Architettura, Design e ModaArteItinerariPrimo PianoLa chiesa di San Giuliano nel Parco Regionale Marturanum

Anna D’Agostino Anna D’Agostino19 Agosto 2020
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Nel paesaggio del Lazio etrusco si estende il Parco Regionale di Marturanum, un’area naturale protetta di ben 1240 ettari che ricade interamente nel comune di Barbarano Romano, in provincia di Viterbo. Il sito, istituito nel 1984, ricopre una superficie collinare ai margini nord-orientali dei monti della Tolfa, a poca distanza dai monti Cimini. Oltre la bellezza paesaggistica del parco, dovuta in particolare ai “valloni” (forre scavate nel tufo dal fiume Biedano e dai suoi affluenti), alla biodiversità animale e vegetale, vi è la presenza della necropoli etrusca di San Giuliano e della rocca medievale. Passeggiando lungo i sentieri si resta affascinati dalle facciate rupestri delle tombe che si aprono improvvisamente tra la vegetazione ma la struttura che, forse, lascia più sorpreso il visitatore è la chiesa di San Giuliano.

Quest’ultima, edificata nel XII sec. con materiali recuperati dall’antico abitato etrusco-romano, è il risultato di numerosi interventi, avvenuti tra il XII e il XVII secolo. La chiesa in origine aveva un impianto a tre navate separate da colonne in pietra e arcate a tutto sesto, terminanti con tre absidi di cui quella centrale di maggiori dimensioni. Attualmente l’edificio appare invece più piccolo, a seguito della trasformazione più importante avvenuta nel XV secolo per rimediare ai crolli e danneggiamenti, dovuti al succedersi di eventi sismici e abbandoni: la navata sinistra fu trasformata in un corridoio scoperto di accesso e le prime due campate in un atrio, anch’esso scoperto. Tra il XVII e il XVIII secolo furono effettuati degli adattamenti agli ambienti della chiesa per accogliere una piccola comunità di monaci eremiti insediatisi fino alla fine del XIX secolo; dunque, l’edificio a due piani annesso alla chiesa ebbe proprio funzione di romitorio.

Ciò che rimane della navata sinistra

Le colonne dell’atrio scoperto mostrano differenti stili: i capitelli romanci, con caratteristiche arcaiche e ornamenti a foglie angolari, si alternano a esempi con decorazioni che rimandano a simbologie cristiane, ognuno sorretto da fusti di colonne e basamenti con le proprie caratteristiche peculiari, esempio di riuso di elementi del luogo.

L’atrio privo di copertura

All’interno della chiesa vi sono dei lacerti di affreschi, localizzati quasi esclusivamente nella zona absidale: si tratta in alcuni casi solo di tracce di cui è difficile identificare il soggetto; sono riconducibili a un palinsesto di pitture di diverse epoche realizzate per rinnovare il repertorio decorativo o per l’insorgere di nuove esigenze di culto.

Gli affreschi dell’abside maggiore

Le decorazioni dell’abside maggiore sono costituite da una fascia centrale in cui sono inserite figure di santi, tra i quali si riconoscono Santa Barbara e San Bartolomeo, mentre al centro è collocata una Madonna in trono con il bambino. Nel catino absidale vi è la figura meglio conservata di tutto il ciclo: il Cristo in trono benedicente, con nimbo crucisignato, entro una mandorla; ai lati si intuiscono due figure di angeli risparmiati dall’intervento di tinteggiatura a calce dell’Ottocento, che ha interessato la maggior parte delle superfici intonacate dell’edificio.

Cristo in trono

Fu risparmiata anche la raffigurazione del santo a cui è stata dedicata la chiesa. Dipinto sulla facciata interna del setto murario che divide la navata centrale da quella laterale destra, San Giuliano Ospitaliere è rappresentato come un giovane cavaliere senza armatura tranne la spada, un mantello, lo stendardo e l’aureola. La storia del santo narra di un giovane mercante fiammingo benestante dal carattere duro e vendicativo che un giorno, partito per una battuta di caccia, tornando a casa trovò una coppia nel suo letto, e immaginando che sua moglie lo avesse tradito, li uccise entrambi. Quando poi si rese conto che aveva ucciso i suoi genitori che erano venuti a trovarlo, si pentì dell’atroce gesto compiuto e decise di cambiare vita, migrando per l’Europa per una vita di espiazione. Le sue opere di carità, proprio per via della sua storia personale, riguardarono l’accoglienza e la protezione dei pellegrini.

San Giuliano

Infine, l’abside minore presenta dei brani di pittura molto lacunosi – risalenti al XVI secolo – in cui si riconoscono un’architettura dipinta, una nicchia con cornici modanate, zoccolatura in finto marmo e candelabre laterali monocrome su fondo rosso; al centro, la Madonna in trono con il bambino (purtroppo molto rovinata).

L’abside minore
Anna D’Agostino

Anna D’Agostino

Classe '93, laureata in Storia dell'Arte con una tesi in Museologia sull'arredamento dell'Ambasciata d'Italia a Varsavia dalla quale è scaturita una pubblicazione in italiano e polacco. Prosegue la ricerca inerente l'arredamento delle Ambasciate d'Italia nel mondo grazie a una collaborazione con la DGABAP del Mibact. É iscritta al Master biennale di II livello "Esperti nelle Attività di Valutazione e di Tutela del Patrimonio Culturale". Inoltre lavora per H501 srl.