ArtePrimo PianoIl mistero del Maestro d’Isacco

Giulia Pini Giulia Pini16 Ottobre 2019
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Chiunque abbia mai studiato storia dell’arte, o sia mai entrato in un’aula di Storia dell’Arte Medievale, conosce la storia del Maestro d’Isacco.

Il luogo protagonista della vicenda è la bellissima Basilica di San Francesco d’Assisi che, per essere completamente sinceri, è già piena di misteri di per sé: la costruzione della Basilica superiore venne iniziata nel 1228 e completata in meno di trent’anni, seguendo una struttura in parte legata allo stile romanico lombardo e in parte al gotico cistercense di origine francese.

Alla relativa semplicità dell’esterno, corrisponde un grande impegno nella decorazione pittorica dell’interno; i Papi, committenti dell’intera struttura, non badarono a spese e i migliori artisti della penisola si misero alla prova nella decorazione di quella che, nell’idea dei Pontefici, doveva diventare una vera e propria “Cappella Palatina” (le chiese palatine erano inizialmente le cappelle all’interno dei palazzi dei regnanti, ma poi il termine iniziò ad essere usato per indicare una semplice cappella privata) papale.

Tralasciando momentaneamente il programma iconografico di abside e transetti, a favore di quello che occupa la navata, esso si potrebbe riassumente immaginando di poter leggere i testi sacri semplicemente osservando le due pareti della navata centrale. A sinistra dell’altare si sviluppavano le Storie dell’Antico testamento, a destra quelle del Nuovo Testamento, su due registri, mentre un terzo registro – in basso, vicino ai fedeli – ospitava il grande ciclo delle Storie di San Francesco. Purtroppo, però, molte delle Storie dell’Antico Testamento sono danneggiate, sono andate perdute o hanno al loro interno grandi lacune.

Moltissimi artisti presero parte alla decorazione della Basilica, fra essi Cimabue, il Maestro d’Oltralpe, Jacopo Torriti e un gruppo di artisti romani, maestri locali, un artista in cui molti vedono il giovane Giotto e poi – e qui arriva l’enigma – quello che è noto come Maestro d’Isacco.

Passeggiando lungo la navata centrale, osservando la seconda campata sulla destra, si possono osservare due meravigliosi affreschi che rappresentano una scena biblica, tratta dalla Genesi: negli ultimi anni della sua vita Isacco, ormai cieco, concesse la sua benedizione a Giacobbe, suo figlio, invece che al fratello Esaù, a seguito di uno scambio di persona che venne favorito da Rebecca, moglie di Isacco; le scene rappresentate in questi affreschi sono due, Isacco che benedice Giacobbe e Isacco che respinge Esaù.

La scena rappresentata è la stessa: Isacco, ormai cieco, giace su un letto in primo piano, in secondo piano prima Giacobbe e poi Esaù entrambi chinati sul padre, e infine Rebecca, che osserva preoccupata le due scene. La vera innovazione risiede nella rappresentazione dello spazio: per la prima volta nella storia della Storia dell’Arte, i personaggi sono fermi davanti a un’architettura/scenografia – che fa da sipario – nella quale sono inseriti.

Questa grande innovazione, forse la più grande nella storia della pittura, viene solitamente attribuita a Giotto, e qui sta il mistero: questi affreschi sono precedenti all’opera di Giotto, che nei dipinti su San Francesco ancora non sembra mostrare una consapevolezza spaziale pari a quella del Maestro d’Isacco.

A questo punto alcune domande sorgono spontanee: chi è il Maestro d’Isacco? Un giovane Giotto? Uno degli artisti romani attivo nel cantiere di San Francesco, come Turriti? Un maestro locale? Dove si è formato un artista del genere, in grado di usare una tecnica così alta? Ci sono altre sue opere in altri luoghi?

Lungi dal poter fornire qualsiasi tipo di risposta, ognuna delle teorie sul Maestro d’Isacco ha le sue ragioni e trova i suoi sostenitori; si tratta di uno dei pochi argomenti sui quali ancora, dopo tutti questi anni, gli animi si scaldano ancora.

Ovviamente il problema del Maestro d’Isacco si inserisce in un più ampio quadro di rivalutazione critica della decorazione della Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi: l’importanza, ad esempio, che hanno avuto le maestranze romane, che per moltissimo tempo vennero considerate marginali. Comunque sia, il solo fatto che dopo sei secoli ancora si parli di questo straordinario luogo, che ancora esso sia motivo di discussione, rende l’importanza di questa Basilica. Per motivi religiosi o artistici poco importa, ma tutti dovrebbero andare almeno una volta a visitarla, così da poter ammirare il Maestro che per primo ha scoperto lo spazio.

Giulia Pini

Giulia Pini

Nata a Roma, studia Storia dell'Arte e Archeologia. Amante dei viaggi, dei pennelli - che prima o poi imparerà ad usare - e dei libri. Particolarmente interessata a momenti di passaggio e arti minori.