ArtePrimo PianoI Pilastri dell’Arte: Villa Adriana a Tivoli

Martina Scavone10 Ottobre 2021
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Villa Adriana sorge a pochi chilometri da Roma, più precisamente tra le verdi vallate di Tivoli, l’antica Tibur. Questa villa storica, eletta patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO sin dal 1999, fu costruita tra il 121 e il 137 d.C. e rappresentava per l’imperatore Adriano, da cui prende il nome, un vero e proprio rifugio dal caos di Roma. Ogni qualvolta l’imperatore aveva bisogno di dedicarsi all’”otium”, comandava dunque di essere portato nella sua residenza extraurbana, facilmente raggiungibile sia per mezzo della via Tiburtina Valeria o della via Prenestina, sia tramite la navigazione sul fiume Aniene. La struttura si delinea quale un ricco complesso di edifici realizzati gradualmente ed estesi su una vasta area, che doveva coprire circa 120 ettari, a pochi chilometri dal centro abitato di Tibur e a 17 miglia romane dall’Urbs, in una zona ricca di fonti d’acqua. Non è un caso, infatti, che qui passassero quattro degli antichi acquedotti romani che servivano Roma (Anio Vetus, Anio Novus, Aqua Marcia e Aqua Claudia), né che nei pressi esista tuttora la sorgente di acqua sulfurea delle Acque Albule (Bagni di Tivoli), all’epoca conosciuta e apprezzata anche dallo stesso imperatore.

Villa Adriana a Tivoli, Ninfee

Il primo nucleo della villa era costituito da una delle molte residenze rustiche che fin dall’età repubblicana erano sorte fra Roma e Tivoli. Nello specifico, trattavasi di un piccolo complesso costruito nel periodo sillano, poi ingrandito all’epoca di Giulio Cesare, pervenuto forse in proprietà della moglie di Adriano, Vibia Sabina. Le aggiunte successive occuparono un lasso di tempo considerevole (si stimano tre fasi, dal 121 al 137 d.C.), tanto che di ritorno a Roma nei primi mesi del 134, Adriano poté godere della villa nella sua completezza solamente gli ultimi anni della sua esistenza, fino alla morte avvenuta a Baia il 10 luglio 138. Secondo le fonti, la complessità della residenza, più che alle numerose sfaccettature della personalità di Adriano, fu dovuta alla necessità di soddisfare esigenze e funzioni diverse (residenziali, di rappresentanza, di servizio), oltre che all’andamento frastagliato del terreno; ciò non toglie, tuttavia, che la magnificenza e l’articolazione delle costruzioni rispecchino le idee innovative dell’imperatore in campo architettonico. Si afferma infatti che egli volle riprodurre nella sua villa i luoghi e i monumenti che più lo avevano colpito durante i suoi viaggi nelle province dell’impero, come narra un passo di mano del suo biografo, Elio Sparziano. In realtà, gli edifici della villa presentano tutti i caratteri più innovativi dell’architettura romana del tempo, pertanto le riproduzioni adrianee di monumenti della Grecia o dell’Egitto vanno intese più come suggestioni evocative che non come reali ricostruzioni.

Villa Adriana a Tivoli, Teatro Marittimo

Il luogo simbolo per eccellenza di questo meraviglioso complesso residenziale è il Teatro Marittimo, un’isola costituita da un corpo circolare, un tempo resa accessibile attraverso due strutture girevoli in legno, che deve la sua denominazione ai raffinati fregi in marmo con soggetto marino delle trabeazioni. Questa fu una delle prime costruzioni della villa, tanto da essere stata interpretata come la primissima, provvisoria residenza di Adriano nel sito. Si tratta di un complesso estremamente singolare, a un solo piano, senza alcun rapporto con la forma abituale di un teatro romano, mentre sono tuttora riconoscibili la soglia dell’atrio e tracce di mosaici pavimentali. Altrettanto rinomato è il cosiddetto Canòpo, un lungo canale abbellito da colonne, realizzato come omaggio all’antica e omonima città egizia. Taluni studiosi hanno infatti voluto interpretare questa interessante struttura come la rievocazione simbolica del viaggio di Adriano in Egitto, da cui l’imperatore ricondusse numerosi materiali e statue. Attorno alla piscina correva poi un elegante colonnato, con riproduzioni di famose statue greche, come le statue delle cariatidi, copie romane di quelle dell’Eretteo, che sono rivolte verso la piscina e non verso i visitatori, così da riflettersi sulla superficie dell’acqua, particolare che dà vita a un effetto magico. Infine, l’ampia esedra posta in corrispondenza della parte finale della vasca presenta il triclinio imperiale, al cui interno si trova lo “stibadium”, il letto triclinare: si tratta della zona in cui si tenevano i banchetti, resi spettacolari dagli effetti d’acqua, dagli spettacoli galleggianti e dagli zampilli che attorniavano i commensali.

Villa Adriana a Tivoli, Canòpo

Ulteriori nuclei compongono la Villa: tra questi, figurano strutture residenziali, terme, ninfei, padiglioni e giardini. Si ricordi in particolare il Pecile, un lungo portico coperto e utilizzato in passato come passeggiata panoramica; il Vestibolo, che univa le Grandi e le Piccole Terme, ambienti dove l’imperatore e la sua corte trascorrevano intere giornate all’insegna del benessere; il Teatro greco, piccolo teatro utilizzato solo per pochi intimi; la Biblioteca Greca e la Biblioteca Latina, ambienti del sapere; la Sala dei Filosofi, adibita alle riunioni con i personaggi politici di maggior spicco. Tali edifici erano collegati fra loro, oltre che da percorsi di superficie, anche da una rete viaria sotterranea; il tutto era infine impreziosito da una ricchissima decorazione architettonica e scultorea, che a partire dal Rinascimento ha attratto a Villa Adriana studiosi, artisti, amatori d’arte ed esperti.

Villa Adriana a Tivoli, Grandi Terme

Dopo la morte di Adriano la villa continuò a essere utilizzata, come mostrano i bolli laterizi pertinenti a restauri del III secolo, ma in seguito fu progressivamente abbandonata e durante il Medioevo ridotta a terreno agricolo, salvo essere utilizzata come cava di materiali edili di pregio (marmi, mosaici, decorazioni) per le abitazioni di Tivoli e come riserva di pietra da cui estrarre calce. Il primo a rinominarla, dopo secoli, fu l’umanista Flavio Biondo nel 1450 e, una decina di anni dopo, essa venne visitata e citata anche da Papa Pio II Piccolomini. Si animò così – dalla fine del secolo – l’interesse di umanisti, mecenati, Papi, cardinali e nobili per la villa. Interesse che fu, innegabilmente, soprattutto predatorio: alla ricerca di statue e marmi furono fatti eseguire scavi da Papa Alessandro VI Borgia, poi dal cardinale Alessandro Farnese, seguito dal cardinale Ippolito II d’Este, per il quale Pirro Ligorio prelevò grandi quantità di materiali destinati sia alla villa di Tivoli che a quella di Roma.

Villa Adriana a Tivoli, sculture

Ad oggi, Villa Adriana si afferma quale una testimonianza mirabile della grande capacità dei Romani nella costruzione degli edifici, nonché del raffinato gusto del suo proprietario. Permeato da una stratificazione storica di eccezionale rilevanza, questo complesso residenziale è destinato a mantenere negli anni a venire il suo primato come uno fra i siti archeologici meglio mantenuti e più visitati d’Italia.

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Dopo un Master di II livello in Gestione dei Beni Culturali, ha iniziato a lavorare attivamente come curatrice e storica dell'arte. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.