LetteraturaPrimo PianoI volti della filosofia: Eraclito, il filosofo del logos

Francesca Ricciuti11 Maggio 2019
https://lacittaimmaginaria.com/wp-content/uploads/2019/05/sdvd.jpg

Eraclito di Efeso è stato uno dei massimi pensatori presocratici, il cui pensiero risulta di difficile interpretazione a causa del suo stile oracolare e del carattere frammentario in cui ci è giunta la sua produzione filosofica. Per questo motivo viene definito da Aristotele «skoteinos» («l’oscuro»).

Pochissime sono le notizie biografiche: secondo alcune fonti nacque in una famiglia aristocratica tra il VI ed il V secolo a. C. e il padre, dal nome incerto, era un discendente di Androclo, il fondatore di Efeso.

Dal carattere altero e superbo, ostile al regime democratico della sua città (che aveva esiliato l’amico Ermodoro), si ritirò nel tempio di Artemide dove visse in contemplazione e in isolamento.

Muore ad Efeso, fra il 480 ed il 475 a.C., proprio mentre le città greche decidono finalmente di coalizzarsi contro i Persiani.

I circa cento frammenti che sono giunti a noi sono laconiche sentenze e aforismi, scritti in uno stile ambiguo e oracolare. E l’intera opera fu composta con questo stile. Anche Socrate ebbe modo di rimarcare l’ermetismo del pensiero di Eraclito: «Ciò che si comprende è eccezionale, per cui desumo che anche il resto lo sia, ma per giungere al fondo di questa parte bisognerebbe essere un tuffatore di Delo».

Eraclito, ricordato come il filosofo del divenire, è legato al motto «tutto scorre» (pánta rhêi, in greco πάντα ῥεῖ); ma in realtà il famoso detto non è attestato nei frammenti giunti fino a noi ed è probabilmente da attribuirsi al suo discepolo Cratilo che svilupperà il pensiero del maestro.

Per quanto riguarda la dottrina filosofica, l’aspetto forse più originale del pensiero eracliteo è il principio dell’unità dei contrari: il mondo e la sua esistenza si basano su un rapporto di interdipendenza tra due opposti che lottano tra di loro ma che nello stesso tempo non possono fare a meno l’una dell’altra poiché vivono solo l’una in virtù dell’altra. In questa polemos, guerra tra i contrari, Eraclito vede il logos, ossia la legge universale, la razionalità presente nella Natura, che viene rispecchiata dalla razionalità presente nella mente umana.

La logica che sta alla base del funzionamento dell’universo è la legge del divenire.

Aristotele affermò che l’arché secondo Eraclito fosse il fuoco. In alcuni frammenti, effettivamente, sembra che Eraclito sostenga questa tesi: il fuoco, condensandosi, diventa aria, quindi acqua e poi terra; dopodiché, esso può rarefarsi per tornare ad essere acqua, aria, e in seguito fuoco.

Il fuoco dunque simboleggia il divenire universale, ma la più importante scoperta di Eraclito è che questo divenire non è casuale e caotico, bensì regolare e ordinato.

Egli afferma: «Quest’ordine universale, che è lo stesso per tutti, non lo fece alcuno tra gli dèi o tra gli uomini, ma sempre era, è e sarà fuoco sempre vivente, che si accende e si spegne secondo giusta misura» (framm. 30).

In età medievale, Eraclito viene detto il filosofo del pianto in contrapposizione a Democrito, il filosofo del riso. Menzionato da Dante nel canto IV dell’Inferno tra gli spiriti magni del Limbo, il poeta lo raffigura accanto a Democrito, Anassagora, Talete e Zenone di Elea.

Francesca Ricciuti

Abruzzese, classe '85. Laureata con lode in Filologia Classica presso la Sapienza di Roma. Da sempre appassionata delle lingue classiche, ha insegnato sia privatamente che a scuola.