LetteraturaPrimo PianoOltre “Madame Bovary”: Gustave Flaubert e il trionfo del realismo

Monica Di Martino10 Maggio 2022
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Contro ogni visione di tipo metafisico o idealistico e nella convinzione che il reale sia frutto di combinazioni fisiche, chimiche, biologiche si erge il Positivismo, retroterra culturale e filosofico del Naturalismo. Il pensatore da cui trasse i suoi fondamenti fu soprattutto Hippolyte Taine, per il quale il compito della letteratura si risolve in un’analisi scientifica della realtà, anche quella contemporanea, una vera e propria inchiesta sull’uomo in tutte le situazioni e degenerazioni della natura umana. Tra gli scrittori francesi realisti di maggior rilievo si ricordano Honoré de Balzac con la Commedia umana, i fratelli de Goncourt con Germinie Lacerteux, Émile Zola e la sua rivendicazione per la letteratura e la filosofia di entrare a pieno titolo a far parte delle scienze e, ancora, Gustave Flaubert per la sua teoria dell’impersonalità.

Siamo nell’Ottocento, in Francia, e Flaubert fin da giovane accoglie alcuni dei tratti caratteristici di questa letteratura; ma è con Madame Bovary che egli segna una svolta importante nel romanzo ottocentesco, aprendo la strada a una nuova costruzione narrativa, basata sulla rinuncia da parte del narratore a continui interventi e sulla sua quasi totale assenza. «L’autore deve essere nella sua opera come Dio nell’universo, presente dovunque e visibile in nessun luogo», affermerà infatti Flaubert, sottolineando la propria imparzialità. Tutto è raccontato dal punto di vista soggettivo e parziale dei personaggi, attraverso la tecnica del discorso indiretto libero, e lasciando una sorta di ambiguità al lettore che rimane disorientato sull’interpretazione della vicenda.

Si tratta di una storia ispirata a un comune fatto di cronaca. La protagonista, Emma, è sposata con Charles Bovary, uomo ottuso e comune che mal si concilia con la sensibilità della moglie, nutrita da numerosi libri letti fin dall’adolescenza. La grigia quotidianità di provincia le si fa sempre più stretta e la rende insofferente al punto da sognare una vita piena, aristocratica, un “altrove” splendido costruito proprio con il materiale offerto dai suoi libri. In questo senso, il personaggio acquista una funzione critica: la noia espressa rispetto a ciò che la circonda fa emergere tutta la negatività di quel mondo e il bisogno di un’alternativa. L’incontro con Leon, un’anima gemella con cui condivide le stesse emozioni, sembra spezzare la monotonia; tuttavia, la partenza di quest’ultimo la farà ripiombare nella noia, rendendola facile preda di un dongiovanni – meschino e brutale – che finirà per deludere i suoi sogni sentimentali. Ben presto, comunque, anche la relazione con Leon aveva disilluso Emma, che aveva cominciato a condurre una vita così dispendiosa da condurla alla rovina. Proprio il tentativo di vivere nella realtà quel che sognava sui libri la porterà alla morte: dopo il sequestro giudiziario, deciderà infatti di avvelenarsi. Charles, sconvolto dalla morte di sua moglie, vivrà in solitudine e morirà con in mano una ciocca dei capelli della donna. Il romanzo si chiude con l’immagine del farmacista, simbolo dell’aridità borghese, ma quel che emerge è che anche Emma è partecipe di questa superficialità, poiché i suoi sogni si cristallizzano in luoghi comuni che la fanno apparire non distante da quella mediocrità che rifiutava.

In tutto questo, Flaubert è ben lontano dall’intervenire con i suoi giudizi: egli è spietato nel rendere appieno quel senso di grigiore, senza tuttavia esprimere pareri o esplicitare quel che si dichiara da sé. L’evasione nei sogni e i luoghi comuni della conversazione borghese sono oggetto della dura dissacrazione di Flaubert – tant’è che ne concepirà addirittura un Dizionario – e la sua impassibilità, senza alcun commento, non è che strumento di una sprezzante derisione.

Monica Di Martino

Laureata in Lettere e laureanda in Filosofia, insegna Italiano negli Istituti di Istruzione Secondaria. Interessata a tutto ciò che "illumina" la mente, ama dedicarsi a questa "curiosa attività" che è la scrittura. Approda al giornalismo dopo un periodo speso nell'editoria.