Architettura, Design e ModaPrimo PianoIl design “utile”: la penna BIC

Greta Aldeghi Greta Aldeghi17 Maggio 2020
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Quando si parla di “design”, si tende – quasi sempre – a immaginare oggetti di arredo o accessori futuribili e, spesso, molto costosi. In realtà, nella maggior parte dei casi, a fare la storia del design sono quei prodotti che ci affiancano costantemente nella quotidianità e di cui raramente si conoscono i progettisti. La Penna BIC Cristal è uno di questi oggetti: leggerissima, con un corpo in plastica trasparente e un cappuccio del colore dell’inchiostro, ha un costo decisamente economico e si trova praticamente in ogni casa e ufficio.

Campagna pubblicitaria BIC – Elle court, elle court – realizzata da Rraymond Savignac e premiata con l’Oscar della Pubblicità (1952)

La sua invenzione è legata a una leggenda secondo cui l’idea sarebbe nata osservando dei bambini giocare con le biglie: un bambino che, con il classico gesto con pollice e indice, lancia la pallina di vetro e quest’ultima che schizza via, rotolando in una pozzanghera e lasciando dietro di sé una traccia nitida; perfetta come un tratto di BIC. La Penna BIC Cristal è emblema dell’ingegnosità meccanica della penna a sfera, ma è stata la sua trasformazione in articolo di successo a buon mercato a renderla uno dei prodotti più indispensabili e duraturi di sempre.

László József Bíró, giornalista e inventore della penna a sfera, comunemente chiamata Biro.

L’inventore, Lásló József Bíró (giornalista ungherese naturalizzato argentino), la brevettò nel 1943: da giovane giornalista conosceva gli inconvenienti delle penne stilografiche, il tratto poco scorrevole, la facilità di creare sbavature e i lunghi tempi di asciugatura dell’inchiostro; perciò aveva studiato un’alternativa ricorrendo a una tecnica utilizzata per la stampa dei giornali, per cui un cilindro rotativo garantiva l’applicazione uniforme e continua di inchiostro. Il design prevedeva un corpo in ceramica e vetro, cuscinetti a sfera di precisione e un inchiostro speciale, invenzione di György – chimico e fratello di Bíró – con una viscosità in grado di consentire l’applicazione uniforme con asciugatura rapida.

Pubblicità del 1945 della penna Birome sulla rivista argentina Leoplan

Prima di essere commercializzata, la penna Biro necessitò di molti perfezionamenti e finanziamenti. Inoltre, le sperimentazioni di Bíró vennero interrotte dal precipitare degli eventi storici: l’avvicinarsi della Seconda Guerra Mondiale sommato alle origini ebraiche della sua famiglia lo costrinsero a fuggire, prima in Spagna e poi in Argentina, dove iniziò la produzione della sua penna con il contributo di vari esperti. Qui, insieme a Juan Jorge Meyne, fondò la società “Biro Meyne Biro” e, dopo il brevetto, venne stipulato un accordo con diversi produttori ed enti governativi britannici che intendevano usare la penna nelle cabine pressurizzate degli aerei militari. Solo nel 1945 le penne a sfera di Bíró iniziarono a essere commercializzate sul mercato argentino, dapprima con i nomi Eterpen e Stratopen, e poi con quello definitivo di Birome. I costi di produzione erano piuttosto elevati, tanto che la penna a sfera risultava essere un prodotto d’élite. Infatti, la pionieristica intuizione di Bíró non fu affatto seguita da un successo industriale e commerciale: per questo motivo l’inventore, ormai disilluso, cedette il brevetto al barone italiano, naturalizzato francese, Marcel Bich.

Marcel Bich, fondatore dell’impero Bic

Originario di una nobile e decaduta famiglia valdostana, Bich era già nel settore: dal 1945 aveva una piccola azienda produttrice di matite e penne stilografiche. Venuto a conoscenza dell’invenzione di Bíró, ritenne che fosse perfetta per realizzare la sua idea di creare uno strumento di scrittura pratico ed economico. Sostituì il corpo in ceramica e vetro con tubetti di plastica, introdusse una sfera in carburo di tungsterno e un foro sul dorso per regolarne la pressione interna, sviluppando – inoltre – un processo industriale, con produzione in serie, in grado di abbattere il costo unitario del 90%. Nel dicembre del 1950, in Francia, venne così lanciata la penna a sfera: la qualità e il prezzo accessibile fecero sì che la nuova versione fosse adottata da un numero sempre crescente di consumatori, ottenendo un successo sfolgorante.

Campagna pubblicitaria belga della penna BIC (1951), prima esperienza al di fuori della Francia

La penna fu commercializzata con il marchio BIC – lasciando cadere l’acca del cognome del barone – e, in pochi anni, venne proposta anche sul mercato americano, avviando una campagna pubblicitaria basata sullo slogan “Writes first time, every time” e sul concetto di un prodotto perfetto con un prezzo talmente basso da essere accessibile a tutti. Ed era vero. Purtroppo, inizialmente, negli Stati Uniti la penna non si vendeva: il prezzo così basso non la rendeva oggetto di culto. Ma la perseveranza del barone diede i suoi frutti e in poco la BIC ottenne un successo mondiale: solo tre anni dopo il lancio, Bich riuscì a vendere 250mila penne a sfera in un solo giorno.

Nel 2001 la penna BIC Cristal divenne parte permanente del Dipartimento di Architettura e Design del Museo di Arte Moderna di New York (MoMA)

Tre furono le caratteristiche vincenti: la possibilità di scrivere con qualsiasi inclinazione (fu testata da astronauti in assenza di gravità), il suo corpo trasparente che consentiva al possessore di sapere a che punto fosse la carica di inchiostro e la sua forma esagonale che permetteva alla penna di rimanere ferma anche sui piani inclinati. Non ancora sufficientemente pago del successo – ma anche al fine di evitare interferenze da parte della concorrenza – Marcel Bich acquistò nel 1957 l’inglese BiroSwan e il 60% dell’americana Waterman, consolidando così un impero basato su una semplice penna in plastica. La Penna BIC Cristal ha avuto il merito di mandare in pensione i vecchi pennino e calamaio, diventando – probabilmente – il simbolo per eccellenza del XX secolo.

Greta Aldeghi

Greta Aldeghi

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