Il 27 novembre 2016 si è tenuta la prima romana di Inedia prodigiosa, l’opera corale della compositrice contemporanea Lucia Ronchetti. L’evento, svoltosi presso le Terme di Diocleziano, ha visto la partecipazione dei cori dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ed è stato sostenuto dalla fondazione Roma Europa.
Inedia prodigiosa è un’opera corale divisa in diverse scene che raccontano l’esperienza personale di alcune digiunatrici scelte a partire dal medioevo fino a oggi. Ai concerti hanno preso parte tre cori dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: il Coro dei professionisti diretto da Ciro Visco, il Chorus amatoriale degli adulti e la Cantoria, questi ultimi diretti da Massimiliano Tonsini.
La pratica dell’inedia, talvolta estatica, è storicamente legata allo scenario femminile, motivo per cui la compositrice sceglie di rappresentare i suoi personaggi attraverso voci di donne e ragazze. Gli elementi maschili, invece, in questo contesto rappresentano i testimoni di tali prodigi: sono medici, scrittori, professori ed ecclesiastici che dall’esterno osservano il decorso della malattia e l’ascesi mistica. È proprio un autore cristiano, Tertulliano, a fornire nel III secolo dopo Cristo all’interno del De anima un’idea positiva di anoressia, l’Anorexia mirabilis: «Un corpo emaciato passerà più facilmente attraverso la stretta porta del Paradiso, un corpo leggero risorgerà più rapidamente e nella tomba un corpo devastato sarà preservato al meglio».
In questo modo la situazione drammaturgica pone uomini e donne su due fronti – sostiene la compositrice – così come ha fatto la storia: i trattatisti, solo uomini, hanno tramandato queste esperienze prodigiose vissute per lo più da figure femminili.
Maria Maddalena de’ Pazzi
Caterina da Siena
Nel Medioevo l’inedia prodigiosa è una “miracolosa mancanza di appetito” in quanto è finalizzata, come sostiene Rudolph M. Bell, all’appagamento spirituale. Il fenomeno era visto come manifestazione di santità o, in alternativa, diabolica: nel Rinascimento il clero non teneva conto delle componenti psicologiche di paura e di insicurezza che potevano causare un atteggiamento di questo tipo. Angela da Foligno, Santa Chiara d’Assisi, Santa Teresa d’Avila, Margherita da Cortona e molte altre vissero quest’esperienza. Un caso molto noto è quello di Caterina da Siena la quale si nutriva esclusivamente di Eucarestia ed erbe ed espelleva tutto il resto provocandosi il rigetto con un ramoscello in gola. Maria Maddalena de’ Pazzi, invece, nella tradizione iconografica si nutre di un tozzo di pane mentre le altre sorelle mangiano a tavola.
Mollie Fancher
William W. Gull, indicando l’atteggiamento di alcune donne che rifiutavano il cibo, utilizza l’espressione “anorexia nervosa”. Sarà lui, insieme a Charles E. Lasègue, ad analizzare l’origine psichica del disturbo. Altri casi famosi sono quelli di Mollie Francher, il “Brooklyn Enigma”, e di Christina Georgina Rossetti, modella e sorella di Gabriël Rossetti. A fronte di questo panorama le voci che sono state scelte per l’opera corale sono prevalentemente femminili poiché rappresentano quelle delle protagoniste che riemergono dai testi a noi tramandati e messi in musica dalla Ronchetti: «Un insieme di ritratti musicali di donne reali del passato, ognuna delle quali racconta la sua storia ed esprime le sue idee attraverso uno stile vocale specifico, in una sovrapposizione di diverse “solitudini” di idiomi vocali femminili focalizzati sulla fame».
Il coro femminile selezionato è molto eterogeneo: vi si trovano ragazze dai sedici anni insieme a donne più grandi così come voci mature sono accostate ad altre più giovani e voci impostate si alternano a voci meno professionali. La scelta di un coro misto è basata sulla volontà di ottenere differenti effetti: le voci delle professioniste sono le più elaborate, sia dal punto di vista timbrico che espressivo; quelle delle ragazze sono più pure poiché meno ricche di armonici e vibrati e, infine, le voci delle donne adulte del coro amatoriale non hanno avuto alcun trattamento e risultano anche esse pure e dirette. Anche la disposizione delle circa 150 voci punta a sottolineare le diversità: in questi concerti le cantanti del coro dei professionisti, che incarnano le protagoniste degli episodi dell’opera, si sono esibite davanti agli occhi del pubblico.
Gli altri due cori, invece, hanno cantato dietro di esso giungendo come voci fuori campo, una sorta di coro tragico greco. I Maestri stessi, data questa disposizione, hanno diretto dandosi le spalle. Il coro amatoriale incarna le voci della protesta, quelle delle tante digiunatrici le cui vite non erano state tramandate dalla storia e che, con brusii, urla improvvise e lamenti di sotto fondo, rivendicano il loro diritto a essere ricordate. Uno spettatore ha definito i canti eseguiti dalle ragazze più giovani della Cantoria dei momenti di estasi in mezzo a un tumulto di suoni.
Il pubblico era letteralmente circondato dai cori: era il vero protagonista della scena. La volontà iniziale dell’autrice, in realtà, era quella di far vagare liberamente i componenti del coro per la sala in modo che fossero a diretto contatto con gli spettatori. L’aula X delle Terme di Diocleziano, l’antica cisterna, con la sua volta a crociera e la sua pianta rettangolare ricca di nicchie con statue antiche, si è rivelata una location molto suggestiva. La stanza è priva di palco ed è perfetta per porre sul medesimo piano artista e fruitore e per incantare entrambi con giochi di chiaroscuro. L’opera è ricca di citazioni: si distinguono inconfondibilmente le tracce di Grandi, Monteverdi, Rossini e Verdi.
È il quarto tentativo di opera corale della compositrice e nasce dal desiderio di «realizzare due miraggi: scrivere un’opera corale per voci femminili e mettere in atto il tema del digiuno». Si tratta di due percorsi paralleli che nel tempo si sono uniti. Una delle protagoniste di Inedia prodigiosa è Maria Maddalena de’ Pazzi, figura di centrale importanza sia per Salvatore Sciarrino che per Lucia Ronchetti. Infinito nero del Maestro è un’opera per voci e strumenti basata sui testi della santa, documenti nei quali le parole sembrano scorrere come lava e, alle volte, subire accelerazioni e decelerazioni improvvise. Mentre Sciarrino si è incentrato sul tema dell’estasi, Ronchetti è rimasta colpita da un altro aspetto, quello del digiuno. È da qui, infatti, che inizia il lavoro sull‘anorexia mirabilis, una delle forme più ascetiche di rifiuto della vita. L’approccio della Ronchetti è di tipo storico: ha analizzato questo fenomeno scegliendo figure femminili di tutte le epoche e di diversi paesi. I testi, curati da Guido Barbieri a partire dai documenti raccolti da Elena Garcia-Fernandez e Marco Innamorati, rispettano la lingua originale (anche nella sua antichità) delle fonti che li tramandano. Ad esempio si possono trovare testi in francese e italiano del Cinquecento così come in latino, tedesco e inglese. Questa scelta di autenticità nei confronti delle lingue risponde a un gusto estetico-realista: bisogna riportare fedelmente le ultime parole poiché esse, in punto di morte, sono essenziali e centellinate e la loro traduzione potrebbe disperderne il profondo significato.
Lucia Ronchetti
Nel corso dell’intervista, Lucia Ronchetti – Professoressa di Armonia, Contrappunto, Fuga e Composizione presso il Conservatorio di Salerno – ha messo in luce l’impossibilità, ad oggi, di vivere del solo mestiere di compositore in Italia. Molto spesso in passato le è capitato di incontrare difficoltà nel proporre progetti a enti e istituzioni: «Non c’è nemmeno la porta chiusa, c’è la non risposta: non si profila proprio la situazione in cui si possa ottenere un sì o un no».
A questo va aggiunta la fragilità che la musica contemporanea ha di per sé, essendo «una musica di ricerca molto complicata e con poco pubblico, per lo più slegata da un ritorno economico». La stessa Inedia Prodigiosa si presenta come un’opera complessa sotto molti punti di vista tanto che il Teatro Massimo di Palermo, incaricato in primis di metterla in atto, ha mostrato delle perplessità per l’esecuzione. Fortunatamente la trascrizione del Maestro Ciro Visco, direttore del coro dell’Accademia di Santa Cecilia, ne ha permesso con successo la realizzazione in prima assoluta a Roma, dirigendo magistralmente i tre cori insieme al Maestro Tonsini.
Lucia Ronchetti, Ciro Visco e Massimiliano Tonsini
Successivamente – il 21 gennaio 2018 – l’opera è stata replicata a Roma presso l’Auditorium Parco della musica.
Dottoranda in Italianistica, si è specializzata in letteratura contemporanea e filosofia moderna alla Sapienza. Ha curato numerose pubblicazioni su Ovidio. Studia pianoforte, si appassiona di filosofia, musica, arte, itinerari a piedi ed è attiva nel panorama editoriale.
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