LetteraturaPrimo PianoDa Charles Perrault ai Fratelli Grimm: i tanti misteri della fiaba “Cappuccetto Rosso”

Adele Porzia Adele Porzia10 Giugno 2021
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Durante il Romanticismo tedesco, il tema del riscatto sociale ha un ruolo fondamentale e si estende in ogni forma di narrativa. Certo, è strano parlare in questi termini di una fiaba, specie perché la si associa a un’età nella quale non si riflette sui significati sottesi di quelle parole che ascoltiamo con tutta l’attenzione possibile. Eppure, una fiaba apparentemente innocente, come Cappuccetto Rosso, può avere tanti significati e una serie di misteri ancora non del tutto svelati, celando quel sottinteso che pare essere ancora oggi motivo di meraviglia e ricerca. Una delle domande che gli studiosi e gli addetti ai lavori si fanno è come mai questa fiaba di origine francese si trovi all’interno di una raccolta di fiabe tedesche. Specie perché altre fiabe sempre di origine francese, come Barbablù e Il gatto con gli stivali, nella seconda edizione della celebre raccolta dei Fratelli Grimm sono state rimosse, proprio in virtù della loro estraneità alla tradizione tedesca. E allora perché per Cappuccetto Rosso è stata fatta un’eccezione? Quali elementi cela questa fiaba all’apparenza innocua?

Innanzitutto, l’opera originale è di Charles Perrault, ed è nota con il nome di Le Petit Chaperon Rouge; questa versione aveva delle importanti differenze rispetto a quella dei due fratelli Jacob Ludwig e Wilhelm Karl Grimm. Alla base, vi è certamente l’intenzione di ammonire i bambini dai pericoli del bosco e degli estranei, che spesso sfruttano la loro ingenuità per fargli del male. Tuttavia, la storia non era diretta solo ai bambini, ma anche alle giovani donne aristocratiche, in età per sposarsi, affinché fossero più accorte e seguissero le indicazioni dei genitori, evitando di scappare con qualche “lupo”, di certo interessato a privarle dei propri averi. Nella versione di Perrault, però, il finale è ben diverso da quello che conosciamo (quello dei Fratelli Grimm), perché il lupo riesce a divorare bimba e nonna, e a farla franca. Lo scopo era quello di spaventare i bambini, spingendoli a obbedire ai genitori; nella fiaba dei Grimm, invece, interviene il cacciatore, che sventra il lupo e libera nonna e nipote (un finale simile a quello de Il lupo e i sette caprettini, nel quale la mamma uccide il lupo addormentato e salva i suoi piccoli). Perché i Grimm optano per questo sostanziale cambiamento? Evidentemente, dentro la fiaba c’è molto più di ciò che sembra.

Al di là della sua origine francese, la fiaba cela un chiaro messaggio politico e patriottico, che l’ha resa del tutto “tedesca” nell’immaginario. Infatti, i Grimm – sensibili patrioti – erano fortemente legati alla loro terra natale, l’Assia-Kassel, ed erano particolarmente scontenti per la spartizione del granducato (dal 1807 al 1813 parte dei territori di Napoleone Bonaparte) e lieti del ritorno del vecchio Elettore, nonché della restaurazione del granducato. Perciò, vedevano in Napoleone – e nella Francia – il peggiore dei nemici. Il lupo che assale la fanciulla, quindi, non può che essere il tiranno francese. E quale modo migliore per farla pagare ai conquistatori francesi, se non prendendo una fiaba popolare e germanizzarla, cambiandone il finale per ricordare la sconfitta francese?

Ma non finisce qui, perché la fiaba è piena di elementi antifrancesi, nonché antilluministici. Innanzitutto, vi è una forte contrapposizione tra strada e sentiero, bosco e città, perfino tra natura e scuola. Cappuccetto Rosso, difatti, viene avvicinata dal lupo con queste parole: «Cammini come se stessi andando a scuola», ignorando dunque le bellezze della natura, su cui inevitabilmente cade l’occhio della bambina. La natura, ben più attraente della missione della bambina (giungere a casa della nonna), non è simbolo della nazione tedesca e del Romanticismo tedesco (com’è stato ritenuto inizialmente). I fiori e il canto degli uccelli non sono il simbolo della candida Germania, ma del dominio straniero, che allontana l’innocente e ingenua bambina dal suo dovere. La scuola stessa, così come la nonna, rappresentano l’ordine tradizionale, che viene ripristinato al termine della storia, con l’uccisione del lupo, l’invasore per antonomasia. Il cacciatore è, quindi, simbolo di vendetta e ribellione, un incitamento all’azione contro il nemico straniero e conquistatore. Cappuccetto Rosso e la nonna vive sono, per l’appunto, la Germania finalmente libera, dopo un lungo periodo di sofferta schiavitù. Il cacciatore, inoltre, deriverebbe dall’opera teatrale di Ludwig Tieck, Vita e morte di Cappuccetto Rosso (1800): in questa pièce tale personaggio veniva accolto proprio quale salvatore e liberatore.

Tuttavia, vi è un’altra possibile chiave di lettura. Se prendiamo in considerazione l’opera teatrale, allora il lupo diverrebbe il simbolo della ferocia della rivoluzione, del disordine e del caos che la accompagnano, caratteristiche contrapposte all’ordine tipico del regno tedesco. Il cacciatore è guardiano e restauratore di quest’ordine, mentre Cappuccetto Rosso sarebbe un simbolo rivoluzionario, con quel cappello frigio noto ai tedeschi, chiara allusione ai giacobini francesi (un elemento, quindi, che mette a rischio il consolidato equilibrio, garantito dal governo tedesco). Questi e molti altri significati si nascondono all’interno di quella che forse non è soltanto una semplice e apparentemente innocua fiaba per bambini.

Adele Porzia

Adele Porzia

Nata in provincia di Bari, in quel del ’94, si è laureata in Filologia Classica e ha proseguito i suoi studi in Scienze dello Spettacolo. Giornalista pubblicista, ha una smodata passione per tutto quello che riguarda letteratura, teatro e cinema, tanto che non cessa mai di studiarli e approfondirli.