LetteraturaPrimo PianoLa riflessione filosofica nei “Dialogi” di Seneca

Monica Di Martino Monica Di Martino2 Gennaio 2021
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Esponente illustre – insieme a Cicerone – della prosa filosofica romana, la storia ci restituisce Seneca, secondo quanto ci racconta Tacito, come colui che affrontò la morte con coraggio, serenità e nobiltà d’animo, secondo l’esempio delle “morti filosofiche” di Socrate e di altri grandi del passato. Di sapore ideale ed esistenziale anche la sua produzione; i Dialogi ad esempio. Si tratta di dieci opere per un totale di dodici libri, diversi nell’impostazione rispetto a quelli di Platone e Cicerone: la discussione, infatti, non si svolge fra due o più personaggi ma l’autore parla in prima persona riferendosi al dedicatario dell’opera; caratteristica frequente è l’introduzione delle domande e delle obiezioni di un interlocutore fittizio.

L’opera più antica è la Consolatio ad Marciam che si inserisce nella tradizione della “consolazione” filosofica e nell’impegno a dimostrare che la morte non è un male. Nel De ira, invece, Seneca si propone di combattere l’ira, considerata come la più odiosa e pericolosa tra le passioni, inaccettabile in quanto prodotto di un offuscamento della ragione con palese riferimento all’imperatore Caligola. Altre due consolazioni sono rivolte l’una alla madre Elvia, che soffre per l’esilio del figlio, l’altra a Polibio in occasione della morte di un fratello. Probabilmente al ritorno dall’esilio risale il De brevitate vitae, in cui si afferma che gli uomini non dovrebbero lamentarsi per la brevità della vita, che risulta anzi lunga – se se ne fa un buon uso – laddove invece vine sprecata dalla maggioranza degli uomini. Al fianco di Nerone produrrà, poi, il De vita beata in cui si espone la dottrina morale stoica della felicità, indicando nella virtù il sommo bene; i consigli per giungere alla tranquillità dell’animo si affrontano nell’omonima opera, il De tranquillitate animi, mentre nel De otio si sostiene la validità dell’ozio quando le circostanze lo consentano. Infine, il De providentia e il De costanzia sapientis propongono posizioni tipiche dello stoicismo.

Particolarmente interessante è il dialogo sulla brevità della vita, dedicato al problema del tempo. Seneca spiega quale debba essere il rapporto tra le tre parti in cui viene suddiviso tradizionalmente il tempo: presente, passato e futuro. Egli afferma che solo il passato ci appartiene, rispetto al futuro che è incerto e al presente che è inafferrabile. Tuttavia, il rapporto giusto con il passato è possibile solo al sapiente mentre gli uomini stolti, occupati in faccende inutili, non si curano del passato; se lo facessero, si renderebbero conto degli insensati affanni rivolti verso una meta sconclusionata. Seneca ritiene che sprechi il suo tempo chiunque si dedichi ad altro che alla ricerca della verità e della saggezza, occupandosi di cose futili, di poco valore; l’autore ritrae, insomma, uno scenario vivace della vita romana, caratterizzata da una lunga galleria di “occupati”. È interessante notare come, nonostante la sua brillante carriera come questore, i rapporti con gli imperatori furono piuttosto difficili: Caligola gli fu ostile al punto da progettare di farlo uccidere, desistendo solo perché convinto che Seneca fosse malato gravemente e sarebbe morto in breve tempo; ostile fu anche Claudio, che lo condannò all’esilio in Corsica. Infine Seneca si trovò a essere consigliere di Nerone che, anziché spiccare come sovrano esemplare, si rivelò per Seneca un’illusione, costringendolo – peraltro – ad accettare compromessi anche gravi. Non è chiaro, infatti, quale ruolo abbia avuto Seneca nella morte di Agrippina, sebbene si possa affermare che non poteva non essere complice e che, comunque, rimase al fianco di Nerone anche in seguito, fino al suicidio. Quando nella primavera del 65 d.C., infatti, fu scoperta la congiura ordita contro Nerone, capeggiata da Pisone, Seneca fu considerato fra i complici e costretto a togliersi la vita.

Monica Di Martino

Monica Di Martino

Laureata in Lettere e laureanda in Filosofia, insegna Italiano negli Istituti di Istruzione Secondaria. Interessata a tutto ciò che "illumina" la mente, ama dedicarsi a questa "curiosa attività" che è la scrittura. Approda al giornalismo dopo un periodo speso nell'editoria.