LetteraturaPrimo PianoLa realtà della materia e la libertà della parola in Marinetti

Monica Di Martino Monica Di Martino4 Agosto 2020
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Fondatore del Manifesto del Futurismo, in cui espose i principi ispiratori del movimento, Filippo Tommaso Marinetti scelse un prestigioso giornale parigino, Le Figaro, per suggellare l’atto ufficiale della fondazione del gruppo. Il rifiuto radicale del passato e la proiezione verso una cultura profondamente rinnovata sono i due elementi principali che racchiudono tutta una serie di procedimenti della scrittura letteraria, al punto da trasformarli in un vero e proprio genere. Si tratta di un progetto di rifondazione totale che Marinetti seppe abilmente diffondere utilizzando le tecniche moderne della pubblicità e del consenso anche attraverso la provocazione; note, a tal proposito, sono le “serate futuriste” che, spesso, si concludevano con risse. Individualista e antidemocratico, Marinetti aderì al fascismo ed esaltò le guerre di conquista; non fu un caso, infatti, la sua proclamazione della «guerra sola igiene del mondo».

Fu autore di un’intensa produzione poetica, narrativa e teatrale in cui si realizza la sua anarchia compositiva e il suo distacco dalla tradizione. Fin dal Manifesto, egli oppone i futuristi al passato e alla sua staticità che coincide con la morte; la vita, invece, va cercata nel movimento e nell’azione, anche violenta; e, nell’arte, l’ammirazione per le opere antiche viene sostituita dall’elogio della velocità che, accanto alla bellezza della macchina, diviene interpretazione della modernità. Di qui le immagini, allora, della città industriale con tutti i simboli che questa include. Tutto ciò si riversa anche nel linguaggio, nell’uso di uno stile categorico, di futuri e imperativi. Come illustrerà meglio nel Manifesto tecnico della letteratura futurista, i procedimenti di questa nuova letteratura puntano alla distruzione della sintassi e dei tradizionali elementi della frase; l’uso dell’infinito che spazza via la specificità dell’azione, l’eliminazione dell’aggettivo e dell’avverbio, l’utilizzo dei simboli matematici in sostituzione di quelli d’interpunzione; e ancora, le «parole in libertà» che rendono possibile l’«immaginazione senza fili» e il trionfo del disordine sull’ordine.

È la materia quella cui si vuol dare consistenza, il tentativo di riprodurre il rumore, l’odore, il peso. È quanto si evince soprattutto in Zang tumb tuuum. Adrianopoli ottobre 1912: laddove si descrive il bombardamento di Adrianopoli, gli effetti vi sono resi soprattutto attraverso segni onomatopeici per ricreare i boati; tra le parentesi, invece, si trovano delle didascalie che forniscono indicazioni sulla velocità. Analogamente, gli spazi bianchi tra le parole corrispondono alle pause e ai silenzi. Un altro elemento significativo è la parola «vampe», variamente dislocato all’interno delle righe del testo, che allude ai bagliori dell’artiglieria. Il risultato è la resa dinamica della materia e la compenetrazione di sensazioni acustiche e visive. Tutto questo è ancor più vero nella sua produzione teatrale dove le battute sono ridotte al minimo, talvolta giungendo all’eliminazione totale della parola, e i cui protagonisti non sono persone bensì oggetti. Il Futurismo diede origine ai movimenti d’avanguardia, espandendosi in tutta la penisola e in vari paesi europei e l’influsso di Marinetti si allargò fino a includere scrittori novecenteschi molto diversi tra loro.

Monica Di Martino

Monica Di Martino

Laureata in Lettere e laureanda in Filosofia, insegna Italiano negli Istituti di Istruzione Secondaria. Interessata a tutto ciò che "illumina" la mente, ama dedicarsi a questa "curiosa attività" che è la scrittura. Approda al giornalismo dopo un periodo speso nell'editoria.