ArtePrimo PianoLa simbologia nascosta negli oggetti in metallo dell’Età del Bronzo

Alice Massarenti10 Dicembre 2021
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I primi prodotti della metallurgia compaiono in maniera massiccia nella penisola italiana durante il corso dell’Eneolitico e fin dai primi momenti emerge il ruolo dominante di asce, pugnali, collari e altri oggetti d’abbigliamento personale di metallo nell’affermazione del ruolo sociale e culturale dei personaggi maschili e femminili destinatari di tali prodotti.

Spilloni di bronzo di varie fasi dell’Età del Bronzo

Una prova della produzione di questi oggetti, oltre ai corredi funerari, è la massiccia rappresentazione di oggetti metallici nelle statue-stele e nei massi incisi dello stesso periodo. Si vedono rappresentati nelle forme scelte varie componenti simboliche: ad esempio nella foggia di alcuni spilloni dell’antica Età del Bronzo, la cui capocchia risulta tripartita, sembrerebbe riecheggiare l’iconografia ricorrente nei massi istoriati dei tre personaggi collegati al simbolo solare, mentre gli spilloni eneolitici con capocchia a T sono interpretati quali riproduzioni di asce-martello. Altri esemplari, con capocchia ad anello e collo ingrossato della media Età del Bronzo, rimandano al “bastone di comando”, presente sia come soggetto iconografico che come manufatto litico. La foggia dello spillone a gruccia (e la sua decorazione presente nel tratto a forcella della capocchia di alcuni esemplari) sembra alludere al ramo di legno impiegato per la costruzione dello strumento originale. La notevole frequenza di spilloni con capocchia a vaso a partire dall’Età del Bronzo recente, epoca in cui si diffonde il rito funebre della cremazione e l’impiego dell’urna per le ceneri, denota un probabile rapporto di questa foggia con l’urna cineraria o con una forma di vaso dal ruolo culturalmente rilevante.

Spilloni di bronzo dell’Età del Bronzo e dell’Età del Ferro: 1-29, 31- 38 (urna funeraria di Sirolo, da Carancini, 1975); 30 (da Lollini, 1976)

Durante la prima Età del Bronzo si nota la tesaurizzazione di oggetti quali asce, pugnali e alabarde in ripostigli, interpretabile sia come raccolta e concentrazione di un materiale prezioso quale il metallo, sia come un atto di deposizione collettiva a carattere occasionale, legata cioè a eventi eccezionali, celebrata da più individui maschili investiti di autorità. Una possibile interpretazione delle deposizioni nei ripostigli più antichi sembra la volontà di ribadire confini territoriali, in passato espressa mediante la concentrazione delle statue-stele e dei massi incisi, oppure il desiderio di sancire attraverso la raccolta di simboli di potere i nuovi rapporti tra comunità di lignaggio contigue.

Nel Bronzo medio si può notare un graduale calo del fenomeno della deposizione collettiva in ripostigli, mentre si afferma il rito di offerta individuale di armi alla divinità. A partire dall’Età del Bronzo recente si amplia la gamma degli oggetti metallici deposti, coincidente con l’intero repertorio della produzione metallurgica: sono per lo più oggetti frammentari o inutilizzabili, mentre più spesso il luogo di deposizione risulta in stretto collegamento con gli abitati o addirittura all’interno dell’area insediativa al di sotto di una capanna.

Armi in bronzo: spade dell’Età del Bronzo (1-10) e della prima Età del Ferro (11-13); pugnali dell’Età del Bronzo (14-19); 1-13 (da Bianco Peroni, 1970); 14-19 (da Bianco Peroni, 1994)

Ognuna di queste deposizioni si lega a un vasto fenomeno di riassetto del territorio, processo a sua volta collegato ai mutamenti strutturali socio-economici che si verificano nelle comunità. Esiste tuttavia un’ulteriore categoria di culti votivi riferibili all’Età del Bronzo: la deposizione da parte di più individui di offerte personali in bronzo integre (come spade, falci, coltelli e spilloni), in stretto contatto con le aree insediative, probabilmente in relazione a un calendario “magico-religioso” collegato al ciclo stagionale e a quello della vita. Ne sono esempi i numerosissimi bronzi rinvenuti negli insediamenti “palafitticoli” della Boccatura del Mincio e nelle terramare emiliane.

La conformazione di tante fogge e di tanti oggetti di metallo non è stata solo il frutto di scelte di natura estetica o funzionale da parte degli artigiani metallurgi, ma doveva verosimilmente riproporre un’iconografia carica di significati simbolici e religiosi. Il repertorio decorativo che arricchisce l’oggetto metallico ha una valenza simbolica diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo (anche extraeuropeo) e nell’Europa continentale, con lo scopo di “sacralizzare” il manufatto già nella sua funzione primaria, prima di un suo eventuale coinvolgimento in un contesto di tipo cultuale (corredo funebre, ripostiglio, stipe votiva, offerta individuale alle acque).

Fin dal primo diffondersi della metallurgia si è creato uno stretto legame tra la figura del metallurgo e le comunità protostoriche che andavano delineando nuovi contenuti attinenti alla sfera del sacro; questo fa supporre che da parte della società debba essere stato riconosciuto alla figura del metallurgo il ruolo di interprete privilegiato di contenuti magico-religiosi connessi al suo stesso particolare status, grazie al carattere eccezionale dell’approvvigionamento del metallo e ai processi impiegati per la fabbricazione dei manufatti. È solo in coincidenza dell’Età del Bronzo recente, all’apparire di strumenti di metallo destinati più direttamente allo svolgimento di attività produttive, che si può supporre essersi ormai realizzata una piena integrazione degli artigiani metallurgi nei processi economici delle diverse comunità.

Alice Massarenti

Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.