Che la fotografia sia un valido strumento per catturare un preciso istante è cosa nota. L’uomo contemporaneo vive di immagini, le crea, le moltiplica e le modifica. Sarà capitato a quasi tutti di aggiungere un po’ di luminosità o qualche filtro per dare un tocco personalizzato alla foto. Nel caso di fotografi professionisti il fotoritocco è una vera e propria arte: grazie a essa l’immagine può acquisire tutt’altro aspetto o, come nel caso del fotogiornalismo, tutt’altro significato.
Questa seconda opzione offerta dai miracoli della post-produzione è abbastanza subdola poiché diventa, spesso, mezzo di propaganda. Proprio in questo ambito non mancano nemici rimossi, dittatori snelliti e particolari cancellati o aggiunti per dare più pathos all’immagine. Ecco di seguito alcuni esempi. Osservando la foto originale di Winston Churchill notiamo che sta fumando un sigaro. Quella che viene però diffusa regala un’immagine più salutista dello statista: il sigaro è stato rimosso.
Un esempio specifico di ritocco a fine propagandistico riguarda l’originale della foto che venne scattata il 2 maggio del 1945. Una delle immagini diventate il simbolo della seconda guerra mondiale. È stata scattata a Berlino dal tenente Yevgeny Khaldei, giornalista dell’Armata Rossa, dopo essersi arrampicato sul tetto del Reichstag. Non è ancora noto il nome del soldato che sventola la bandiera poiché i ricordi dei protagonisti si sono mischiati con la propaganda.
Certo è che la fotografia che venne pubblicata sui quotidiani sovietici appare alterata. I censori sovietici, infatti, aggiunsero una nube di fumo sullo sfondo, quasi come se il conflitto si fosse esaurito qualche attimo prima. Espediente che conferisce drammaticità a un’immagine che già mostra la città di Berlino martoriata dalla guerra. Vennero inoltre rimossi diversi dettagli, come gli orologi da polso indossati da uno dei soldati, evidenza della sua partecipazione a uno o più saccheggi.
Altro esempio di fotoritocco a scopo propagandistico è lo scatto che l’Agenzia francese France-Presse ha ottenuto dall’emittente locale Sepah News. L’immagine in alto è quella che nel 2008 venne diffusa e che rappresenta uno dei più celebri ritocchi a fine politico. In basso, l’originale dove si vede chiaramente che un missile non è partito. Le cose non vanno sempre come vorremmo, ma con i ritocchi ciò diventa possibile.
Come accadeva nell’antichità (vedi Egizi e nell’impero romano), anche nella storia contemporanea non mancano episodi di “damnatio memoriae”. Un episodio molto antico quanto celebre è la costruzione del Colosseo e le modifiche apportate alla statua colossale di Nerone, le cui fattezze vennero rimaneggiate in Elios, il Dio del Sole. La pratica della “damnatio memoriae” consisteva, infatti, nella rimozione di qualsiasi ricordo o prova che attestasse l’esistenza di un preciso personaggio (letteralmente significa infatti “dannazione della memoria”). Grazie al fotoritocco, la stessa sorte di Nerone è toccata al ministro dell’Interno sovietico Ezov, epurato da Stalin nel 1938. Se paragoniamo l’originale con la foto accanto notiamo infatti che Ezov è stato cancellato.
Quando la fotografia era un processo analogico la fase della post-produzione avveniva nella camera oscura, da quando invece si è convertita al digitale il fotoritocco è affidato interamente a programmi. Tra questi, quello più noto è senz’altro Photoshop. La prima foto “photoshoppata”? Quella che ritrae Jennifer, la consorte di uno dei creatori del famoso programma, John Knoll.
A quel tempo i due lavoravano alla Light & Magic, azienda specializzata negli effetti speciali, che li ricompensò con un viaggio a Bora Bora – dove venne scattata la foto nel 1987 – per l’impegno dimostrato nella realizzazione del film Chi ha incastrato Roger Rabbit. Nello stesso periodo, il fratello di Knoll stava lavorando a un software in grado di offrire le stesse possibilità di editing offerte dalle macchine usate per gli effetti speciali al cinema, su un Macintosh Plus. Knoll si offrì di presentarlo a due aziende, la Apple e la Adobe, ma al momento della presentazione disponeva solo di questa foto che per l’appunto venne modificata per l’occasione.

Valentina Bortolotti
Nata a Roma, è laureata in Storia dell’arte e attualmente sta studiando per ottenere il patentino da accompagnatrice turistica. Fotografa autodidatta, guida turistica in erba, ama trascorrere il tempo nei musei in solitaria.