Architettura, Design e ModaPrimo PianoTeatro e DanzaI due giorni di vita del teatro sul Campidoglio

Giada Oliva1 Giugno 2021
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Il “so di non sapere” socratico sembra l’unica frase sensata che un turista o un cittadino possa esclamare quando per l’ennesima volta scopre un inedito dettaglio di Roma. Il dettaglio in questione è un teatro che nel 1513 fu costruito sul Campidoglio ed ebbe una durata molto breve, di soli due giorni: il 13 e il 14 settembre. Quei due giorni furono però fatali per consacrarlo come il primo edificio teatrale d’epoca moderna. Fu realizzato per volontà di Leone X, che – diventato Papa da appena sei mesi – volle conferire la cittadinanza romana onoraria al fratello Giuliano dè Medici e al contempo celebrare la potenza della famiglia fiorentina, organizzando per l’occasione dei festeggiamenti pomposi. Questi sarebbero dovuti avvenire in un teatro glorioso eretto sulla piazza del Campidoglio che, all’epoca piena di ciottoli, sembrava un po’ dimessa per un evento di tale portata.

Benché provvisorio, per la costruzione del teatro non si badò a spese e furono concesse ampie libertà per pignorare, abbattere e vendere proprietà che ne ostacolavano la realizzazione. La piazza fu livellata e modificata ma sarà poi Michelangelo a darle, nel 1534, la forma attuale. L’architetto Pietro Roselli ideò una struttura in legno a pianta rettangolare, con 7 ordini di gradinate disposte su 3 lati e palchi privati per i nobili. Baldassarre Peruzzi si occupò delle decorazioni pittoriche finalizzate a celebrare Roma e la famiglia de’ Medici. Arazzi, quadri e decorazioni che imitavano il marmo erano riccamente presenti ovunque. Il teatro era a cielo aperto ma poteva essere coperto all’occorrenza. L’ingresso era un grande arco di trionfo, non chiuso ma sorvegliato da una speciale squadra selezionata per l’occasione.

La cavea fu affollata fin dalle prime ore del mattino del grande giorno: circa 3000 persone erano presenti, più quelle che si erano arrampicate sulla costruzione e guardavano attraverso le fessure nel legno. Lo spettacolo ebbe inizio fuori dal teatro, con il corteo di Giuliano e l’incontro con i magistrati romani. Una volta dentro, sul palco furono disposti un altare e un pulpito coperto di stoffe d’oro e fu celebrata la cerimonia di consegna della cittadinanza tra acclamazioni e squilli di trombe. Un breve intervallo permise il cambio di scena: furono portate le pietanze decorate vistosamente per un interminabile banchetto che si svolse proprio davanti al pubblico che riempiva la cavea. Una sorta di spettacolo nello spettacolo. Quando fu terminato, il palcoscenico venne sgomberato per dar luogo alle rappresentazioni allegoriche, con sfilate di carri trionfali che si susseguirono per tutta la giornata e finirono il giorno seguente.

Il 13 settembre andò in scena una pastorale in musica in onore di Clarice de’ Medici – madre di Leone X – e in seguito la commedia, il Poenulus di Plauto. La regia fu affidata all’umanista Tomaso Inghirami e al cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena. Fu interamente recitata in latino, da nobili romani e studenti, e si concluse al tramonto chiudendo le due giornate di celebrazioni. Fu un evento così curato e imponente che venne ricordato come il più importante del secolo.

Giada Oliva

Romana, classe '85, laureata al Dams in Storia del teatro italiano. Ha studiato per diversi anni teatro e danza contemporanea. Particolarmente curiosa, ama essere una cacciatrice di esperienze e di nuovi punti di vista.