Architettura, Design e ModaPrimo PianoIl design post-bellico: l’approccio antropocentrico e la nascita dell’Organic Design

Greta Aldeghi Greta Aldeghi24 Aprile 2020
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Durante gli anni del dopoguerra, il design americano si era evoluto dalla ricerca in guerra ai “fattori umani” con la nascita del design antropocentrico, che sarebbe diventato sempre più importante nei circoli professionali. Pioniere di questa branca fu il designer industriale Henry Dreyfuss che nel 1955 scrisse un libro sull’argomento, intitolato Designing for People.

Joe e Josephine, grafico rappresentante i dati antropomorfici ricavati da Henry Dreyfuss nel 1955

In questa influente pubblicazione, Dreyfuss introdusse “Joe e Josephine”, due personaggi schematici basati sul concept di “average Joe”, cioè un uomo perfettamente nella media. Queste due figure erano il risultato di anni di scrupolose ricerche intraprese da Dreyfuss stesso e dai suoi assistenti, nelle quali analizzarono le misure umane medie, prendendo punti di riferimento fisici come ad esempio la distanza tra polso e gomito o tra ginocchio e caviglia. Questo nuovo e più ergonomico approccio al design ha spianato la strada allo sviluppo di prodotti di ogni tipo: dai grandi macchinari manuali ai trattori John Deere fino ai telefoni Bell e alle sedie da ufficio.

La poltrona Chaise, progettata da Charles e Ray Eames tra il 1948-49, con le sue linee morbide e fluide è un perfetto esempio di Organic Design

Questo approccio incentrato sull’utente andò sempre più a influenzare il design post-bellico e le relative correnti, tra cui lo Stile Internazionale. Sebbene il termine “Intenational Style” fosse stato coniato nel 1932 dall’architetto Philip Johnson e dallo storico dell’architettura Henry-Russell Hitchcock, fu proprio dopo la Seconda Guerra Mondiale che il Modern Design fu abbracciato su scala globale. Il design moderno post-bellico, tuttavia, era nettamente diverso dal Modernismo pre-bellico, non solo per i diversi materiali e le tecnologie che sfruttò ma anche perché il rigido formalismo geometrico del Bauhaus e di Le Corbusier fu sostituito da un linguaggio più emotivamente coinvolgente basato su forme organiche. Questa più libera interpretazione del Modernismo, che divenne noto come Organic Design, era meno dottrinaria dal punto di vista ideologico e più allineata ai movimenti nati all’interno delle belle arti contemporanee, subendo l’influenza del più delicato approccio scandinavo al Modernismo e offrendo una comprensione più olistica di ciò che costituiva veramente il Good Design. Fondamentalmente, l’Organic Design riguardava la promozione di connessioni intellettuali, emotive e funzionali tra oggetto e utente attraverso un approccio “human centric” più consapevole.

L’applicazione pratica dell’Organic Design non si limitava solo ai prodotti: trovava, infatti, anche espressione architettonica. Un esempio eclatante è il terminal TWA – convertito nel 2018 in un hotel che mantiene intatta la struttura esterna originaria – presso l’aeroporto John F. Kennedy di New York. Commissionato negli anni cinquanta dalla compagnia aerea Trans World Airlines e progettato dall’architetto finlandese Eero Saarinen, il TWA Flight Center (1962) rappresenta un capolavoro architettonico, una struttura iconica dall’impronta neo-futurista plasmata e modellata in ogni singolo particolare per creare un unico organismo caratterizzato da curve e dinamicità.

Come un uccello in volo con le ali aperte, il terminal TWA (1962) – progettato da Eero Saarinen – è avvolto da un guscio curvilineo in cemento armato

Simbolo astratto del volo, il terminal TWA è stato pensato come una struttura in cemento e vetro che richiama le forme di un uccello in volo con le ali spiegate. La copertura in cemento armato, composta da quattro elementi curvilinei, funge da guscio esterno protettivo con due ali laterali che diventano protagoniste, mentre grandi pareti vetrate – inclinate verso l’esterno e proiettate verso l’alto – offrono ai passeggeri una vista completa della pista di partenza e atterraggio degli aerei. Le forme morbide dell’esterno trovano continuità negli interni, caratterizzati da un nastro di elementi in cui i soffitti si fondono con i muri e i pavimenti. Dei lucernari interni esaltano la forma del tetto, lasciando che la luce filtri non solo attraverso le vetrate ma anche dall’alto.

Gli interni morbidi, fluidi e dinamici riflettono il genio creativo dell’architetto e l’inconfondibile impronta dell’Organic Design

Gli arredi interni, ora trasformati, erano caratterizzati da una nicchia a forma di cuore con sedili in velluto rosso, insieme a corridoi tappezzati con tappeti dello stesso colore che catturavano lo sguardo e la curiosità dei viaggiatori, regalando un senso di eleganza e modernità. Saarinen morì nel 1962, non riuscendo a vedere completata la sua più grande opera architettonica, anche se il futuro del TWA Flight Center non fu – purtroppo – dei migliori: chiuso nel 2001, anno in cui la Trans World Airlines fu assorbita dall’American Airlines, il terminal cadde in disuso poiché ritenuto obsoleto per ospitare gli aeromobili e il volume dei passeggeri moderni. Un vero peccato considerando l’importanza del progetto, riconosciuta anche dal National Park Service che – nel 2005 – l’ha inserito nel Registro Nazionale dei luoghi storici.

Una nicchia con sedili in velluto rosso, posizionata di fronte alle grandi pareti vetrate, conferiva al TWA Flight Center eleganza e modenità

Nonostante questo sfortunato esempio – che come già accennato ha ritrovato il giusto riconoscimento grazie a un restyling e la trasformazione in hotel ad opera di Lubrano Ciavarra Architects, Beyer Blinder Belle Architects & Planners, Stonehill Taylor, INC Architecture & Design, con il coinvolgimento del Port Authority of New York and New Jersey, il gruppo MCR e Morse Development – l’approccio organico al design ha portato una nuova chiarezza sulla funzione e sugli obiettivi del lavoro dei progettisti e, di conseguenza, gli anni del dopoguerra hanno visto una straordinaria fioritura del design moderno in Europa, Stati Uniti e Giappone.

Greta Aldeghi

Greta Aldeghi

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