LetteraturaPrimo PianoIl rapporto (im)possibile con la realtà in Moravia

Monica Di Martino Monica Di Martino16 Gennaio 2020
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Fu una formazione da autodidatta quella di Alberto Pincherle – vero nome di Alberto Moravia – che, costretto all’esclusione durante l’adolescenza per via di una malattia che lo obbligava a lunghi periodi di isolamento montano, seppe costruire attraverso vaste letture, anche grazie al colto clima familiare. Un isolamento che, nel contempo, gli permise di guardare al mondo borghese con sguardo straniato, caratteristica costante nella sua produzione. La sua fortunata carriera di scrittore cominciò da giovanissimo, a cui affiancò quella di giornalista. Ciò gli permise di viaggiare come inviato in Europa e in America acquisendo, così, un approccio cosmopolita verso i problemi sociali e culturali. Numerose, a tal proposito, sono le testimonianze nella cultura italiana, con interventi su varie problematiche di carattere letterario, filosofico, politico.

Il romanzo degli esordi è Gli indifferenti: Moravia vi descrive il suo mondo, quello borghese, di cui coglie il disfacimento della morale, dei valori, l’ipocrisia e la menzogna propri di quell’epoca. Un mondo chiuso e soffocante rappresentato con disprezzo ma anche con inevitabile arrendevolezza, vista l’assenza di alternative. Il protagonista Michele, infatti, scorge la negatività del mondo che lo circonda ma si perde nella sua “indifferenza” che sfocerà in un adeguamento alle dinamiche borghesi. Sesso e denaro sono i due temi ricorrenti nelle opere dell’autore, che si delineano come le componenti fondamentali attorno a cui ruota la vita umana. In seguito, egli adopererà anche gli strumenti della filosofia esistenzialista per scandagliare quel mondo borghese che continuerà ad indagare impietosamente.

A proseguire il filone inaugurato con il suo primo romanzo, vi è Agostino, la storia di un tredicenne che, durante una vacanza estiva, scopre il sesso e l’esistenza delle classi sociali. Si tratta di un’esperienza vissuta in modo traumatico per un duplice motivo: da un lato sa di non poter più identificarsi col quel ruolo di bambino che vorrebbe sua madre, dall’altro – frequentando dei ragazzi di estrazione sociale popolare – comincia a guardare con occhio critico il suo ambiente sociale, pur sapendo di non potersi identificare nell’altro. Lo stato di amarezza che segna l’abbandono all’infanzia lo spinge a rifugiarsi nell’utopia di un mondo innocente: la vicenda si chiude con una speranza futura di integrazione.

L’altro romanzo, breve, che riprende i temi di Agostino e de Gli indifferenti è La disubbidienza, in cui il ragazzo protagonista si estrania progressivamente dalla famiglia, dalla scuola, dai compagni precipitando in una sorta di autoannientamento, contro il quale – unica alternativa – si abbandona al puro esistere biologico.

Salvo il periodo del Neorealismo, in cui Moravia volge la sua attenzione soprattutto al popolo, una ripresa ancor più decisa dei temi più profondi della visione moraviana si ha con La noia, una delle sue opere più significative, e L’attenzione. Nella prima, la “noia” del protagonista Dino non è altro che l’ “indifferenza” di Michele. La realtà appare priva di senso, il protagonista non riesce a stabilire rapporti autentici con la realtà, poiché lo concepisce solo attraverso la categoria del possesso – ancora una volta borghese – illudendosi di riuscirvi. Nella seconda, all’inautenticità della vita, cui si aggiunge anche quella della rappresentazione letteraria poiché ci si allontana dal racconto realistico, si oppone come soluzione una pura contemplazione dell’esistente. La benché fiorente produzione successiva non ha goduto dello stesso plauso. Muore a Roma nel 1990.

Monica Di Martino

Monica Di Martino

Laureata in Lettere e laureanda in Filosofia, insegna Italiano negli Istituti di Istruzione Secondaria. Interessata a tutto ciò che "illumina" la mente, ama dedicarsi a questa "curiosa attività" che è la scrittura. Approda al giornalismo dopo un periodo speso nell'editoria.