ArtePrimo PianoImmagini allegoriche: dalla Roma pagana alla Roma cristiana

Valentina Merola Valentina Merola4 Aprile 2021
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Nel 313, con l’editto di Milano, l’imperatore Costantino concesse la libertà di culto a tutti i cittadini dell’Impero Romano. Il Cristianesimo era già largamente diffuso a Roma, e cominciò a sostituirsi al paganesimo, anche se le famiglie dell’aristocrazia senatoria erano ancora legate alle vecchie tradizioni. Il passaggio dalla Roma pagana alla Roma cristiana avvenne apparentemente in modo graduale, e così fu anche nelle arti. Basti pensare che gli artisti che lavoravano per i nuovi committenti erano gli stessi che avevano eseguito le vecchie produzioni; per cui, inizialmente, attinsero alla già esistente tradizione artistica. Essi presero quei motivi che già conoscevano e li riadattarono, facendoli divenire simboli peculiari del Cristianesimo. D’altro canto, la nuova confessione religiosa superò la sua iniziale diffidenza nei confronti delle immagini, e si convinse a divulgare la propria dottrina attraverso figure, simboli e allegorie, anche della tradizione pagana: simbologie divenute ormai parte della nostra memoria visiva. Una delle più antiche è la rappresentazione del pesce, che in greco antico era ΙΧΘΥΣ, ichthýs. Disposte verticalmente, le lettere di questa parola formano un acrostico della frase Iesùs Christòs Theòu Yiòs Sotèr, “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”. Per i primi cristiani, il pesce era appunto un simbolo per indicare Gesù Cristo.

Anche l’agnello è un’altra tra le raffigurazioni utilizzate come prime simbologie di Cristo, secondo le parole del vangelo di Giovanni (1, 29): “… l’agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”. Uno dei tanti esempi si trova nella decorazione musiva della basilica di San Vitale a Ravenna: l’agnello mistico si trova al centro della volta, è sorretto da quattro arcangeli che poggiano su quattro globi, e si trova tra volute di foglie d’acanto, frutta, piante e animali. Tra questi c’è il montone, un riferimento agli antichi sacrifici del mondo pagano.

Agnello nimbato portato da quattro angeli, VI secolo, San Vitale, Ravenna

Tra le letture allegoriche della figura di Cristo c’è anche quella del buon pastore, spesso utilizzata nella tradizione iconografica romana. La Statua del Buon Pastore dei Musei Vaticani rappresenta Gesù come un giovane pastore che porta un agnello sulle spalle, così come lui è pastore della Chiesa. Non sono presenti gli elementi iconografici riconducibili alla sua figura divina: Cristo è imberbe, senza aureola e con una tunica corta, tipica dell’arte bucolica. La statua è un frammento di un altorilievo appartenuto probabilmente a un sarcofago del III secolo.

Statua di Gesù Cristo Buon Pastore, fine del III – inizi del IV secolo d.C., marmo bianco, Musei Vaticani, Città del Vaticano

Durante i primi secoli del Cristianesimo, Roma mantenne la propria centralità simbolica. Evitando aperti conflitti con il Senato, Costantino fece erigere edifici cristiani non nel centro storico della città, e spesso l’esterno di tali edifici era spoglio e discreto, mentre l’interno era riccamente decorato. Ne è un esempio il Mausoleo di Santa Costanza, gioiello della tarda antichità.

Mausoleo di Santa Costanza, Roma

Il mausoleo fu voluto intorno al 337 da Costanza, figlia dell’imperatore Costantino. La pianta è circolare, e un anello formato da dodici coppie di colonne in granito suddivide lo spazio in due ambienti: un ambulacro in penombra e una rotonda centrale che si irradia della luce proveniente dai finestroni del tamburo su cui poggia la cupola. L’essenzialità esterna contrasta nettamente con lo splendore dei mosaici all’interno, che si sono fortunatamente conservati in parte nelle campate del soffitto del deambulatorio.

Mausoleo di Santa Costanza, interno

Entrando nel mausoleo, si è di fronte ai mosaici cristiani di Roma più antichi giunti fino a noi. Queste decorazioni mostrano, ancora una volta, l’utilizzo di elementi pagani rielaborati come cristiani. Il mosaico a fondo bianco della volta presenta, così, raffinate trame geometriche e svariate figure dentro dei medaglioni: l’ambiente è invaso di amorini, ninfe, uccelli, anfore, conchiglie che diventano simboli di virtù cristiane.

Mausoleo di Santa Costanza, particolare del mosaico

Di grande effetto sono le scene della vendemmia: un tralcio di vite invade una campata, mentre tre uomini pigiano l’uva e un carro colmo di grappoli d’uva, trainato da buoi, si accinge al padiglione. Il tipico tema dionisiaco della vendemmia viene rielaborato, in questo caso, per rappresentare il mistero eucaristico del vino che diventa sangue di Cristo.

Mausoleo di Santa Costanza, Vendemmia, particolare del mosaico

All’interno del mausoleo era presente un monumentale sarcofago in porfido rosso (tipicamente romano) con le spoglie di Costanza. Oggi, il sarcofago si trova all’interno dei Musei Vaticani; ritorna, sia sui lati lunghi che su quelli brevi, il motivo decorativo dei tralci di vite, che si snodano in tondi all’interno dei quali sono rappresentati alcuni amorini vendemmianti.

Il passaggio dalla tradizione classica alla nuova realtà cristiana avvenne a Roma anche attraverso il cambio di significato dei suoi antichi simboli. Un mutamento che ha trasformato lentamente il centro dell’Impero Romano in quello che sarebbe diventato, per tutti i secoli a venire, il centro della cristianità.

Valentina Merola

Valentina Merola

Laureata in Didattica dell’Arte, ha conseguito i suoi studi tra l’Accademia di Belle Arti di Napoli e l’Université Paris VIII di Parigi, con indirizzo “Arts, Philosophie, Esthétique”. Appassionata di filosofia e arte, in particolare quella medievale e rinascimentale, amante di libri e vecchie cartoline.