Secondo la storica dell’arte Carmen D’Antonino, «Poumay traspone nei suoi lavori ciò che vede attorno a lui, ciò che la vita gli racconta e che lui stesso, a sua volta, in un rapporto osmotico, riporta sulla tela e nelle sculture con abile dinamismo. Le sue opere, tuttavia, non sono un semplice specchio che riflette un’immagine vuota ma, drammaticamente, trasmettono ben altro: l’essenza dell’essere umano. L’artista ha bisogno di vivere, di nutrirsi, di essere riconosciuto. Le sue immagini sono tracciate con un segno semplice, scabro, ruvido, spesso utilizzando colori vivaci; sembra, e vuole sembrare, il disegno di un bambino. I suoi quadri diventano un taccuino, il luogo degli appunti, da cui far emergere i pensieri, i sogni, le aspirazioni e i ricordi della propria infanzia». Il tratto è semplice ma fondamentalmente onesto, perché quotidiano, vissuto e quindi personale. Eppure, conclude la co-curatrice dell’esposizione, «dietro questa apparente semplicità traspare una grandissima capacità tecnica. I suoi colori, le forme che traccia sulla tela, per quanto alle volte sgraziate e apparentemente casuali, sono disposte sulla superficie con grande senso dell’equilibrio compositivo».

Paul-Yves Poumay, Interférences et harmonie

Considerazioni che trovano sponda nelle parole di Gennaro Petrecca; Poumay – sottolinea il Direttore artistico della mostra – rappresenta «l’incarnazione dell’artista contemporaneo nella dimensione in cui il contemporaneo racchiude i sommovimenti dell’anima e le inquietudini del tempo presente. È un artista poliedrico in perfetto equilibrio tra pittura e scultura, la cui sintesi concettuale è di notevole impatto; è un artista del “segno” inteso come rappresentazione del proprio vissuto e del visibile, del detto e del non detto, segno rappreso in un grumo di materia piuttosto che in una linea che nella sua apparente semplicità declina molteplici suggestioni». Paul-Yves Poumay vive e si nutre di cose apparentemente semplici, circondandosi dell’essenziale, e la sua semplicità – chiosa lo studioso – «si ritrova nei colori primari, nella immediatezza del gesto artistico, nel suo rapporto diretto con il “Logos”. Paul-Yves Poumay è un uomo apparentemente di tempi antichi, che riversa saggezza e pacatezza nel presente che abita».

Paul-Yves Poumay, A black story

L’apertura al pubblico, per tutta la durata dell’esposizione, è prevista dal martedì al sabato, dalle 17 alle 20.

 

Nota biografica:

Paul-Yves Poumay nasce nel 1969 a Verviers, una città belga situata nella provincia di Liegi, nel nord-est della regione della Vallonia. Sin da piccolo, scopre di avere un debole per l’arte, in particolare per la fotografia: tale passione viene consacrata nel 1986, quando – giovanissimo – vince un premio presso il Museo di Fotografia di Charleroi. Dopo una lunga esperienza formativa, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Spa. Autodidatta, la sua produzione si può definire poliedrica, in quanto annovera dipinti, sculture in terracotta e argilla, fotografie e installazioni. La sua poetica si colloca a metà strada fra due macro correnti artistiche, da lui esaltate e rielaborate con un tocco personalissimo: il primitivismo e il neo-espressionismo.

Poumay ha esposto sia in mostre personali che collettive a livello internazionale, tra cui la terza edizione dell’Art Show di Parigi (vincitore del secondo premio, 2019), la Fiera dell’Arte Contemporanea Europea di Strasburgo (2019) e l’HartExpo a Barcellona (2019); nell’ottobre dello stesso anno l’artista belga è stato coinvolto nel movimento artistico DF Art, che ha visto l’esposizione pubblica delle sue ultime creazioni scultoree presso il Parc Floral di Parigi. Inoltre, è stato protagonista di due residenze d’artista in Italia (Val Camonica e Messina, entrambe nel 2019). La sua ultima esposizione risale allo scorso anno, quando la Alemi Art Gallery di León – in Spagna – gli ha dedicato una mostra.

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