LetteraturaPrimo PianoIl “filantropismo dickensiano”

Monica Di Martino Monica Di Martino5 Novembre 2019
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L’età vittoriana fu caratterizzata, in Inghilterra, da un rapidissimo sviluppo industriale e da un enorme cambiamento sociale che portò all’affermazione della borghesia. Fu anche un’epoca di grandi tensioni sociali poiché lo sviluppo industriale esaltava le condizioni di miseria e di degradazione umana delle masse operaie. La narrativa realistica che ne seguì rappresentò proprio questi aspetti: da Dickens a Thackeray, da Eliot a Trollope, si mette in risalto la realtà quotidiana e comune e si bandisce l’elemento eroico, si adopera l’umorismo fine per delineare i personaggi, spesso colti nel loro aspetto caricaturale o grottesco.

Dickens è protagonista attivo di questo ambiente, proveniente da una famiglia piccolo borghese che versa in cattive condizioni economiche. Durante l’adolescenza dovette abbandonare gli studi per lavorare in fabbrica e, dopo un periodo in cui si dedicò al giornalismo, il successo arrivò con Il circolo Pickwich, un romanzo a puntate che racconta una serie di avventure comiche. Successivamente, l’autore passò al romanzo sociale e al problema della miseria – come in Oliver Twist – e alla descrizione della società industriale inglese e delle condizioni degli operai – come in Tempi difficili. Quella di Dickens è un esempio tipico di narrativa come produzione industriale, dalla quale deriverà, oltre ai guadagni, una vera e propria rivoluzione culturale: il passaggio dal romanzo in volume al romanzo a puntate. Quest’ultimo, infatti, venduto a prezzo inferiore, diveniva accessibile ad un pubblico molto vasto che influenzerà la configurazione del romanzo dickensiano, anche in termini di valutazione critica la quale, talvolta, gli ha imputato numerosi difetti e cadute di gusto. Data la vastità di pubblico, l’autore utilizza l’opera come “veicolo di idee”, per illustrare i problemi della società contemporanea, quali lo sfruttamento del lavoro infantile, la miseria dei ceti popolari, l’ipocrisia borghese e il ruolo dominante del denaro. L’autore però non prende posizione, tutto per lui si risolve “dall’alto”, dai ricchi e i potenti che si convertono – esemplare è il Canto di Natale – domina in lui, quindi, lo spirito di benevolenza e generosità tra gli uomini, rivelando una concezione sostanzialmente ottimistica della società. L’unico romanzo maggiormente pessimistico di Dickens è Il nostro comune amico, in cui appaiono cadute, in effetti, le illusioni sull’emancipazione del proletariato.

Il suo romanzo più famoso resta però David Copperfield, la storia della formazione di un giovane, in cui riverserà proprio la sua esperienza. Attraverso esperienze dolorose, errori e leggerezze David diventerà maturo nei suoi rapporti sentimentali e lavorativi ma, sul piano tematico, appaiono l’indignazione per la durezza riservata all’infanzia, per la fatica del lavoro minorile e lo squallore di certi scenari cittadini, così come quel fine e felice umorismo di cui ci si serve per puntare, più che al turpe e al disgustoso per colpire il lettore, alla deformazione umoristica e caricaturale.

Monica Di Martino

Monica Di Martino

Laureata in Lettere e laureanda in Filosofia, insegna Italiano negli Istituti di Istruzione Secondaria. Interessata a tutto ciò che "illumina" la mente, ama dedicarsi a questa "curiosa attività" che è la scrittura. Approda al giornalismo dopo un periodo speso nell'editoria.