ArtePrimo PianoLa simbologia del lupo e i riti di iniziazione alla guerra nella steppa russa dell’Età del Bronzo

Alice Massarenti15 Ottobre 2021
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Dal sito archeologico che s trova a 3,5 chilometri a nord del villaggio di Krasnosamarskoe – 40 chilometri a sud-est della città di Samara – provengono i resti di almeno 64 cani e lupi che hanno permesso agli studiosi di formulare ipotesi sui rituali che avvenivano durante l’Età del Bronzo nei territori delle steppe russe settentrionali. L’insediamento di Krasnosamarskoe fu occupato tra il 1700 e il 1900 a.C. dalle genti della cultura di Srubnaya e consisteva di due o al massimo tre strutture disposte nell’area della prima terrazza del fiume Samara, grandi circa 40×60 metri. I significati degli antichi rituali erano molteplici, ma tutti i riti di gruppo erano supportati da narrazioni pubbliche che codificavano credenze condivise.

Sebbene il record del sacrificio di canidi a Krasnosamarskoe sembri essere unico, l’associazione tra lupi, cani e giovani guerrieri è molto diffusa nella mitologia comparata indoeuropea. Si pensa che questi gruppi, spesso rappresentati come cani o lupi (simbolicamente associati alla morte e ai simboli di morte), siano alla base di “luperci” o “suodales” (in latino), “kouros” o “ephebes” (in greco), “fian” (in celtico), “männerbünde” o “jungmannschaft” (in germanico) e “vrātyas” o “Maruts” (in sanscrito). Le fonti vediche, celtiche e latine indicano che queste bande erano composte da maschi adolescenti, figli di famiglie aristocratiche o d’élite, mandati a vivere allo stato “selvaggio” al di fuori della propria società per alcuni anni: “senza terra”, privi di diritti e senza proprietà diverse dalle armi. In queste condizioni potevano rubare, razziare e contrarre unioni con donne di altri gruppi senza le limitazioni o i divieti imposti dalla cultura di provenienza. Potevano tornare alle loro case come uomini adulti, dopo essere stati immersi nell’acqua nei miti celtici e germanici, o dopo aver bruciato i loro mantelli di pelle di lupo nella saga Volsunga, o potevano fondare nuovi insediamenti in altre regioni.

Nella mitologia comparata le cerimonie di iniziazione erano citate di rado. Dai documenti micenei in Lineare B è emerso che i giovani maschi spartani, quando entravano nella fascia di età degli efebi, sacrificavano cani al dio della guerra Enyalios, ma non conosciamo i dettagli del rito. Cicerone descrive invece accuratamente un rituale che conservava gli elementi di una cerimonia di iniziazione legata al canide: i “Lupercalia” dedicati al dio Faunus.

L’edificio indagato della cultura Srubnaya a Krasnosamarskoe, lungo 8 metri e largo 12 metri, in parte distrutto dall’erosione prodotta da un lago artificiale che ha allagato la metà occidentale del sito, ha restituito 22.445 frammenti di ossa animali, di cui 7669 identificabili a livello specifico.

La struttura scavata non aveva focolare, ma conteneva almeno un pozzo per l’acqua, circostanza che ha fatto pensare ai ricercatori che rappresentasse soltanto una dépendance di un edificio principale. Tra i resti non erano presenti cereali coltivati, risultato simile ad altri contesti di Srubnaya in cui non è documentata l’agricoltura, ma una forte dipendenza da carne e latticini e la raccolta di semi selvatici.

Le percentuali di canidi sul totale della fauna a Krasnosamarskoe (di cui l’1% appartenente al lupo, mentre la parte restante al cane) superano ampiamente i risultati ottenuti in ogni altro sito; inoltre sono state rinvenute le ossa di tutto il corpo, con evidenti segni di lavorazione della carne (che veniva arrostita e tagliata in piccoli pezzi). La maggior parte dei resti riguardano maschi anziani ben accuditi, che venivano sacrificati esclusivamente durante i mesi freddi, ma non per esigenze legate al cibo (dato che durante tutto l’anno venivano macellati bovini e caprovini). La stratigrafia e le datazioni permettono di stabilire che i sacrifici si sono ripetuti per decenni, a intervalli piuttosto regolari nella storia del sito.

Le connessioni tra i resti e i simboli del lupo e del cane nella mitologia comparativa indoeuropea lasciano pensare che, attraverso il rito di passaggio, mangiando lupi e cani, i giovani di Krasnosamarskoe potevano essere trasformati negli animali che avevano consumato, acquisendone in tal modo la potenza e il coraggio. Ci sono altre tracce di questo antico rito: recenti scavi sul fiume Don inferiore, all’interno di un insediamento post-Srubnaya dell’Età del Bronzo finale (datato tra il 1400 e il 1000 a.C.), hanno restituito una notevole quantità di resti di canidi; inoltre, nella bassa valle del Reno, sono stati mappati diversi centri preromani dell’Età del Ferro dei Batavi germanici, nei quali la divinità che presiede – Magusanus – aveva attributi legati alla guerra e all’iniziazione dei giovani allo status di guerriero. Nella tomba di pietra a Breradör su Kivik, in Svezia, datata intorno al 1300-1000 a.C., venne scoperto che i denti e le ossa umane provenivano non da re, come si era inizialmente creduto, ma da adolescenti di età compresa tra i 13 e i 15 anni. Le immagini all’interno della tomba potrebbero mostrare i riti di iniziazione di ragazzi adolescenti, e la tomba stessa potrebbe essere un monumento ai giovani guerrieri-cani.

Alice Massarenti

Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.