CinemaPrimo PianoLa forza motrice del sogno: 40 anni fa usciva “La città delle donne” di Federico Fellini

Alessandro Amato Alessandro Amato19 Gennaio 2020
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Nella sua bellissima biografia di Federico Fellini, Tullio Kezich scrive che al momento di congedarsi da Donald Sutherland, protagonista del Casanova col quale aveva avuto un rapporto tempestoso, il regista «era già pieno di nostalgia e turbato dal sospetto di aver lavorato, senza rendersene conto, a un sarcastico autoritratto in costume da gentiluomo del Settecento: il peggio di un maschio condizionato da un’educazione sbagliata quando mette piede sul pianeta donna». Siamo a maggio del 1976 e dal precedente Natale già esiste un protocollo firmato per realizzare un vecchio spunto di Bernardino Zapponi in un film intitolato La città delle donne per la Produzione Felix di Franco Rossellini. Come ogni altro progetto felliniano, anche questo passerà di mano in mano finché nel 1978 un altro Rossellini, Renzo, rileva tutto a nome della neonata Gaumont Italia.

Per la parte del protagonista (secondo lo stesso Fellini, «un uomo che gira attorno alla donna guardandola da tutte le parti, e ne rimane affascinato e sbigottito») i finanziatori vorrebbero il nuovo divo Dustin Hoffman, ma alla fine non potrà che essere scelto il più maturo Marcello Mastroianni, il quale accetta senza fare domande di interpretare l’ennesimo alter ego dell’amico regista. Già durante la preparazione, il film subisce attacchi e pressioni da parte dei movimenti femministi e dalla stampa, che lo accusano di maschilismo e mancanza di rispetto, quando è invece evidente oggi come allora che La città delle donne si presterebbe a una approfondita e non facile discussione su Fellini e il pianeta donna di cui sopra. Se appunto Casanova poteva essere definito da Pauline Kael «un’epopea della sua alienazione», la nuova pellicola diventa quasi un’ammissione di sconfitta.

Infatti, di fronte a una nuova generazione di donne impegnate a trovare un’autodeterminazione non soltanto sociale e sempre più emancipate, il sessantenne Federico mostra col suo film evidenti segni di disorientamento e rigetto. E per riuscire ad esprimerli al meglio, in fase di scrittura sceglie la struttura del sogno: Snaporaz (soprannome cartoonesco affibbiato a Mastroianni anche nella vita) sta infatti viaggiando in treno con la moglie quando nel sonno si ritrova improvvisamente in un universo governato da donne aggressive e autoritarie. A una prima lettura, più che criticare il femminismo in sé, Fellini sembra volerne avvertire le degenerazioni e sospendere quindi il giudizio affermandosi divertito da tutta la situazione. Eppure La città delle donne è stranamente privo di ironia, anzi, pare quasi triste: apologo dell’incertezza in cui la donna dimostra una vitalità superiore.

All’uomo di mezz’età, pigramente aggrappato all’immagine della Madonna-meretrice, non resta che aggirarsi fra le stanze di una nuova epoca forse senza capirla veramente, e scoprendo nel dottor Katzone (affidato al divetto decaduto Ettore Manni, il quale morì proprio durante le riprese), collezionista di armi e donne, l’inevitabile isolamento di un maschio deformato radicalmente. Ma nella maniera tutta onirica tipica di Fellini La città delle donne registra anche altro, ovvero l’attualità degli Anni di Piombo, l’assurdità del giustizialismo dei rapimenti, i processi al passato e l’ingiustificabile violenza. In questo senso, secondo Kezich la tortura morale subita dal protagonista prima di entrare nell’arena sarebbe «un modo personalissimo per meditare sull’affare Moro». Ecco che, come solo il miglior cinema sa fare, questo film rimane aperto al confronto col presente.

Alessandro Amato

Alessandro Amato

Nato a Milano, conclude gli studi a Torino, dove continua a lavorare nell'ambito critico e festivaliero. Collabora con "A.I.A.C.E". e il magazine "Sentieri Selvaggi". Dirige rassegne di cortometraggi e cura eventi per la valorizzazione del cinema italiano. Quando capita è anche autore di sceneggiature per la casa di produzione indipendente "Ordinary Frames", di cui è co-fondatore.