ArtePrimo PianoLa necropoli della terramara di Casinalbo

Alice Massarenti26 Novembre 2021
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Casinalbo, frazione di Formigine, si trova tra 67 e 65,5 metri sul livello del mare, a pochi chilometri a sud di Modena. Già dalla metà dell’Ottocento era nota la presenza di una terramara nei pressi del paesino, ma fu solo nel 1880 che fu scoperto un sepolcreto 200 metri a sud del margine meridionale di essa. La necropoli è situata su depositi limosi di pianura alluvionale e occupava in origine una superficie di circa 12000 metri quadri, da cui sono emerse più di 600 sepolture riferibili all’Età del Bronzo e almeno una all’Età del Ferro.

La distribuzione spaziale delle sepolture mostra modalità non omogenee: la maggior parte delle tombe sembra riunita in gruppi, dai più piccoli (che comprendono da 4 a 15 sepolture), ai più grandi (che raggruppano da 75 a 86 cinerari), per una densità massima di 10 tombe a metro quadro, mentre alcune sono più distanziate. I gruppi più piccoli mostrano una forma elissoidale, quelli più grandi una maggiore concentrazione di tombe nella parte centrale, dove possono anche intervenire sovrapposizioni, come a indicare la presenza di gruppi che si ingrandiscono dal centro verso l’esterno, continuando però a utilizzare la zona più interna.

Ipotesi di collegamento tra la terramara e la necropoli attraverso la continuazione di una direttrice (Cardarelli et alii, 2014)

Le sepolture erano costituite da pozzetti in cui erano alloggiati uno o più cinerari in ceramica o, in soli 8 casi, materiale deperibile. Il pozzetto veniva poi riempito con la stessa terra scavata per la buca, senza la presenza di terra di rogo. Il cinerario era ricoperto da una scodella, una ciotola, una tazza o coperchi veri e propri; a volte erano presenti anche vasi di piccole dimensioni posti capovolti sopra le ossa cremate, da considerarsi probabilmente quali elementi di corredo. In un caso unico (t. 157) il pozzetto conteneva un’olla, priva di ossa combuste, coperta da una scodella frammentaria.

Un’interessante scoperta è stata effettuata attraverso l’analisi topografica: all’interno della necropoli erano presenti direttrici larghe 2 metri, non occupate da tombe, che seguivano un andamento ortogonale, corredate da percorsi interni percorribili. Una di queste vie collegava la necropoli alla terramara; inoltre, all’incrocio di due direttrici, sono attestati i resti di attività rituali e immediatamente a sud alcune buche di palo segnalano la posizione di una struttura circolare, con diametro di 1,80 metri, da riferire a funzioni cerimoniali. Con ogni probabilità si trattava di una piattaforma circolare sopraelevata. Le buche allineate a nord della struttura potrebbero invece essere attribuite a una rampa di accesso lunga più di 2 metri, che permetteva di raggiungere un’altezza di quasi 1 metro. Le caratteristiche del suolo indicano che la zona non veniva utilizzata per i roghi.

Ricostruzione della piattaforma sopraelevata (Cardarelli et alii, 2014)

Le tombe erano segnalate da ciottoli di fiume appoggiati al di sopra dei pozzetti, anche se la loro densità all’interno della necropoli era piuttosto variabile. Questi sassi allungati, alti da 13 a 96 centimetri, segnalavano un gruppo di sepolture; erano disposti in verticale, infissi dall’estremità più rastremata a diretto contatto col cinerario o in rari casi leggermente sopraelevati. Segnalando i pozzetti si potevano realizzare i successivi senza distruggere gli altri, anche in quei casi in cui si volevano deporre i cinerari uno accanto all’altro. La presenza di segnacoli, inoltre, permetteva di realizzare rituali secondari. I ciottoli sono stati analizzati a lungo per cercare segni di riconoscimento, come incisioni o pitture, ma probabilmente i pigmenti sono statati cancellati dalla lunga esposizione agli agenti atmosferici, oppure si utilizzavano tessuti o altre fibre organiche per ricoprirli.

All’interno dell’area di scavo sono state identificate anche alcune aree con terreno rubefatto per contatto con un fuoco, in cui emergevano frammenti di ceramica dell’Età del Bronzo e pochi frammenti di ossa combuste. Nessun pozzetto veniva scavato in queste aree, abbastanza estese da escludere l’utilizzo come semplice focolare.

Tavola dei cinerari scoperti nel 1880, ora custoditi presso il Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena (Crespellani, 1882, tav. II)

Erano presenti anche fosse riempite di carboni o reperti archeozoologici, collegate alle attività rituali. Altre fosse di dimensioni più grandi contenevano frammenti di ossa umane combuste, carboni, resti di fauna, ciottoli, frammenti ceramici (pareti e fondi) e bronzei esposti al fuoco. Alcune lame di spada erano state esposte al fuoco, poi piegate e spezzate intenzionalmente. La ricostruzione dell’arma ha riconosciuto un tipo di spada inquadrabile nel Bronzo Recente. I pugnali sono più rari e attribuiti al Bronzo Recente. Più rappresentati i ribattini, riferibili a spade e pugnali, ma non mancano punte di freccia, borchie, spilloni, fibule ad arco di violino, fermatrecce, orecchini e pendagli. Tutti questi frammenti sono stati ritrovati in superficie, maggiormente concentrati nelle zone a più alta densità di frammenti ceramici e ossa combuste. Gli oggetti in bronzo, dopo essere stati spezzati, non venivano deposti all’interno dei cinerari ma collocati secondo una logica rituale.

Questi indizi fanno pensare che la cerimonia dovesse comprendere la manipolazione degli oggetti appartenenti al defunto. Visti i frammenti ceramici, c’è la possibilità che si praticassero anche libagioni con bevande fermentate a base di uva.

Alice Massarenti

Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.