ArtePrimo PianoI Pilastri dell’Arte: la nascita della Galleria Nazionale d’Arte Antica

Martina Scavone Martina Scavone7 Novembre 2020
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Le vicende della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma si collegano al palazzo dei Principi Barberini solo alla metà del Novecento, quando la Galleria Nazionale d’Arte Antica come istituzione ha già più di un secolo di vita. Fu infatti fondata dal nuovo Stato unitario nel 1895 con il duplice obiettivo di creare a Roma una grande Galleria Nazionale e di salvare dallo smembramento le gallerie fidecommissarie romane.

Il primo nucleo era stato costruito dodici anni prima, il 17 settembre 1883, con la donazione allo Stato delle 806 opere della collezione fidecommissaria dei principi Corsini e del grandioso palazzo alla Lungara che le custodiva. Nel 1892 si aggiunse, a quella Corsini, la donazione delle quattrocento opere della collezione Torlonia e subito dopo, nel 1895, le quasi duecento provenienti dal Monte di Pietà e le tredici donate dalla famiglia Odescalchi.

Il problema della creazione di un museo con una configurazione diversa rispetto alle collezioni fidecommissarie non si pose immediatamente, ma soltanto in seguito all’acquisizione della collezione Torlonia e della raccolta del Monte di Pietà nel 1892; a quel punto la consistenza delle opere da esporre portò alla creazione di una grande, vera e propria Galleria Nazionale e richiese la scelta di una sede idonea. Fu così che venne fondata la Galleria Nazionale d’Arte Antica ordinata da Adolfo Venturi, pomposamente inaugurata il 9 giugno 1895 alla presenza del Re d’Italia e sancita dal Regio Decreto Legge del 20 giugno 1895. Negli anni successivi, gli incrementi della collezione si susseguirono a ritmo intenso: fu la volta degli acquisti delle collezioni Sciarra (1896), Hertz (1915) e Chigi (1918).

Da subito si presentò un grave problema di spazio, dal momento che le undici sale di palazzo Corsini non potevano accogliere né le nuove acquisizioni né, ovviamente, quelle ancor più cospicue giunte nel corso del Novecento. La questione del trovare una sede definitiva delle collezioni venne, tuttavia, rinviata. Inizialmente si pensò di aggiungere a palazzo Corsini un’ala nell’area del giardino segreto, ma il progetto naufragò. Intanto le collezioni continuavano ad arricchirsi: nel 1939 arrivarono i grandi quadri Mattei e nel 1952 quello che rimaneva della collezione Barberini.

Galleria del Cardinale, Roma, Galleria Corsini

L’allestimento delle opere esposte cambiava continuamente; un nuovo ordinamento basato non più sulle collezioni, ma organizzato per scuole e generi, fu curato da Adolfo Venturi nel 1902. Il suo successore, Federico Hermanin, riuscì a ottenere due sale in più (per un totale di tredici) e a esporre nuovi quadri pur mantenendo, con lievi varianti, l’ordinamento di Venturi. La stessa scelta fece Aldo De Rinaldis, direttore dal 1936.

La soluzione di tutti i problemi sembrò arrivare nel 1949 con l’acquisto di Palazzo Barberini, che con la vastità dei suoi spazi (circa 17.000 mq) avrebbe potuto offrire ampia ospitalità all’intera collezione e dare finalmente a Roma una Galleria Nazionale degna di una capitale europea. C’era però un ostacolo che per lunghi decenni ne impedirà la realizzazione. All’epoca dell’acquisto, infatti, la maggior parte del Palazzo era affidato a vari inquilini, primo fra tutti il Circolo degli Ufficiali delle Forze Armate, che occupava per intero il piano terreno e metà del piano nobile per un totale di più di 5000 mq. Oltre al Circolo, dai documenti dell’epoca risultano occupate a vario titolo aree consistenti del palazzo da parte di altri locatari piuttosto eterogenei. Data questa situazione, subito dopo l’acquisto del palazzo, erano di fatto disponibili per la Galleria solo 700 mq circa.

Nei primi anni ’50 si procedette con molta difficoltà a una prima sistemazione di un gruppo delle collezioni: le opere dei primitivi fino a tutto il XVI secolo furono esposte a Palazzo Barberini, mentre quelli dei secoli XVII e XVIII rimasero a Palazzo Corsini. Con la successiva sistemazione del 1985 tutte le opere della raccolta Corsini vennero collocate a Palazzo Corsini, mentre quelle pervenute con successive donazioni o acquisti vennero sistemate a Palazzo Barberini, dove si contavano un totale di 1568 dipinti e 2067 oggetti di arte decorativa.

Raffaello, La Fornarina, 1518–19 ca., 85×60 cm, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini

Nel complesso, la collezione della Galleria Nazionale è ricchissima di capolavori, soprattutto dei secoli XVI e XVII, fra le quali spiccano per notorietà la Fornarina di Raffaello e la celeberrima Giuditta che taglia la testa di Oloferne del Caravaggio.

Caravaggio, Giuditta e Oloferne, 1597 ca., 145×195 cm, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini

I risultati più importanti, in termini di spazio, si sono ottenuti negli ultimi anni, in particolare da quando il Circolo Ufficiali ha accettato di lasciare Palazzo Barberini e di trasferirsi nella retrostante Villa Savorgnan di Brazzà; questo ha permesso di sfruttare una nuova ala del palazzo (l’ala sud del piano nobile) e di ricavarne 11 sale, inaugurate l’11 aprile 2019 con il nuovo allestimento dei capolavori del Settecento e un concerto dal titolo Tutto Mozart.

Particolare di una delle nuove sale dell’ala sud di Palazzo Barberini

A oggi, le Gallerie Nazionali d’Arte Antica sono un’unica istituzione museale, con sede a Palazzo Barberini e a Palazzo Corsini.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.