ArtePrimo PianoL’abitato di Mursia: un tuffo nell’età del Bronzo

Alice Massarenti Alice Massarenti23 Ottobre 2020
https://lacittaimmaginaria.com/wp-content/uploads/2020/10/efvewefwefef.jpg

Negli ultimi anni sono proseguiti gli scavi nell’abitato di Mursia; i settori maggiormente coinvolti sono stati quelli nella parte a monte del villaggio (B, C, E ed F), inseriti nell’area a ridosso del muro difensivo, il Muro alto. Nel Settore B è stato completato lo scavo della Capanna B13, una struttura a pianta ovale allungata orientata in senso Nordovest-Sudest, risalente ai primi periodi insediativi dell’abitato. La struttura, dopo varie ristrutturazioni che hanno trasformato l’ambiente unico in due distinti ambienti ovali seminterrati, è costituita da un piano pavimentale limo-argilloso compatto, di colore grigio chiaro, racchiuso dal muro perimetrale a unico filare di pietre, conservato per un’altezza di 1 metro circa.

Parte a monte del villaggio con la suddivisione dei settori di scavo

La porta, sul lato Sud-Est, è costituita da una scala realizzata con lastre litiche, delimitata ai lati da due stipiti in pietra. Contemporanee al primo pavimento sono state documentate diverse strutture domestiche che confermano la funzione abitativa dell’ambiente: un mortaio interrato nel pavimento, ricavato da un grosso ciottolo marino, in probabile connessione con una struttura “a cassetta” a lastre infisse in verticale e aperta su un lato, una piccola fossa circolare rivestita di argilla di 25 centimetri di diametro sul lato ovest e una serie di strutture destinate ad attività di combustione più a nord. Sul piano di calpestio sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramiche, manufatti in pietra levigata, alcuni strumenti in ossidiana, una lama in selce bruno chiara, un ciottolo sedimentario e un pendente ricavato da una conchiglia forata.

Particolare del lato est della capanna B13. A destra la porta di ingresso e a sinistra la struttura a cassetta litica

Nel settore E è stata indagata l’ultima fase di occupazione dell’abitato, caratterizzata da strutture connesse alla preparazione di cibo. Sono emerse tre strutture a pianta ovale, di piccole dimensioni, probabilmente destinate alla cottura degli alimenti. Grazie a un incendio che ha chiuso il ciclo insediativo, sono state ritrovare testimonianze ben conservate dell’utilizzo delle strutture, delle dinamiche dell’incendio e del successivo crollo di parte delle pareti costituite da elementi lignei e intonaco in argilla.

Foto zenitale del settore E, con le capanne E1 (a destra), E2 (al centro), E3 (a sinistra)

La struttura E1, orientata Nord-Sud, contiene una piastra di cottura con due alari sovrapposti e una coppa di cottura frammentata, insieme a materiale ceramico di uso domestico (olle, ciotole, scodelle). Dalla struttura E2 provengono un grande mortaio in pietra, un altro mortaio più piccolo inserito nel pavimento, una struttura di forma quadrangolare costituita da pietre verticali chiusa sulla sommità da una macina capovolta, numerosi macinelli e una piastra in argilla di forma semicircolare addossata al muro perimetrale con una superficie ben rifinita che si innalza verso il muro. Su questa piastra era presente un alare e accanto numerosi vasi di grandi e piccole dimensioni. Nella zona ovest dell’ambiente è stata individuata un’altra piastra di cottura, meno conservata, accanto alla quale era presente un focolare in pietra con evidenti tracce di combustione, affiancata a pietre di minori dimensioni. Lo scavo della struttura E3 ha messo in luce i limiti orientale e meridionale di una struttura di piccole dimensioni a pianta irregolare. Dallo strato al di sotto del crollo provengono ceramiche facenti parte di contenitori di grandi dimensioni, frammenti di alari, strumenti in pietra levigata e un’olletta biansata con un segno inciso a forma di clessidra.

Gli alari e la coppa di cottura in fase di scavo della capanna E1

L’area indagata nel settore C ha mostrato il contatto tra area abitata e il lato interno del muro difensivo. A monte della capanna C1 la rimozione delle pietre di crollo del Muro Alto ha messo in luce la stratigrafia originaria che si sviluppava con forti dislivelli da associare ai piani d’uso di capanne e strade. Il pavimento ha un’inclinazione verso Ovest, probabilmente a causa della deflazione dello strato sottostante. A nord un breve tratto murario rettilineo si raccorda con un muro di blocchi regolari formante un angolo acuto, delimitato da uno stipite e da un varco largo 1,60 metri, oltre il quale è presente un altro breve tratto murario addossato a uno sperone di roccia naturale che delimita il settore nel lato meridionale. L’ambiente e il varco sono colmati con uno strato di colore rosso, sovrapposto a una cista litica e a un grande masso. Il muro è composto da blocchi maggiori alle estremità e da pietre minori e meno regolari verso il centro.

Prospetto della sezione stratigrafica del settore C con il muro e il piano pavimentale dell’ambiente C7 (Sud). Al di sotto, lo strato di scarico

Adiacente alla faccia ovest della muratura dell’ambiente esposto si è conservata – per una larghezza di 50 centimetri – una fascia della pavimentazione in battuto con almeno due focolari che, durante la vita della struttura, sono stati coperti da lastre piatte. Fasi di occupazione precedenti sono testimoniate dalla realizzazione di un piano di frequentazione in cui è inserito un mortaio in pietra e da uno spesso strato di materiali di scarico, con abbondante fauna in una matrice grigiastra. A sud del Muro Alto un imponente intervento di rimozione delle pietre di crollo ha permesso di individuare un tratto di circa 10 metri di lunghezza del paramento interno. Il profilo del muro mostra una forte verticalità con pietre assemblate senza legante e senza una particolare cura nel predisporre la superficie a vista, come per il paramento esterno. Oggi il tratto di paramento esposto è di circa 7 metri, ma – non essendo ancora stata raggiunta la fondazione – si suppone superasse in altezza gli 11 metri, mentre alla base misura circa 5 metri di larghezza.

Alice Massarenti

Alice Massarenti

Nata in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in “Quaternario, Preistoria e Archeologia” con tesi in “Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario”. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.