In via delle Quattro Fontane sorge il bellissimo Palazzo Barberini che ospita la Galleria Nazionale di Arte Antica. È noto ai più come la dimora del famoso quadro raffaellesco La Fornarina ma quello che molti non sanno è che, all’ultimo piano, custodisce un appartamento del Settecento appartenuto alla principessa Cornelia Costanza Barberini.
La sua famiglia non era originaria di Roma bensì del Barberino in Val d’Elsa dal quale deriva il loro nome. Il nucleo iniziale del Palazzo fu acquistato dagli Sforza e rimaneggiato a partire dal 1625, esattamente due anni dopo l’elezione al soglio pontificio di Maffeo Barberini, nominato papa Urbano VIII. Tutte le nobili famiglie disponevano di un palazzo con funzione prettamente abitativa e uno di rappresentanza; sin dal momento dell’acquisto, però, palazzo Barberini fungeva da perfetto connubio tra le due valenze. Alla fine del XVII secolo, dopo quel periodo di massimo splendore che abbiamo visto coincidere con il Seicento, la gloria della famiglia viene meno tanto che l’ultima discendente, Cornelia Costanza, viene data in sposa appena dodicenne a Giulio Cesare Colonna di Sciarra.
Il matrimonio, celebrato nel maggio 1728, è stato un espediente per sanare la situazione economica precaria dei Barberini. Una volta risolta l’emergenza, la principessa si dedica al rinnovo del secondo piano che diventa la vera residenza della famiglia. Si tratta di aree del palazzo molto appartate, separate da quelle di rappresentanza. L’intero appartamento nasconde tutta una serie di passaggi segreti, per consentire alla servitù di non essere notata dalla famiglia mentre svolgeva i propri lavori. Il primo ambiente che si incontra è la sala da pranzo, riccamente decorata con stucchi e motivi vegetali, ai cui lati sono state disposte due credenze che in realtà facevano da porte ai passaggi da poco menzionati. Al centro della parete, invece, c’è una grossa apertura che veniva occupata da musici per intrattenere la famiglia durante i pasti. L’ambiente successivo era il “fumoir”, ovvero l’ambiente frequentato rigorosamente da uomini, che vi si recavano per fumare. Le pareti sono decorate con paesaggi marini, prevalentemente porti del litorale laziale.
Successivo al “fumoir” è un corridoio decorato con tralci vegetali, alberi mossi dal vento e uccellini; tema che emula e tenta di creare un “continuum” con l’antistante giardino. Si noti lo specchio, realizzato appositamente per la sua ancora attuale collocazione, unico complemento d’arredo insieme al divano.
Dal corridoio si giunge alla sala delle Sete, vero e proprio “unicum” a Roma. È estremamente raro trovare, all’interno dei palazzi d’epoca, decorazioni in seta. Ancora più raro è trovarle in condizioni perfette. Nella sala, il mito si fonde con la storia: sulla seta infatti appaiono animali e uccelli realmente esistenti ma al tempo stesso vi si trovano anche granchi giganti.
Adiacente alla sala delle Sete c’è la camera da letto, che presenta nell’armadio un piccolo altare da utilizzare ogni qual volta si sentisse la necessità di pregare. Al lato dell’armadio, che occupa la parte centrale della parete, si nota la porticina aperta: si tratta di uno dei famosi passaggi segreti.
È il salone di rappresentanza a costituire la vera chicca dell’appartamento. Allegorie, trionfi, storie circa le gesta della famiglia rappresentano i temi delle decorazioni.
Palazzo Barberini va conosciuto, esplorato, vissuto. È una gemma della città di Roma che affascina e lascia stupiti per la bellezza che racchiude.

Valentina Bortolotti
Nata a Roma, è laureata in Storia dell’arte e attualmente sta studiando per ottenere il patentino da accompagnatrice turistica. Fotografa autodidatta, guida turistica in erba, ama trascorrere il tempo nei musei in solitaria.