ArteItinerariPrimo PianoIl Giardino dei Tarocchi, un paese delle meraviglie in Toscana

Giorgia Pellorca Giorgia Pellorca10 Gennaio 2020
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Nel cuore della Maremma, non lontano dalla Costa D’Argento e vicino al borgo medievale di Capalbio, si nasconde un luogo suggestivo e incantato: il Giardino dei Tarocchi ideato e realizzato dalla scultrice Niki de Saint Phalle. Esteso su due ettari di terreno, iniziato nel 1979 e terminato (in realtà non è concluso del tutto: il visitatore attento noterà la mancanza di alcuni elementi quali piastrelle, mattonelle e colonne non rifinite) nel 1996, esso prende ispirazione dal Parco dei Mostri di Bomarzo e da Parco Güell di Antoni Gaudì a Barcellona, sembrandone la sintesi perfetta. I finanziatori del giardino furono la collezionista Marella Agnelli Caracciolo, moglie di Gianni Agnelli, e i suoi fratelli, Carlo e Nicola Caracciolo.

Foto di Giorgia Pellorca

Tra le antiche piante d’ulivo e l’ocra vivo dei campi toscani, il giardino è separato (e nascosto) dal mondo reale attraverso l’istallazione dello svizzero Mario Botta: questo muro è la soglia da varcare per accedere allo stupore e alla magia.

Il Muro

Nei mesi invernali il piccolo paese delle meraviglie toscano rimane chiuso: Niki non voleva venisse deturpato e per mantenerlo come un vero gioiello, sapeva quanto fosse importante la manutenzione (tutte parole che, non a caso, hanno a che fare con le “mani”: le stesse da cui è nato per opera di Niki). Nei mesi di chiusura (novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo) è tuttavia possibile visitarlo il primo sabato di ogni mese, accedendo gratuitamente per volere della stessa Saint Phalle. I protagonisti indiscussi del parco sono i Tarocchi, precisamente gli arcani maggiori. La Papessa e il Re Mago (nella prima foto) danno il benvenuto ai visitatori nel giardino aprendo lo psichedelico percorso. Ritrovandoseli davanti in tutta la loro magnificenza, non si può fare a meno di pensare a Bomarzo, per via dei “mostri”, e a Villa d’Este, per via dei Papi: ma qui abbiamo una Papessa; tutto, nel giardino, celebra la femminilità e maestosità donnesca.

Foto di Giorgia Pellorca

Le donnone di Niki sono Nanàs, termine usato nella lingua francese per designare le donne dai facili costumi; nella lingua spagnola indicano invece le ragazze di piccola statura. Qualunque sia il significato di questa parola, Niki gliene regala uno nuovo pieno di colore, di morbidezza, di accoglienza, di gioia; per realizzarle necessaria fu la collaborazione di suo marito Jean Tinguely che, saldando varie sbarre di ferro, dotava le Nanàs di uno scheletro rivestito poi in cemento (o malta o calcestruzzo) rifinito da Niki con ceramiche, specchi e intarsi policromi. Ci sono donne e riferimenti al femmineo ovunque, nel parco: la Venere di Botticelli, la Venere di Milo.

Foto di Giorgia Pellorca
Foto di Giorgia Pellorca
Foto di Giorgia Pellorca

L’Imperatrice/Sfinge, cuore del giardino, è una scultura ma anche un ambiente attualmente visitabile come “casa d’artista” perché Niki ci ha vissuto realmente: c’è la cucina, la sala da pranzo, il bagno e la camera da letto della scultrice; un luogo di luci e di riflessi che stupisce e ammalia. All’interno sono presenti giganteschi serpenti colorati che ornano alcune poltrone evocando colei che fu la prima donna. Proseguendo la passeggiata si incontra la scultura de Gli innamorati: sono Niki e suo marito; la loro unione fu intellettuale oltre che sentimentale. Nel parco infatti ci sono anche le sculture di Jean Tinguely (sono quelle in ferro e in metallo). A causa del poliestere Niki si intossicò e per parecchi anni non poté più lavorare al giardino (per questo rimasto in piccole parti “incompiuto”). Accanto alla casa d’artista è presente una piccola cappella dedicata a Jean (venuto a mancare nel 1991) e a Menon, altro personaggio che si era adoperato per il parco.

Troviamo inoltre delle Sculture Skinny: sono di dimensioni più piccole e Niki riusciva a maneggiarle e a lavorarle meglio perché con il passare degli anni incominciò a soffrire anche di artrite.

Curioso e insolito il panello My love, il sentiero inciso di messaggi dalla stessa Niki; in uno di questi si dichiara «mamma» del giardino metafisico in cui «ogni pezzo di vetro e di specchio è stato tagliato a mano».

Foto di Giorgia Pellorca

Questa donna straordinaria ha trascorso la prima parte della sua vita a rincorrere la bellezza, a raccoglierla in ogni suo viaggio per poi poterla restituire al mondo attraverso quella perla che è il Giardino dei Tarocchi, la sua più grande opera, in continua costruzione ed evoluzione come lei, l’ideatrice; Niki ha donato con sacrificio tutta la sua vita e la sua energia al Giardino (e ai visitatori) e di fatto la sua presenza soffia e aleggia in ogni angolo del parco incanto, perché Niki stessa è il giardino. Camminando all’interno di esso si rimane sospesi in uno spazio senza tempo, in un incantesimo di colori, di riflessi, di forme sinuose e non spigolose, di scorci vivaci e magici, di rifugi sognati e mai trovati. Questo e molto altro è il Giardino dei Tarocchi di Capalbio.

Foto di Giorgia Pellorca
Foto di Giorgia Pellorca
Giorgia Pellorca

Giorgia Pellorca

Vive nell'agro pontino e quando può si rifugia in collina, a Cori, tra scorci mozzafiato, buon vino e resti storici. Ha studiato Lettere moderne per poi specializzarsi in Filologia. Curiosità ed empatia si fondono nell'esercizio dell'insegnamento. Organizza eventi quali reading e presentazione di libri.