ArtePrimo PianoIl desiderio erotico sublimato nelle mele di Cézanne

Giulia Spagnuolo Giulia Spagnuolo5 Dicembre 2019
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Che la mela sia da sempre un frutto potentemente simbolico e allegorico, non ci sono dubbi. Fin da quel primo pomo che Eva colse e imprudentemente mangiò nel Giardino dell’Eden, contravvenendo alle indicazioni di Dio e facendo sprofondare il genere umano nel peccato, la mitologia della mela è stata costantemente legata a doppio filo all’immaginario femmineo e a quello erotico. Simbolo d’amore in quanto attributo ricorrente della dea Venere, oggetto rituale nelle antiche cerimonie nuziali e metafora del seno femminile nella poesia pastorale classica e rinascimentale, la mela sigilla l’associazione donna-frutto nel corso dei secoli. Essa diventa un vero e proprio topos letterario e artistico che affonda le sue salde radici nel verbo latino ‘fruor’, il quale indica soddisfazione e godimento, e accosta la corposità attraente del frutto e la bellezza del suo colore alle qualità di una donna.

La mela è intesa, molto spesso, anche come emblema del desiderio d’amore, sulla scia di quell’antica tradizione classica che trae origine dalle Elegie di Properzio e ancora prima dalle Egloghe virgiliane, in cui si parla di fanciulli e fanciulle conquistati con un dono del frutto vermiglio, e che sembra tornare anche in un dipinto realizzato da Paul Cézanne tra il 1880 e il 1885. Per anni si è creduto che il soggetto della tela fosse Il giudizio di Paride, ma a ben vedere l’opera non presenta le caratteristiche fondamentali dell’episodio mitico. Le figure femminili sono quattro anziché tre, e nessuna di esse presenta l’atteggiamento regale di una dea che aspira all’ambìto riconoscimento. A complicare tale interpretazione si aggiunge il fatto che le mele in questione sono tante, anziché una, premio esclusivo di impareggiabile bellezza, e che colei che riceve il dono è la più nascosta tra le donne, relegata al secondo piano e approssimativamente tratteggiata con pennellate ampie e veloci, parzialmente coperta dalle compagne davanti a lei.

Paul Cézanne, Il pastore innamorato erroneamente indicato come Il giudizio di Paride, 1880-1885 ca.

Quello che questa rappresentazione raffigura, in realtà, è stato ormai unanimemente riconosciuto come un soggetto pastorale, neanche troppo lontanamente ispirato al famoso verso di Properzio «Utque decem possent corrumpere mala puellam», che infatti venne ben presto ribattezzato Il pastore innamorato. Paul Cézanne era un grande appassionato di poesia latina, e le sue lettere giovanili ricche di allusioni classiche lo confermano.

Paul Cézanne, Amorino in gesso e “anatomia”, 1895 ca.

Ma per il pittore francese le mele del quadro, che tante volte torneranno anche più avanti nella sua produzione di nature morte (Amorino in gesso e “anatomia”) e di scenari idilliaci (Baccanale; Nudo femminile; Idillio o Don Chisciotte sulle rive dei Barbaria), costituiscono un leitmotiv che cela un significato ben più intimo e sottile.

Paul Cézanne, Baccanale, 1875-76 ca.

La loro collocazione centrale ne Il pastore innamorato, l’importanza che Cézanne gli dà, fanno capire che tali frutti hanno compiuto qui un passaggio ulteriore, al punto che è legittimo chiedersi quale sia il fondamento emotivo della frequenza con la quale egli li rappresenta. L’associazione costante, nelle opere di Cézanne, tra mele e nudità – corpi ostentati, sensuali e discinti, che si affiancano alle rotondità voluttuose dei frutti maturi – consente di interpretare tale scelta come lo spostamento dell’interesse sessuale del pittore.

Alla base di tutto c’è quella valenza erotica tradizionalmente attribuita alla mela, ma c’è anche un episodio della gioventù di Cézanne, quando durante gli anni della scuola ad Aix- en-Provence egli conobbe Émile Zola e per suggellare la sua amicizia con il futuro scrittore, maltrattato dagli altri compagni, gli regalò un cesto di mele, inimicandosi tutti. Nella terza egloga virgiliana, che il pittore conosceva bene e aveva avuto occasione di tradurre, l’offerta dei frutti era simbolo dell’amore omosessuale del pastore Coridone per il fanciullo Alessi; un episodio che per Cézanne diventa il precedente letterario fondamentale che legittima e traspone idealmente il suo sogno d’amore adolescenziale non corrisposto.

Le mele, da quel momento in poi, assumono il ruolo simbolico dei desideri sessuali inespressi dell’artista francese, il quale viveva da sempre un rapporto conflittuale e disequilibrato con l’erotismo. La loro raffigurazione diventa sublimazione delle frustrazioni di Cézanne, non soltanto nei confronti del Zola che aveva minimizzato il valore del suo dono giovanile, ma anche verso le prime esperienze con l’altro sesso, che negli anni parigini della maturità non sembrano fare passi avanti rispetto alla pulsione bloccata e timorosa degli anni precedenti. La mela dipinta è disinnesco del tema sessuale irrealizzato e irrealizzabile, della fantasia ossessionata dell’artista, casto suo malgrado, che nelle sue opere non può fare a meno di rappresentare il soggetto passionale se non attraverso la sensualità cruda e animalesca di orge e baccanali.

Cézanne converte la nuova tendenza dell’arte idillica e pastorale degli anni ‘60 dell’Ottocento nella traduzione delle sue fantasie tormentate, in un tripudio di feste campestri e incontri mitologici degni del più tipico paganesimo rinascimentale, ma segna un importante cambio di rotta, nel senso di irrequietezza che trapassa dalle pennellate convulse e dai colori forti degli alberi, delle nuvole e del cielo, e che nella tensione generale del contesto non riesce a nascondere l’atavica insoddisfazione sessuale. Quella che nelle mele aveva trovato la prima, poetica e forse inconscia simbolizzazione.

Giulia Spagnuolo

Giulia Spagnuolo

Ho capito che io e l’arte avremmo fatto grandi cose insieme già quando, quattrenne, iniziai a disegnare sui muri di casa. Oggi, dopo ventitré anni, sono storica dell’arte e curatrice in fieri, interessata a raccontare ogni storia dalla parte degli artisti, per capire quello che c’è dietro, prima e oltre le singole opere. Ho anche smesso di dipingere pareti. Per ora.