ArteIn EvidenzaIl “cabinet” come espressione di moda e ricchezza

Ana Maria Sanfilippo6 Febbraio 2022
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Il XVII secolo in Francia esprime lo sviluppo delle arti decorative – in particolare nel mobilio – attraverso l’ebanisteria, producendo quella che viene considerata la tipologia di mobile francese seicentesco per eccellenza: il “cabinet”. Oltre ad esso, però, venivano prodotti anche altri mobili, quali armadi, “bureaux”, “commodes” e tavoli. Proprio attraverso questi elementi è possibile osservare la traduzione di disegni e modelli in due dimensioni in oggetti reali, con una propria funzionalità e materialità. Le raccolte di modelli contenevano numerose prove, diverse rappresentazioni realizzate dai cosiddetti artisti “ornamentali” (pittori, scultori o architetti) i quali fornivano la base da utilizzare successivamente per la costruzione e per la produzione di mobili, gioielli e oggetti reali.

Attorno al mobilio nel XVII secolo si forma un vero e proprio commercio a Parigi. Gli “atelier” parigini si moltiplicano e invadono zone privilegiate della città, come ad esempio il Faubourg Saint-Antoine, ma anche il quartiere del Louvre. Questo sviluppo economico e sociale fa sì che i falegnami comincino a essere legati, ovviamente, ad altre professioni (come ad esempio bronzisti, lapidari, doratori su legno o ancora mercanti).

Ma perché proprio il “cabinet” viene considerato così importante all’interno di questo contesto? La ragione è semplice: la nascita dell’ebanisteria stessa dipende dal successo riscontrato dal “cabinet”. Si tratta di un mobile d’esposizione, che si fa notare per la sua bellezza oltre che per la sua funzionalità in quanto perfetto per l’organizzazione e lo stoccaggio. Sempre come carattere generale, si tratta di mobili di notevoli dimensioni, generalmente ordinati per coppia. Il “cabinet”, quindi, si impose come una moda; per magnificenza e qualità finì per rappresentare motivo di vanto e ostensione della ricchezza per la nobiltà francese che, da parte sua, sosteneva la produzione con numerose committenze.

Esempio di “cabinet” realizzato nel 1645 circa, quercia e pioppo, esterno ad ante chiuse

Analizziamo innanzitutto questo esempio, del 1645 circa. Costruito in quercia e pioppo, esternamente si presenta in modo massiccio. Notiamo una fitta decorazione esterna invadere la parte centrale del mobile, caratterizzato anche da due ante che, una volta aperte, svelano la vera natura del “cabinet”.

Lo stesso “cabinet”, ma con le prime ante aperte

Sullo sfondo nero dei cassetti vediamo delle colonnette brillanti, rosa, quasi a voler ricordare il corallo, che si presentano come veri e propri elementi architettonici (sebbene qui svolgano prettamente una funzione decorativa). La struttura che si forma è quella di un porticato e di una porta monumentale centrale. Aprendo le due piccole ante interiori un ulteriore piano del “cabinet” viene svelato.

Ancora lo stesso esemplare, ma con le ante interne aperte

È facile comprendere la meraviglia e la novità che un simile oggetto doveva destare all’epoca e come esso sia diventato, effettivamente, una moda e un motivo di ricchezza. Le ante aperte svelano nella loro parte esterna delle vere e proprie nicchie e internamente lo spazio si sviluppa in profondità, creando l’impressione di trovarsi quasi di fronte a un proscenio teatrale. Quattro colonnette corinzie rosa-corallo sostengono un fregio decorato e colorato. Tra esse, le pareti sono sviluppate con incrostazioni che ancora fanno ricordare una certa atmosfera marina o marmorea. Eppure, da vicino, notiamo che un panorama terrestre si dispone dietro queste ultime.

A partire dal 1660 circa il “cabinet” comincia a essere influenzato dal “Grand style” (chiamato anche “Stile Luigi XIV”), corrispondente al regno del Re Sole. Il “cabinet”, in questo contesto, si modifica ulteriormente e assume le sembianze di una vera e propria edicola, estremamente elaborata. Esso presenta quindi elementi architettonici che solitamente ci si può aspettare sulle facciate di edifici (quali nicchie, frontoni, divisione su più registri). In tal senso, è importante ricordare il nome di Domenico Cucci, grande ebanista del re. In questo esempio della fine del XVII secolo possiamo davvero verificare l’evoluzione radicale del “cabinet” a confronto col primo esempio.

Domenico Cucci, “cabinet”, 1677-1682 circa, conservato nella collezione ad Alnwick Castle, Regno Unito

Qui l’opulenza e la varietà di colori non sono limitate all’interno del mobile. Delle zampe animalesche sostengono la struttura in legno scuro e lucidato che, a contrasto, mostra evidenti decorazioni in legno e bronzo dorato che ne amplificano la regalità. Nel registro centrale, due figure femminili sostengono – come due colonnette – una cornice aggettante.

In conclusione, è bene ricordare che all’interno del mondo nobiliare, l’immagine dell’alta società doveva riflettersi in ogni ambito dell’esistenza, ovviamente anche nel mobilio. In questo senso, il “cabinet” stesso si impose non solo come oggetto e come tipologia tipica del XVII secolo, ma divenne un sinonimo per l’identificazione della ricchezza stessa.

Ana Maria Sanfilippo

Classe ’96, risiede in Friuli-Venezia Giulia. Laureata presso l’Università degli Studi di Udine in Conservazione dei Beni Culturali, Studi italo-francesi, si sta specializzando in Arts, Museology and Curatorship a Bologna, dove sta frequentando l’ultimo anno della magistrale. Ha partecipato all’organizzazione della mostra digitale “Trasmissione”, di cui ha co-curato anche il catalogo. Ama la letteratura, l’arte e lo studio delle lingue straniere.