LetteraturaPrimo PianoGiuseppe Ungaretti: la parola come illuminazione

Monica Di Martino3 Agosto 2020
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È sul Carso, dove Giuseppe Ungaretti aveva scelto di arruolarsi come volontario, che nasceranno le liriche pubblicate con il titolo Il Porto sepolto. Una decisione che si rivelò, quindi, fondamentale per lo scrittore, definito come massimo esponente di quella corrente chiamata ermetismo. I versi successivi saranno raccolti in Allegria di naufragi e confluiranno nel volume L’allegria. È lo stesso Ungaretti che tiene a precisare il carattere autobiografico delle sue poesie; ricollegandosi al Simbolismo, porta alle estreme conseguenze il procedimento dell’analogia e la distruzione del verso tradizionale. Rifiutando, però, il caos delle parole in libertà in chiave futurista, risulta primario il significato della parola, che assume una funzione di immediata “illuminazione”; sicché, in quell’attimo, la poesia coglie la pienezza dell’essere. La parola è autonoma, inserita in brevi versi o – addirittura – trasformata essa stessa in verso. Esemplificativa è la poesia Mattina, nella quale quel «M’illumino d’immenso» è l’esito estremo di revisione e semplificazione volto a raggiungere l’assoluto, è il suo personalissimo modo di rendere l’ineffabile insieme al dilatarsi dello spazio. Una sensazione di totalità, che rappresenta insieme uno stato di grazia.

L’esperienza della guerra, poi, costringe Ungaretti a vivere fra la vita e la morte, traducendosi in immagini concrete, in quell’attimo che è il tratto distintivo della sua poesia. Si pensi, ad esempio, alla poesia scritta sul fronte l’antivigilia di Natale: Veglia. Essa è composta da due strofe di diversa lunghezza: la prima, costituita da un unico ininterrotto fluire del discorso, insiste sulla crudezza delle immagini, del cadavere che appare ancor più deformato nella notte accecante, e la seconda – invece – ribadisce la ragione di un «attaccamento alla vita» che nasce dall’orrore e dal dolore. La fragilità della vita del soldato viene resa senz’altro in maniera avvincente anche ne I Soldati: la vita dei combattenti è paragonata alla precarietà delle foglie d’autunno, all’imminenza della loro caducità, resa ancora una volta spezzando la sequenza ritmica.

Il titolo Il Porto sepolto allude anche a ciò che resta un mistero, al segreto della poesia, mentre Allegria di naufragi indica un ossimoro che oppone due sentimenti: l’allegria e il timore della morte. Le poesie inserite, invece, nella raccolta Sentimento del tempo offrono un cambio di soluzione: si recuperano le forme metriche tradizionali e vi è una diversa percezione del tempo, insieme a un recupero della figura del mito, da Crono ad Apollo e Giunone. Poi lo scoppio della seconda guerra mondiale e una serie di tristi vicende familiari segneranno la prima raccolta poetica del dopoguerra, Il dolore, alla quale seguiranno La terra promessa e Il taccuino del vecchio. Le ultime raccolte, infine, sono il volume di prose Il povero nella città e Il deserto e dopo. Ungaretti muore tra il 1° e il 2 giugno del 1970, mentre attende l’edizione completa e definitiva dei suoi versi (con il titolo Vita d’un uomo. Tutte le poesie).

Monica Di Martino

Laureata in Lettere e laureanda in Filosofia, insegna Italiano negli Istituti di Istruzione Secondaria. Interessata a tutto ciò che "illumina" la mente, ama dedicarsi a questa "curiosa attività" che è la scrittura. Approda al giornalismo dopo un periodo speso nell'editoria.