Tra i Papiri di Ossirinco, spicca il XXVII 2465, databile al II secolo a.C., che ha restituito ventuno frammenti, tra cui uno stralcio dell’opera Sui demi di Alessandria del biografo Satiro di Callati, identificato grazie a una citazione corrispondente al frammento 1, successivamente ripresa nel trattato apologetico Ad Autolico di San Teofilo di Antiochia. Nel frammento 2, è presente il decreto che prescrive il culto di Arsinoe II Filadelfo e fornisce le istruzioni necessarie per la processione ad Alessandria.
Il testimone, ampiamente mutilo, rivela poche parole, che gli editori critici hanno cercato di collocare in frasi di senso compiuto. Si fa riferimento alla canefora di Arsinoe II Filadelfo, nonché alle autorità politiche e religiose che prendono parte alla processione (pritani, sacerdoti, arconti, efebi e rabdofori); inoltre, vengono elencate una serie di prescrizioni da seguire per chi voglia compiere sacrifici in onore della sovrana divinizzata. Si rende necessario, infatti, sacrificare davanti alle porte, sulle terrazze o lungo la strada per la quale passi la canefora. Devono essere sacrificati volatili o altre specie animali, ad eccezione di capri o capre. Sugli altari domestici, poi, bisogna spargere sabbia e collocare legna per la cottura dei legumi. Si tratta di un decreto estremamente interessante, che, però, ancora una volta, rende evidente l’enormità del patrimonio religioso, cultuale e rituale del mondo antico andato perduto e soltanto vagamente postulabile. Fortunatamente, però, in questo caso specifico, la figura di Arsinoe II è stata oggetto di trattazione di storiografi e intellettuali del mondo antico, quali Diodoro Siculo, Pausania, Strabone, Memnone, Fozio, Giustino, Appiano, Ateneo, Plutarco e Diogene Laerzio. Arsinoe, poi, è stata musa ispiratrice degli epigrammi di Callimaco e Posidippo, letterato di cui il Papiro di Milano ha restituito numerosi frammenti. La sovrana è, inoltre, ricordata anche da numerose epigrafi e iscrizioni del mondo antico, provenienti soprattutto da Olimpia.
Nata intorno al 316 a.C., figlia di Tolemeo I e Berenice I, ricevette un’educazione molto raffinata, tanto da poter intrattenere una cospicua corrispondenza con il filosofo peripatetico Stratone di Lampsaco, futuro direttore del Liceo. Giunta in età da marito, venne data in sposa a Lisimaco, re di Tracia quasi sessantenne. Dalla loro unione nacquero tre figli, a cui Arsinoe sperava di poter far ereditare il regno euroasiatico del consorte. Le fonti suggeriscono un coinvolgimento della sovrana nella congiura ai danni di Agatocle, primogenito di Lisimaco e di Nicea di Macedonia, al quale sarebbe spettato di diritto il trono. Gli storiografi ellenisti descrivono Arsinoe come una donna cinica e manipolatrice, capace di pilotare le scelte dei suoi consorti per raggiungere i suoi scopi. Questa visione fin troppo machiavellica del personaggio, a cui la storiografia moderna diede credito a lungo, fu smorzata, tra gli altri, da Stanley M. Burnstein, che nel 1982 fornì la sua visione revisionista su Arsinoe, cercando di valutare con maggiore cautela le fonti sul personaggio.
Ad ogni modo, Arsinoe fu indubbiamente contraddistinta da una personalità forte e attiva in ambito pubblico, come testimoniato dalle numerose città rinominate in suo onore e dalle varie opere di evergetismo di cui si rese protagonista nel corso della sua vita. Dopo la morte di Lisimaco, avvenuta nel 281 a.C. durante battaglia di Corupedio (battaglia conclusiva dello scontro con Seleuco), Arsinoe riparò a Cassandrea, dove il fratellastro Tolomeo Cerauno le propose le nozze in cambio della nomina dei suoi figli a eredi al trono. Si trattava chiaramente di una trappola, ordita dal Cerauno per legittimare il suo potere sui territori di Lisimaco, ottenuti con l’assassinio di Seleuco. Dopo le nozze, avvenute presumibilmente a Pella, i figli di Arsinoe e Lisimaco furono massacrati tra le braccia della madre, a cui fu negata la sepoltura della prole e la permanenza nella città. Rifugiatasi a Samotracia, dove aveva fatto costruire la famosa Rotonda, aspettò la morte del fratellastro per poter ritornare in Egitto, dove sposò suo fratello, Tolemeo II. Il matrimonio tra fratelli, il primo nella storia delle case regnanti ellenistiche, rappresentò un vero e proprio scandalo per il mondo greco. I sovrani, però, riuscirono a sublimare l’idea di un’unione incestuosa adottando entrambi l’epiteto di Filadelfo e associandosi alle divinità del pantheon greco (Zeus ed Era, anch’essi fratelli e sposi) e del pantheon egizio (Iside e Osiride/Serapide). Se una tale unione era aborrita dai Greci, gli Egizi erano rassicurati da un matrimonio tra fratelli, che, come nelle dinastie faraoniche, garantiva la stabilità del potere e manteneva la purezza del sangue. Anche in questa occasione, quindi, la dinastia tolemaica concretizzò le sue ambizioni sincretiche, per rendere maggiormente saldo il potere in una terra ibrida e caratterizzata dalla convivenza di diverse culture.
Alla morte di Arsinoe (268 a.C.), venne istituito un culto in suo onore, che conobbe diverse attestazioni. La sovrana venne divinizzata e associata a Era, Demetra, Afrodite e Iside. Le furono eretti templi e furono istituite cerimonie in suo onore. Ciò che più colpisce è, però, la straordinaria diffusione del suo culto, che arrivò a lambire le coste dell’Italia meridionale, come dimostrano alcuni reperti archeologici provenienti da Taranto e da altre città della Magna Grecia e a cui si aggiungono le epiclesi presenti negli epigrammi di Callimaco e Posidippo. Oltre a svilupparsi a livello geografico, il culto ebbe una notevole estensione cronologica. Alcuni papiri legali, studiati principalmente da Stefano Caneva, danno conferma della vitalità del culto fino alla piena età romana, catalogando i vari epiteti di Arsinoe all’interno dei toponimi della città di Alessandria e constatandone un continuo rinnovamento.

Anita Malagrinò Mustica
Nata a Venezia, ma costantemente in viaggio per passione e lavoro, studia Lettere Classiche a Bari. Sognando di poter dedicare la sua vita alla ricerca e all’insegnamento, ha collaborato e collabora con varie realtà editoriali, scrivendo per diverse riviste di divulgazione scientifica e culturale. Appassionata di teatro e di poesia, porta avanti numerosi progetti performativi che uniscono i due ambiti.