LetteraturaPrimo PianoI volti della filosofia: Anassagora

Francesca Ricciuti Francesca Ricciuti29 Giugno 2019
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Anassagora, filosofo greco antico presocratico, è annoverato tra i fisici pluralisti insieme a Empedocle e Democrito. Fu il primo filosofo a importare la filosofia nella penisola greca, più precisamente ad Atene.

Secondo Diogene Laerzio,  Anassagora – nato nella 70ª Olimpiade,  (500-497 a.C.) – era figlio di un certo Egesibulo o Eubulo. Di filosofia avrebbe cominciato a occuparsi intorno ai venti anni, trovandosi già ad Atene, al tempo dell’arcontato di Callide (480 a.C.), risiedendovi per trenta anni.

Il pensiero di Anassagora presenta analogie con quello di Empedocle, secondo cui nulla nasce e nulla perisce, ma in realtà esistono solo mescolanza e disgregazione delle parti dell’Essere, che Anassagora chiama semi originari. Essi sono infiniti, identici tra loro, e infinitamente divisibili, e perciò il filosofo dice «tutte le cose sono insieme» e «tutte le cose sono in ogni cosa». L’unione dei semi dà origine alla materia; essa si differenzia solo in base alla diversa qualità e quantità di semi presenti in essa.

Tali semi sono mossi da una forza che li ordina e imprime loro l’energia necessaria alla trasformazione. Tale forza è un’intelligenza divina, la Nous, che governa i semi e non appartiene alla materia. Anassagora lo definisce intelletto. Anassagora infatti concepisce tale Nous come un’intelligenza divina che muove e ordina i semi secondo un disegno razionale. Tutte le trasformazioni, tutti i processi naturali sono governati e finalizzati da questa intelligenza cosmica che determina l’armonia e la bellezza della natura. Il Nous è quindi la vera causa del mondo e del divenire cosmico.

Un’altra sua teoria degna di nota è quella della pluralità dei mondi: i semi, unendosi e separandosi, formano sistemi planetari simili al nostro, quindi esistono altri corpi celesti analoghi al Sole, alla Luna e alla Terra.

Ad Anassagora viene fatto risalire anche il principio morale della meléte thanàtou (μελέτη θανάτου), ossia della meditazione sulla morte. In epoca latina, sarà Cicerone a servirsi del principio della meléte thanàtou nelle Tuscolanae disputationes.

Gli interessi scientifici di Anassagora sono stati  indiscutibili, tanto da meritargli l’appellativo di «fisicissimo» a indicare la sua grande predisposizione verso lo studio della natura.

Anassagora approfondisce anche il problema della conoscenza e tre sono i concetti fondamentali della sue teoria gnoseologica: l’esperienza e le sensazioni; la memoria; la tecnica. Anassagora sottolinea in particolare la centralità dell’esperienza, senza la quale nessuna conoscenza è possibile: l’esperienza, cioè il rapporto con il mondo, implica naturalmente la sensibilità, ossia la capacità di subire modificazioni sotto l’influsso di oggetti esterni. Il contenuto delle sensazioni si deposita poi nella mente sotto forma di memoria, L’accumulazione e l’organizzazione di tali conoscenze nella memoria genera la sapienza (sophia), da cui nasce la tecnica, cioè la capacità di utilizzare le conoscenze per costruire oggetti e modificare la natura.

È sua la celebre tesi secondo cui «l’uomo è il più intelligente degli animali in virtù del possesso delle mani».

Francesca Ricciuti

Francesca Ricciuti

Abruzzese, classe '85. Laureata con lode in Filologia Classica presso la Sapienza di Roma. Da sempre appassionata delle lingue classiche, ho insegnato sia privatamente che a scuola. Ho avuto esperienze di ufficio stampa nell’ambito di uno stage presso la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Attualmente sono nell'ufficio Affari Internazionali di una confederazione nel quale mi occupo di progettazione europea, internazionalizzazione e comunicazione.