CinemaPrimo Piano«La mia urgenza è raccontare storie in tutti i modi possibili»: intervista a Francesco Mucci

Bianca Damato8 Agosto 2019
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Ha urgenza di comunicare Francesco Mucci, giovane regista in erba di Portici. Figlio d’arte, la madre è l’attrice Nunzia Schiano e il padre l’attore e scrittore Niko Mucci, Francesco ha abbracciato il mondo dell’Arte dedicandosi al cinema, ma anche al fumetto e alla musica. Dopo il suo esordio alla regia nel 2018 con il cortometraggio Corduroy adesso Francesco sta portando avanti un nuovo progetto per un nuovo cortometraggio: Praeda.

Francesco ci parli un po’ di Praeda?

Praeda è un cortometraggio di genere fantascientifico, con ambientazione post-apocalittica. Vi racconto brevemente la trama: in un mondo caduto in disgrazia, in cui gli uomini si sono divisi in branchi proprio come lupi, dove il consumo di carne umana è divenuto legale, una giovane sopravvissuta di nome Andrea dovrà difendere il proprio rifugio, una torre radio, da Blue, un soldato ricognitore di un gruppo paramilitare.

Per realizzare questo nuovo cortometraggio hai chiesto l’aiuto degli spettatori. In che modo possono contribuire alla produzione?

La produzione di questo cortometraggio è stata pensata per essere finanziata tramite una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso. Attraverso la pagina del progetto che trovate a questo link è possibile contribuire economicamente alla produzione del lavoro, aggiudicandosi diverse ricompense in cambio dell’aiuto che ci vorrete dare. Le offerte possono essere anche libere. Inoltre ogni singola condivisione può essere fondamentale alla riuscita del progetto. Fare rete è stato fin da subito il nostro obiettivo per questa avventura.

Ma adesso parliamo di te. Com’è nata la passione per il cinema e in particolare per la regia?

Devo essere sincero, devo molto a un uomo mascherato e dalle orecchie a punta. Quando ero piccolo (e anche adesso devo dire) ero ossessionato da Batman. Era l’epoca del meraviglioso serial animato, del film con Val Kilmer e poi (purtroppo) George Clooney, e io mi divertivo a creare il mio cast ideale per il mio film sull’uomo pipistrello. La fortuna era che vivendo in mezzo ad attori ed artisti di teatro e non (i miei genitori tutt’ora lavorano nel settore) era come avere un album di figurine a cui attingere per il cast. Fortuna che ho ancora oggigiorno. La verità è che tutto nasce dal fumetto, da quel modo di raccontare le storie che mi ha sempre affascinato. Poi devo molto alle mattinate con l’influenza, che mi hanno costretto a casa, sul divano, a vedere tantissimi capolavori (e non). La regia è una diretta conseguenza della mia vera grande passione: la scrittura. La mia urgenza in fin dei conti è raccontare storie, in tutti i modi possibili. La regia è solo un nuovo linguaggio che finora ho studiato e adesso provo a praticare.

Chi sono i tuoi registi di riferimento?

In una ideale trinità registica non posso che inserire (in ordine sparso) Alfred Hitchcock, Christopher Nolan e Zio Martin Scorsese. Tutti e tre per motivi diversi riescono a raccontare le loro storie in un percorso sempre avvincente e sincero. Riesci a vedere l’uomo, l’artista che c’è dietro al loro storytelling, e per me questo è fondamentale. Poi, se posso aggiungere, amo sia George Lucas che James Wan per le idee e l’intelligenza che l’uno ha saputo mostrare a suo tempo, e il secondo sta dimostrando anno dopo anno.

Tu racconti il cinema anche attraverso delle recensioni sul tuo blog Il Grigio. Com’è nata questa idea?

Il Grigio è un progetto nato per non disperdere delle energie. Avevo appena concluso il mio percorso accademico con una tesi sulla figura dell’antieroe che partiva da Luigi Zampa e, passando da Scorsese, arrivava a Gomorra. Dovevo continuare a scrivere, ad analizzare, a dire la mia. Allora nell’ordine è nata la pagina su Facebook e poi il sito. Contemporaneamente Il Grigio è diventata una sorta di firma anche per i miei lavori da filmmaker e videomaker. Anche se devo ammettere che a due anni di distanza l’idea stessa de Il Grigio, questa posizione di mezzo, non schierata, come il titolo suggerisce, un po’ mi pesa e infatti non so come evolverà il progetto nei prossimi mesi…

Ma oltre al cinema hai tante altre passioni, tra cui il fumetto e il racconto. Riesci sempre a bilanciare tutti i tuoi interessi oppure hai una predilezione per qualcosa in particolare?

Il fumetto prende sicuramente ancora una considerevole porzione del mio tempo, sia come collezionista che come lettore. Non è sicuramente facile barcamenarsi tra tutte le mie passioni, ma è più forte di me. Sono un curioso cronico. A tutto questo aggiungerei anche la ferita aperta che ho ancora con la musica, e prima o poi le nostre strade si incroceranno di nuovo. Il comun denominatore tra tutti i miei interessi rimangono le storie, il racconto, lo storytelling. Infatti della musica mi manca soprattutto la composizione.

Oltre a Praeda che stai preparando hai altri progetti oppure hai dei sogni nel cassetto che vorresti realizzare?

A settembre finalmente dovrebbe uscire un videoclip che io e la mia squadra abbiamo girato nei mesi scorsi, una vera e propria bomba. Si tratta del brano dei Drakmah, una band di musica elettronica di Portici, dal titolo Hear. Abbiamo girato e prodotto un lavoro di qualità cinematografica e ci siamo divertiti (e stressati) da matti. Non vedo l’ora di poterlo condividere con il mondo, anche perché in futuro mi piacerebbe girare parecchi videoclip musicali. Per quanto riguarda il sogno, beh, resta l’idea del lungometraggio. Attualmente sto lavorando di più sulla serialità, sia con un progetto per un fumetto che sullo sviluppo di un soggetto per una serie tv, ma il fascino del film, del lungometraggio, è irresistibile.

Bianca Damato

Sono nata a Benevento ma ho sempre vissuto a Roma. Oggi sono giornalista praticante a Napoli. Mi piace viaggiare e scoprire nuove culture per arricchirmi e magari un giorno racconterò le meraviglie del mondo. Nel tempo libero vado al cinema e a teatro e non mi perdo mai un gran premio di MotoGP.