ArtePrimo PianoL’arrivo dell’uomo in Europa: Pirro Nord

Alice Massarenti1 Gennaio 2021
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Il sito di Pirro Nord si trova all’interno di una fessura carsica del bacino estrattivo di Apricena-Poggio Imperiale, nel comune di Apricena (Foggia). La fessura in cui sono state trovate le ossa e le pietre scheggiate si è formata nel Miocene, oltre 5 milioni di anni fa per l’opera di erosione dell’acqua che ha formato un esteso reticolo di grotte sotterranee. All’incirca 1,5 milioni di anni fa la fessura è stata riempita da sedimenti, rocce, pietre scheggiate e ossa che probabilmente si trovavano in superficie a poca distanza dalla fessura, reperti che oggi sono esposti presso il Palazzo della Cultura di Apricena.

Le analisi tafonomiche condotte sulle ossa e sulle industrie litiche hanno mostrato simili depositi di ossidi di ferro e altri elementi, così come i segni di abrasione, permettendo di confermare che la formazione dell’accumulo è avvenuta nello stesso momento, in quanto la storia delle alterazioni è uguale sia sulle ossa che sulle industrie litiche. Recenti indagini magnetostratigrafiche hanno evidenziato una magnetizzazione negativa nei sedimenti di Pirro Nord, che porta ad attribuire i depositi fossiliferi al Matuyama post-Olduvai (quindi riferibili a un’età più antica di 1,3 milioni di anni, approssimabile intorno a 1,5 milioni di anni fa).

Il sito di Pirro Nord è conosciuto da tempo per l’importante associazione a vertebrati composta da 20 specie di anfibi e rettili, 47 specie di uccelli e più di 40 specie di mammiferi. Tra gli uccelli possiamo ritrovare l’ibis eremita, l’oca, la casarca, diversi anatidi, falchi, pernici, otarda, il barbagianni, corvidi come ghiandaia e gazza. Gran parte del record indica un ambiente dominato da una zona aperta secca con vegetazione bassa alternata ad aree umide costituite da paludi stagionali e torrenti; erano presenti anche boschi e piccole zone rocciose senza vegetazione, come per molte zone carsiche. La fauna a grandi mammiferi è stata attribuita al Villafranchiano superiore finale ed è caratterizzata da un elevato numero di carnivori, tra i quali la grande iena, la tigre dai denti a sciabola, una forma arcaica di lupo e il ghepardo. Sono inoltre presenti resti del grande istrice “Hystrix refossa”, molti cervidi, mentre compaiono per la prima volta il bisonte e il cavallo. Tra i piccoli mammiferi sono presenti gli insettivori “Asoricolus gibberodon” e “Talpa minor”. L’arvicolide “Allophaiomys ruffoi” ha permesso di collocare Pirro Nord alla fine del Bihariano inferiore, nel Pleistocene inferiore, in un range cronologico tra 1,6 e 1,3 milioni di anni fa.

Scheggia in selce ottenuta con un débitage centripeto (foto di M. Arzarello, in Lembo et alii, Annali dell’Università di Ferrara, 2019)

L’insieme litico è composto da oltre 400 pezzi costituiti da nuclei e schegge. La materia prima sfruttata per la produzione di schegge è la selce del Gargano, raccolta sotto forma di ciottoli di buona qualità, che risponde bene alla scheggiatura, a eccezione di alcuni rari casi in cui sono stati scelti dei ciottoli con delle fratturazioni interne ricementate.

La fase di produzione è avvenuta secondo due modalità differenti a seconda della materia prima: i ciottoli con diametro inferiore a 50 millimetri sono stati sfruttati con una modalità centripeta che ha portato alla produzione di schegge triangolari o quadrangolari, mentre i ciottoli di medio-grandi dimensioni sono stati sfruttati tramite l’utilizzo di più piani di percussione ortogonali, portando alla produzione di schegge di morfologia rettangolare o trapezoidale. La tecnica utilizzata è sempre quella della percussione diretta, anche se si può ipotizzare che l’apertura dei ciottoli avvenisse anche per percussione bipolare su incudine.

Nucleo di selce con quattro piani di percussione da cui sono state staccate schegge di medie e grandi dimensioni (disegni di D. Aureli, in Arzarello et alii, Naturwissenschaften, 2007)

Grazie ai reperti litici si è potuto stabilire quelle che sono state le strategie di sussistenza adottate dai primi esseri umani che hanno colonizzato l’Europa: catene operative corte, su materie prime di origine locale come la selce, finalizzate principalmente all’ottenimento di schegge. In Europa le più antiche evidenze di industria litica associate a reperti faunistici sono quelle di Barranco Leon 5, Fuente Nueva 3 e Atapuerca Trinchera Elefante in Spagna. Questi siti sono riferibili alla fine del Bihariano inferiore, ma la presenza di “Allophaiomys lavocati” indica, diversamente che per il sito di Pirro Nord, un’età leggermente più giovane, corrispondente a circa 1,2 o 1,1 milioni di anni fa. La presenza dell’uomo in questa epoca, nel cuore del bacino mediterraneo, fornisce nuove prospettive sulle origini del popolamento umano in Europa, avvalorando l’ipotesi di un suo arrivo da Est, attraverso il cosiddetto Corridoio Levantino oppure dall’Asia sudoccidentale, e non dall’Africa nord-occidentale come alcuni studiosi avevano ipotizzato in base ai fossili recuperati in Spagna, considerati i più antichi europei sino alle scoperte di Pirro Nord.

Alice Massarenti

Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.