ArtePrimo PianoLa rivoluzione della visione. Verso il Bauhaus. Moholy-Nagy e i suoi contemporanei

Nicoletta Provenzano Nicoletta Provenzano11 Agosto 2020
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La mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, prorogata fino al 23 agosto, La rivoluzione della visione. Verso il Bauhaus. Moholy-Nagy e i suoi contemporanei ungheresi, a cura di Katalin Nagy T., presenta un ricco excursus nella ricerca di Moholy-Nagy, approfondita dall’esposizione dei contemporanei avanguardisti ungheresi protagonisti del dialogo poetico tra Espressionismo e Bauhaus.

La mostra – in occasione dei 125 anni dalla nascita dell’artista di origini ungheresi – espone in esclusiva per l’Italia una produzione di fotografie, dipinti, grafiche e film che coprono un arco temporale vasto, dagli anni Dieci ai Quaranta del Novecento, espressione di un percorso artistico che già delinea l’approccio estetico e umanistico verso la tecnica, nuova e antica, che si invera nell’esperienza, nella creatività sensibile e formale di Moholy-Nagy e dell’orientamento teorico del Bauhaus.

Le opere provenienti dalla collezione Antal-Lusztig e dal Museo della Fotografia Ungherese di Kecskemét costituiscono un racconto istantaneo degli incontri, delle relazioni, delle sperimentazioni che vanno dai primi approcci pittorici, all’interesse formale per la figurazione e per gli equilibri spaziali, prodromi di una visione multidisciplinare e del successivo lavoro fotografico dell’artista in dialogo con la moderna arte ungherese nella sfaccettata pluralità dei suoi approcci espressivi e tecnici.

Dell’arte ungherese tra gli anni venti e quaranta del Novecento viene esposta nelle sale della Galleria d’Arte Moderna una importante sezione che presenta, per la prima volta in Italia, le opere di Robert Berény, Ede Bohacsek, Sàndor Bortnyik, Lajos Kassàk, Odon Màrffy, Jànos Mattis Teutsch, Jòzsef Nemes Lampérth, Lajos Tihanyi, Béla Uitz.

In un rimando di percorsi, ricerche e visioni, non mancano le opere del periodo più maturo di Moholy-Nagy come Dietro le spalle di Dio. Tra Cielo e Terra e la più conosciuta Gelosia, appartenenti al pieno periodo Bauhausiano e provenienti entrambe dalla collezione del Museo della Fotografia Ungherese di Kecskemét.

László Moholy-Nagy, Dietro le spalle di Dio. Tra Cielo e Terra, 1923/1973, stampa in gelatina di argento su carta, Kecskemét Hungarian Museum of Photography

Dietro le spalle di Dio. Tra Cielo e Terra un’immagine foto-cinematografica esplora visivamente eventi dai molteplici rimandi culturali e religiosi che si susseguono quasi in sequenza filmica. Linee direttrici ultraterrene partono da una figura visibile solo negli arti, disposti in richiamo ad una iconografia cristologica familiare, alle spalle di una figura assisa pronta a scagliare fendenti, e racchiusa da una circolarità geometrica perfetta. Il ritmo lineare attraversa la composizione per raggiungere il corrispondente terreno, circondato e sostenuto da un cerchio di umanità imperfetta, che pure protegge e mantiene la struttura polarizzata di collegamento tra estremità di cielo e terra, mentre una figura centrale precipita lungo le rette che restituiscono velocità e potenza all’equilibrio dell’azione.

László Moholy-Nagy, Gelosia, 1925 -1927/1973, stampa in gelatina d’argento su carta, Kecskemét Hungarian Museum of Photography

L’opera Gelosia esemplifica tutta la forza e l’originalità del montaggio, delle sovraimpressioni, ingrandimenti e contaminazioni tra media differenti in una modulazione di luce che è l’essenza di ogni forma e di ogni corpo, dove sentimenti e passionalità giocano tra i contrasti di ombre e chiarori dell’ordine geometrico.

I lavori giovanili di Moholy-Nagy si confrontano con Roma e con le opere dell’Avanguardia ungherese appartenenti alla collezione della Galleria, esposte nella sezione Budapest a Roma. Artisti ungheresi nella Capitale fra le due guerre, a cura di Arianna Angelelli e Claudio Crescentini.

Di notevole interesse la Giovane madre di Izsák Perlmutter e Interno di bar di Vilmos Aba-Novák.

Izsák Perlmutter, Giovane madre, 1928, olio su tela, Roma, Galleria d’Arte Moderna

In Giovane madre la materia è pastosa e colma di un quotidiano assopito e intorpidito dagli oggetti e da memorie in un interno traboccante di colori, di motivi geometrici e floreali, dove emergono immagini di devozione.

Come contraltare risponde l’atmosfera obnubilata e alterata dell’opera di Vilmos Aba-Novák, costruita in colori accesi, ma liquidi, dove i dettagli e i contorni emergono segnati e impressi nello sguardo in forza delle campiture accese ed ampie che richiamano ironie, travisamenti e teatralità di un ritrovo notturno.

Vilmos Aba-Novák, Interno di bar, 1931, tempera su compensato, Roma, Galleria d’Arte Moderna

 

 

La rivoluzione della visione. Verso il Bauhaus. Moholy-Nagy e i suoi contemporanei ungheresi
28 novembre 2019 – 15 marzo 2020 Prolungata fino al 23 agosto 2020
Galleria d’Arte Moderna di Roma Via Francesco Crispi, 24
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Accademia d’Ungheria in Roma in collaborazione con Museo Déri di Debrecen, Museo della Fotografia Ungherese di Kecskemét e Istituto Luce-Cinecittà
A cura di Katalin Nagy T. e Arianna Angelelli, Claudio Crescentini  per la sezione Budapest a Roma
Organizzazione Zètema progetto Cultura
Con il contributo tecnico di Ferrovie dello Stato Italiane

Nicoletta Provenzano

Nicoletta Provenzano

Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Ho scritto e curato cataloghi e mostre in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza. Mi affascinano le ricerche multidisciplinari e il dialogo creativo con gli artisti.