Architettura, Design e ModaPrimo PianoIl modernismo senza tempo della Maison de Verre

Greta Aldeghi Greta Aldeghi9 Marzo 2020
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Nel 1928, tre anni dopo l’Esposizione di Parigi, la signora Dalsace, moglie del dottor Jean Delsace – ginecologo parigino con un’ossessione per la pulizia – acquistò un vecchio hotel al numero 31 della Rue Saint-Guillaume con l’idea di costruire una nuova casa per se stessa e il marito. L’hotel si trovava all’interno di un blocco di edifici, posizionato tra due cortili che ne definivano la geometria. L’idea iniziale della coppia, basata sull’intera demolizione dell’hotel e sulla ricostruzione di un nuovo edificio, dovette essere presto riconsiderata, poiché un inquilino del secondo piano rifiutava di lasciare il suo appartamento: proprio questo rifiuto fu il punto di partenza del progetto di Pierre Chareau e di quella che diventerà nota come Maison de Verre (Casa di Vetro).

Maison de Verre, Parigi, 1928
Facciata della Maison de Verre a Parigi, progettata da Pierre Chareau, 1929

Durante la sua carriera, almeno fino alla realizzazione della Maison de Verre, l’opera di Chareau oscillava di continuo tra il culto del “ready made” – per influenza del Dadaismo – e gli standard artigianali della Societé des artistes décorateurs – società francese di progettisti di mobili, interni ed arti decorative nata nel 1901 e rimasta attiva fino agli anni 2000. Per la Maison de Verre, Pierre Chareau e il collaboratore Bernar Bijvoet decisero di preservare il secondo piano, sostenendolo con una struttura metallica, e di demolire i piani inferiori, dando così vita ad una struttura sfacciatamente Modernista: un ingegnoso edificio di riempimento costituito da tre piani con facciata in vetro, incastrato tra due palazzi del diciottesimo secolo, schiacciato sotto ad un piano superiore già esistente e caratterizzato da ampi spazi a doppia altezza e travi metalliche a vista in grado di offrire al progetto onestà materiale e strutturale.

Pianta e sezioni della Maison de Verre
Maison de Verre, Parigi 1928 – dettaglio della scala che collegava la clinica al piano terra con l’abitazione privata dei coniugi Dalsace, situata al piano superiore

L’accesso a questo straordinario edificio di acciaio e vetro era possibile tramite uno stretto passaggio che terminava in un cortile con diversi ingressi. Al piano terra si trovava lo studio di consulenza del Dr. Dalsace: una suite di sale mediche, con affaccio sul giardino sul retro, molto progressista e dall’aspetto decisamente clinico. Infatti, il layout dell’intero edificio e tutti i suoi infissi furono progettati tenendo conto delle costanti “salute e igiene”, scegliendo piastrelle facili da pulire e lunghe file di finestre per garantire un’adeguata ventilazione. Una teatrale scala aperta si innalzava, dietro una serie di pannelli traslucidi, per collegare l’area di lavoro al piano terra con l’alloggio privato sovrastante dei coniugi Dalsace. Questo livello comprendeva, oltre la cucina, la sala da pranzo, il solarium e la piccola sala studio con accesso indipendente dallo studio del Dr. Dalsace, lo spazio principale della casa: un alto salone a due piani con travi in acciaio a vista, esposto a nord, nel quale la luce naturale filtrava costantemente mostrando tutte le intenzioni progettuali di Pierre Chareau per la Maison de Verre – una sincerità progettuale in grado di mostrare lo scheletro metallico dell’edificio e una struttura decorativa basata sulla combinazione di un complesso sistema di pareti a scorrimento ispirate allo stile Art Nouveau. Infatti, tutta la casa presentava numerose funzionalità integrate che da un  lato permettevano di risparmiare spazio e dall’altro offrivano un alto grado di flessibilità funzionale, come pareti scorrevoli in lamiera e armadi metallici che fungevano anche come divisorio fra le varie stanze. Infine, il terzo piano ospitava la camera matrimoniale e le camere secondarie con affaccio sul giardino posteriore, mente l’area di servizio era situata nella zona nord dell’edificio.

Interni della Maison de Verre, Parigi 1928 – dettaglio delle caratteristiche travi metalliche a vista
Interni della Maison de Verre, Parigi 1928 – salone al primo piano

La Maison de Verre ha molti aspetti che la collocano in una situazione complessa all’interno della storiografia ufficiale dell’architettura. Le due facciate principale della casa, esposte a nord e sud, furono costruite utilizzando una superficie di blocchi di vetro traslucido, intervallati da aperture in vetro trasparente. Durante la prima metà del XX secolo, il vetro era diventato uno dei materiali iconici del Movimento Moderno, associato al concetto di trasparenza come elemento di sincerità architettonica e igiene. Pierre Chareau costruì una facciata continua traslucida, che internamente funzionava come una parete di luce, senza nessuna possibilità di accesso o comunicazione con il paesaggio esterno. Inoltre, i confini fisici della Maison de Verre erano sfocati dalla complessità costruttiva delle sue partizioni: osservando le planimetrie, si può notare come i muri che dividono le diverse stanze sono disegnati come elementi che possono piegarsi o ruotare, non seguendo la griglia strutturale della casa. Gli elementi interni si trasformano in ringhiere complesse, scale che tagliano lo spazio, schermi traslucidi o scaffalature in vetro e metallo che con il loro movimento possono ridimensionare l’interno spazio abitativo.

Interni della Maison de Verre, Parigi, 1928 – parete in vetro satinato
Maison de Verre, Parigi, 1928 – dettaglio della parete in vetro satinato intervallata da finestre in vetro trasparente

Questa complessa estetica non tentava di raggiungere tanto un obiettivo funzionale ma piuttosto una poesia costruttiva che fosse capace di portare la tecnologia ai limiti di fabbricazione del suo tempo. Nonostante la sua innegabile estetica industriale, questa straordinaria dimora era caratterizzata da un sorprendente calore visivo, grazie all’intelligente giustapposizione – da parte di Chareau – di una moquette grigio tortora, di scintillanti pannelli in legno biondo e del mobilio imbottito e ricoperto di arazzi e velluti dai toni caldi. La complessità dei suoi elementi pone la Maison de Verre in una situazione senza tempo nella storia dell’architettura: la sua estetica è curiosamente molto più vicina all’architettura progettata negli anni ’50 e ’60 e rivela un’interpretazione molto più moderata rispetto al design avanguardista del Padiglione dell’Esprit Nouveau progettato da Le Corbusier per l’Esposizione di Parigi del 1925. Non c’è, quindi, da meravigliarsi che il capolavoro architettonico di Pierre Chareau sia, dalla sua nascita, luogo di pellegrinaggio per gli amanti dell’architettura ed emblematico esempio di uno stile immortale.

Greta Aldeghi

Greta Aldeghi

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