LetteraturaPrimo PianoIl passato del presente: nel cuore di Roma, “Dante per tutti” di Luca Maria Spagnuolo

Lucia Cambria17 Febbraio 2020
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Da sei anni a questa parte, un’iniziativa culturale che ha luogo nel centro di Roma riscuote grande successo catturando un sempre più vasto pubblico: si tratta di Dante per tutti e le leggende medievali. Il progetto, ideato e curato da Luca Maria Spagnuolo, studioso di storia e letteratura del Medioevo, ha ottenuto il patrocinio della Società Dante Alighieri. Centinaia di persone si radunano ogni due settimane, il giovedì alle 19.30, presso la Cripta della Chiesa di Santa Lucia del Gonfalone (via dei Banchi Vecchi, 12), per assistere all’esegesi dei Canti della Divina Commedia e alla lettura di leggende medievali, particolare che costituisce un’importante innovazione rispetto alle tradizionali lecturae Dantis.

 

Quando è nato il progetto Dante per tutti? E come?

Il progetto è nato nel 2015. Dopo aver lavorato in gallerie d’arte, sia all’estero che a Roma, ho iniziato il mio studio della Divina Commedia. Frequentavo un’associazione culturale e lì mi hanno proposto di organizzare degli incontri settimanali dedicati ogni volta a un Canto diverso: i primi appuntamenti erano frequentati da una decina di persone, pian piano il pubblico è cresciuto e ho capito che questo bisogno di comprendere chi siamo e da dove veniamo era insito non solo in me, ma anche negli altri. La crescita del pubblico, oggi arrivato a una media di duecento persone, ha reso necessaria la ricerca di un luogo più grande, per questo gli incontri si svolgono adesso presso la Cripta del Gonfalone.

 

Che genere di pubblico prende parte agli incontri?

Si tratta di un pubblico molto eterogeneo, di diverse età e professioni: dai liceali ai pensionati. Non si tratta solo di persone che si occupano di letteratura e storia, ma anche di chi vuole conoscere o riscoprire la Commedia dantesca attraverso un’immersione nel contesto culturale e sociale in cui Dante visse.

 

Che cosa si intende col titolo dell’iniziativa? Dante è alla portata di tutti?

No, altrimenti si negherebbe lo sforzo che richiede una piena comprensione di un poeta e di un’opera così complessi. Si intende sostenere il fatto che Dante sia di tutti, nel senso che si tratta di una fondamentale eredità che ognuno di noi possiede. Dire che Dante sia “per tutti” significa far comprendere il semplice fatto che sia parte delle nostre origini, della cultura di cui facciamo parte: rappresenta ciò da cui veniamo e quindi, di conseguenza, chi siamo. Il mio “Dante per tutti” serve a ricordare che è necessario tenere sempre presente il nostro passato.

 

In che modo si svolge un incontro?

Si inizia sempre con un breve riassunto del Canto che verrà letto, dopodiché unisco il tema trattato a una leggenda medievale. Inquadro la leggenda e il Canto in una cornice storico-culturale e poi proseguo con la spiegazione, verso dopo verso, del testo. Per aiutare il pubblico a seguirmi, il testo viene proiettato su uno schermo. Inoltre, corredo sempre la narrazione ad opere d’arte o a miniature tratte da manoscritti che fanno riferimento al tema che si sta trattando.

 

Da dove provengono le leggende medievali lette durante gli incontri?

Alcuni provengono da testi di difficile reperibilità, altri da antichi manoscritti e incunaboli che si trovano presso le biblioteche pubbliche, luoghi fondamentali per portare avanti con successo il mio progetto. Consulto e trascrivo personalmente questi preziosi documenti e poi li leggo e spiego al pubblico. Tutti i brani sono naturalmente letti nella loro versione originale in volgare italiano.

 

Quali nuovi progetti possiamo aspettarci da Dante per tutti?

Il lavoro che intendo svolgere nel futuro imminente è uno studio sulla devozione popolare: ossia come il “popolo” (ossia i cittadini dei Comuni italiani) esprimeva la propria fede attraverso la poesia, la letteratura e il teatro. Fondamentale per la nascita della nostra letteratura e del nostro teatro in volgare italiano fu il contributo dato dalla borghesia e dai nuovi ceti emergenti, come quello dei mercanti o dei notai.

A partire dal XIII secolo, infatti, si assiste alla fioritura di una nuova e giovane letteratura: una letteratura volgare, espressione degli ideali e delle istanze religiose di un laicato cittadino desideroso di emanciparsi dai limiti della cultura clericale e latina dei secoli precedenti.

In questo contesto, fondamentale fu il contributo di San Francesco d’Assisi, il quale – non dimentichiamolo – era figlio di un mercante. Proprio a lui saranno dedicati tutti gli incontri che si svolgeranno nei mesi di marzo e aprile: tutte le leggende medievali che precederanno la lettura dei versi danteschi ruoteranno attorno a questo straordinario personaggio, la cui figura sarà approfondita giovedì 16 aprile con la lettura del Canto XI del Paradiso.

 

A proposito degli incontri in programma, su cosa verterà l’appuntamento di giovedì 20 febbraio?

Leggeremo e commenteremo il Canto III del Purgatorio, dedicato a Manfredi di Svevia. Prima ci occuperemo però del Miracolo di San Basilio, la leggenda di un bambino consacrato al diavolo. Questo cantare inedito è tratto da un incunabolo di fine Quattrocento conservato presso la Biblioteca Casanatense: dopo oltre cinquecento anni vedrà di nuovo la luce.

 

Qual è l’importanza che i social media hanno per la crescita del progetto?

Ci serviamo dei vari social per tenere aggiornato il nostro pubblico sulle date degli incontri, oltreché per far conoscere a sempre più persone una realtà in continua crescita. Inoltre, ogni giorno pubblichiamo un’opera d’arte relativa al periodo medievale o una miniatura proveniente da qualche manoscritto; in questo modo i nostri canali assumono anche un valore divulgativo.

 

Dalla cultura si può “creare” economia o è impossibile?

Credo che sia più corretto sostenere il contrario: è l’economia che favorisce la cultura. Col mio prossimo lavoro sulla “devozione popolare” intendo dimostrare proprio questo.

 

Dante per tutti e le leggende medievali
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Lucia Cambria

Siciliana, laureata in Lingue e letterature straniere e in Lingue moderne, letterature e traduzione. Particolare predilezione per la poesia romantica inglese e per la comparatistica. Traduttrice di prosa e versi, nel 2020 ha trasposto in italiano per Arbor Sapientiae il romanzo "L’ultimo uomo" di Mary Shelley. Appassionata di classici, scrittura, arte sacra e tradizioni locali, è vicepresidente e tra i soci fondatori dell’associazione "La Voce Wagneriana", volta a favorire la conoscenza e la divulgazione delle fonti storiche e letterarie riguardanti il compositore tedesco Richard Wagner.