Gabriele D’Annunzio, oltre a un’ingente quantità di scritti, ci ha lasciato anche una casa molto particolare, una vera e propria casa-museo, conservata esattamente come il noto poeta-soldato pescarese l’aveva arredata: il Vittoriale degli italiani. Si tratta di un complesso di edifici, tra i quali si annoverano Archivi, Biblioteche, il Museo della guerra, un teatro all’aperto e uno spazio esterno composto da giardini, viali e piazze. Il Vittoriale campeggia su una favolosa collina sulle rive del lago di Garda, a Gardone Riviera, circondato da un giardino ideale per perdersi nelle giornate di frescura autunnale o primaverile, per godere della fioritura dei boccioli e dei colori caldi delle numerose piante che lo decorano, a seconda della stagione.
Ideale è il termine adatto per parlare anche dei filoni concettuali alla base dell’arredamento dell’edificio, la cosiddetta Prioria, residenza effettiva del Vate. L’estetica della Prioria è disorganica e coesa a un tempo solo, in linea con l’eclettismo dannunziano: «Tutto qui mostra le impronte del mio stile, nel senso che io voglio dare allo stile», così recita l’atto di donazione del Vittoriale agli italiani, trasfigurando da atto giuridico a testamento personale. Ci si rende conto immediatamente di quanto siano contrastanti fra loro i temi ispiratori del mobilio degli ambienti. La Stanza delle Reliquie è esemplare in questo, dominata da un’imponente vetrata realizzata da Pietro Chiesa su disegno di Guido Cadorin raffigurante Santa Cecilia all’organo, omaggio alla sua ultima compagna ufficiale, l’organista Luisa Bàccara.
Sulla scorta del suo motto di voler rendere la sua vita un’opera d’arte, D’Annunzio fa della sacralità lo sfondo costante dei suoi rapporti personali: gli amici e l’amicizia sono sacri, le amanti – prima fra tutte Eleonora Duse – hanno qualcosa di divino, la Patria è sacra. La sacralità dannunziana conduce il visitatore a partire dall’ingresso, quando ad accoglierlo è un dono dei frati del convento di San Francesco d’Assisi, una colonna francescana – di ridotte dimensioni – al termine di una breve rampa di scale, con lo scopo di differenziare l’accesso all’interno della residenza, indirizzando a destra gli ospiti sgraditi – come i creditori – e a sinistra quelli graditi – come gli amici e le amanti – ai quali veniva riservato un trattamento – e persino un arredamento – completamente diverso: più scarno per i primi, decisamente più ricercato per i secondi. Suppellettili, mobili, chincaglierie di ogni genere o i busti di personaggi di riferimento non sono di importanza secondaria rispetto allo sconfinato numero di libri, circa 33mila infilati in ogni angolo della Prioria. Letteratura principalmente italiana – contemporanea e non solo – ma anche classici, menzione particolare per Dante e Michelangelo, quest’ultimo punto di riferimento soprattutto per il suo genio in cui il Vate si riconosceva.
Non si può non parlare delle curiosità che interessano il Vittoriale nel suo complesso, in primis l’atmosfera cupa degli ambienti interni, necessaria alla sopravvivenza stessa di D’Annunzio. Egli, dopo il volo su Vienna, fu vittima di un incidente che lo rese quasi del tutto cieco all’occhio destro, causandogli dunque una fotofobia tale da non permettergli di sopportare raggi di luce troppo potenti; ecco perché, ad esempio, nella sua camera da letto non ci sono finestre e l’unico accesso percorribile dalla luce è dato dall’ingresso decentrato di una veranda, zeppa di riproduzioni a disegno delle più importanti opere pittoriche del Cinquecento.
Continua ad essere curioso il rapporto che D’Annunzio aveva con gli ospiti: negli ultimi anni della sua vita evitava di mangiare con i suoi amici per non infastidirli a causa di un sopraggiunto problema di masticazione. Inoltre il Vate posizionò – con l’aiuto dell’architetto Maroni – un monito per i commensali: una tartaruga di metallo (probabilmente rame). Questa tartaruga era la riproduzione di un animale che fino a qualche tempo prima abitava i giardini del Vittoriale, ma che passò a miglior vita a causa di un’indigestione di una particolare erbaccia; posta a capotavola, con essa D’Annunzio voleva invitare i commensali a non risparmiarsi nel riempirsi la pancia ma badando di non eccedere troppo proprio per evitare di emulare la tartaruga.
La villa di Cargnacco, che prenderà il nome di Vittoriale nel 1923, nel corso del tempo amplierà notevolmente la sua area di estensione, arrivando a coprire gli attuali nove ettari. Ricca di tante altre curiosità mondane e storiche, rappresenta un’importante occasione di conoscenza e approfondimento di uno dei protagonisti più influenti del Novecento.

Cecilia Morelli
Classe '95, studia Giurisprudenza presso l’università La Sapienza di Roma. Amante della natura, soprattutto dei paesaggi che offre. L’arte, in ogni sua declinazione, è un elemento centrale della sua vita.