Il poliedrico scrittore inglese John Ruskin definiva le montagne le grandi cattedrali della terra, con i loro portali di roccia, i mosaici di nubi, i cori dei torrenti, gli altari di neve e le volte di porpora scintillanti di stelle. Una descrizione idilliaca ed epifanica che richiama alla mente l’idea delle montagne come di un qualcosa di totalmente esterno alla vita comune degli uomini, una presenza divina sulla Terra che ricorda incessantemente all’uomo la propria limitatezza. Per millenni infatti, questi giganti della natura hanno suscitato sentimenti contrastanti, da una paura impregnata di profonda religiosità sino alla vera e propria venerazione, sviluppandosi in seguito in una sfida con i propri limiti e quelli imposti dalla natura stessa.
Bisognerà aspettare la prima metà del XX° secolo per assistere ad un effettivo ridimensionamento di questo misticismo naturale; lo sviluppo dell’alpinismo unito alla fotografia porteranno agli occhi del mondo intero non solo paesaggi inesplorati ed immacolati ma anche delle testimonianze di vere e proprie imprese umane, in grado di superare ogni possibile aspettativa. Le fotografie diventano così gli occhi e la voce di una natura che nel corso del tempo accoglierà l’uomo senza mai perdere il suo intrinseco alone di solennità, un potere che oggi riesce ancora ad affascinare.
Questo rapporto uomo-natura è documentato perfettamente dai 130 scatti che compongono la mostra Mountains by Magnum; una raccolta di incredibile valore artistico che vede in esposizione i grandi fotografi della storica agenzia francese Magnum, da Werner Bischof a Robert Capa, passando per il connazionale Ferdinando Scianna e il contemporaneo Steve McCurry.
Una collezione che accompagna il visitatore in un viaggio a ritroso nel tempo, assistendo all’evoluzione dell’arte fotografica e della percezione stessa dell’ambiente montano, immortalato nelle sue più diverse sfaccettature: da luogo di avventura ed esplorazione a rifugio di pace e tranquillità, da vette disabitate e quasi irreali sino a vallate divenute una casa e una sicurezza per molte persone.
La mostra in esposizione fino al 6 gennaio 2020 presso il pittoresco complesso monumentale di Forte di Bard, presenta anche un importante progetto dedicato al territorio stesso della Valle D’Aosta, firmato dal fotografo di fama internazionale Paolo Pellegrin.
Il gioco cromatico del bianco e nero, caratteristica portante del fotografo romano, è ancora una volta la carta vincente in grado di mostrare allo spettatore il lato più delicato ed incredibile delle montagne aostane che, immortalate nei giochi di luce della neve, nelle curvature ombrose dei crepacci e nei giochi di movimento del vento che sfiora le vette innevate, permettono all’uomo di meravigliarsi ancora una volta della maestosità della natura.

Giulia Ferri
Classe '95, durante gli anni universitari si sposta tra Bologna, Siena e Barcellona, laureandosi prima in Antropologia e successivamente in Strategie Comunicative. La sua vita si racchiude in una macchina fotografica e un buon vecchio classico.