ArteItinerariPrimo PianoI Pilastri dell’Arte: Terracina e la sua storia

Martina Scavone Martina Scavone24 Giugno 2020
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Terracina è una città in provincia di Latina, situata al bordo meridionale dell’Agro Pontino. Posta a sud del promontorio del Circeo, verso la foce del fiume Amaseno sulla costa tirrenica, si sviluppa da una propaggine del Monte Sant’Angelo, in cui sorge il centro storico, fino al Lungomare Circe.

Sulle origini di questa città esistono diverse ipotesi. Nei racconti mitologici fu identificata con il paese dei Lestrigoni (nel cui porto sarebbe approdato Ulisse) o con la sede della maga Circe, oppure ancora si narra di un gruppo di esuli Spartani che – fuggiti dalla loro patria – approdarono sulle coste del Tirreno, dove fondarono un villaggio ai piedi del Monte Leano ed eressero un tempio in onore della divinità Feronia. Questi mantennero sia i costumi originari che le loro usanze, come quella di far cenare gli ospiti non su una tavola imbandita bensì sulla terra nuda: da ciò sarebbe derivato il nome della città (Ταρρακινή in greco antico), poi trasformatosi nel latino Tarracina.

I resti del teatro romano (parte della cavea con sedili e parte della scena)

Sta di fatto che Terracina sorse su due modeste alture sotto il monte Sant’Angelo: quella più bassa fu sede dell’abitato originario, mentre su quella più elevata (colle di San Francesco) ebbe sede l’acropoli (corrispondente, grosso modo, all’odierno centro storico). I ritrovamenti più antichi nel territorio si riferiscono a materiali preistorici rinvenuti nella Caverna della Catena al Pisco Montano e in origine la città fu probabilmente sotto il controllo degli Ausoni, una delle più antiche popolazioni che abitavano la penisola italica. Tuttavia non esistono fonti a conferma di ciò, poiché le prime risalgono solo alla fine del VI secolo a.C., quando Terracina venne menzionata nel primo trattato romano-cartaginese citato da Polibio. All’epoca doveva essere già sotto l’influenza romana, come dimostrerebbe sia questa menzione sia il fatto che Tarquinio il Superbo – nello stesso secolo (come riporta lo storico Tito Livio) – inviò coloni sul litorale pontino affinché fossero di presidio sulla terra e sul mare. In seguito Terracina fu occupata dai Volsci, che le mutarono il nome in Anxur (probabilmente dall’espressione aneu xuru, “senza rasoio”, poiché Giove venerato era fanciullo, quindi ancora imberbe); a questa fase potrebbero datarsi anche alcuni tratti delle mura visibili in più punti sotto la cinta tardo-antica.

Riconquistata dai Romani nel 406 a.C., e poi ancora una seconda volta nel 400 a.C., questi determinarono in modo significativo l’intero assetto sociale, economico e urbano della città che ancora oggi è più che mai presente: altri tratti delle mura in opera poligonale appartengono infatti con certezza alle fortificazioni che proprio i Romani realizzarono nel 329 a.C., in occasione della fondazione di una “colonia marittima”. Peraltro recenti studi, oltre a far derivare il nome di Terracina dal vocabolo etrusco Tarchna, lo collegherebbero anche al nome della città di Tarquinia e dei re di Roma Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo.

I resti del Capitolium, identificato con il tempio dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone, Minerva)

Alcuni anni dopo, ovvero nel 312 a.C., la città venne attraversata dalla Via Appia che, collegando Roma con Capua, costituiva un fondamentale asse di penetrazione militare e commerciale verso le ricche zone meridionali della penisola. Ma è con la costruzione del porto che l’importanza e la centralità di Terracina crebbero: la città divenne un notevole centro agricolo per lo sfruttamento intensivo della fertile vallata posta a occidente e questo consentì un ulteriore sviluppo dei traffici commerciali fra Roma, le città del Meridione e l’Oriente.

Sul finire del II secolo a.C. l’area sacra dell’acropoli subì una ristrutturazione che generò una prima trasformazione urbanistica in età sillana (ovvero sotto Lucio Cornelio Silla, primi decenni del I secolo a.C.), epoca a cui si ascrive la realizzazione di vari monumenti in opus incertum (tra cui il Teatro) e la ricostruzione in forme scenografiche del grandioso santuario di Monte Sant’Angelo (ossia il Tempio di Giove Anxur, le cui rovine sorgono ancora sulla sommità e dominano la parte bassa della città).

Il Tempio di Giove Anxur visto da Terracina bassa

Una nuova trasformazione avvenne nella prima età imperiale, tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del secolo successivo: l’edificazione, in forme imponenti, del nuovo Foro da parte del magistrato locale Aulus Aemilius, di cui si può ancora scorgere la scalinata accanto all’Appia. Insieme alla piazza, circondata da portici, furono inoltre costruiti edifici religiosi e civili, che fecero di quest’area un complesso monumentale degno delle maggiori città dell’impero. Nel 69 la città fu poi teatro di del cosiddetto “assedio di Terracina”, un episodio della Guerra civile romana che vide il succedersi degli imperatori Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano.

Fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. si assistette invece a una notevole espansione di Terracina bassa: vennero realizzati un secondo foro (impropriamente definito Foro Severiano), l’anfiteatro (di cui rimangono pochi resti), le terme e diversi edifici privati.

Il lastricato (in parte ricostruito) della via Appia nel centro della città romana (Foro Emiliano)

Ma Terracina raggiunse il suo massimo splendore durante il periodo imperiale, quando il traffico marittimo si sviluppò a tal punto che l’imperatore Traiano ordinò l’ampliamento del porto, del quale ancora oggi esistono le strutture principali. Fu per rendere più agevole il passaggio della via Appia attraverso l’estrema appendice dei Monti Ausoni che all’epoca di Traiano venne eseguito il taglio del Pisco Montano, enorme sperone calcareo separato dalla massa del Monte Sant’Angelo che costituisce un aspetto caratteristico del paesaggio tra il mare e la montagna. Ancora oggi infatti, nei pressi della rupe, è possibile scorgere i numeri romani che segnalano la progressiva altezza del taglio: 120 piedi romani, corrispondenti a 37 metri circa.

Un ultimo significativo intervento si ebbe nei primi decenni del V secolo quando, in occasione delle invasioni barbariche, l’antica cinta muraria volsco-romana fu sostituita da una nuova fortificazione comprendente anche una porzione della città bassa, la quale doveva essere già in gran parte abbandonata: la nuova cinta muraria racchiuse infatti solo una piccola porzione dell’area, e la sua funzione era esclusivamente quella di proteggere un tratto dell’Appia.

In epoca bizantina Terracina fu un’importante roccaforte militare, mentre nell’VIII e IX secolo fece parte del nascente Stato pontificio e venne interessata dalla fondazione di alcune chiese urbane, monasteri e santuari.

Duomo di Terracina

In epoca moderna la popolazione terracinese venne bruscamente dimezzata da un’epidemia di malaria (nel 1572 si era ridotta a circa 150 abitanti), ma la città si riprese lentamente in seguito al ripopolamento favorito nel XVII secolo dai pontefici con la distribuzione gratuita delle terre ed esenzioni fiscali grazie alle quali nuove famiglie abbienti ricostruirono le case signorili. Il 14 settembre 1870 la città fu annessa al Regno d’Italia.

Terracina in una pubblicazione del 1864

Ad oggi, Terracina è ancora suddivisa in una città alta – l’antico centro cittadino con l’acropoli, sviluppatasi ulteriormente in epoca medioevale – e in una città bassa, frutto della prima espansione in epoca romana, lungo la strada verso il porto, e di una seconda espansione avvenuta principalmente nel XIX e XX secolo, in seguito alla bonifica delle paludi pontine da parte di papa Pio VI nel XVIII secolo e di Mussolini in seguito. Discreta la presenza di architetture religiose, civili e militari, che ne connotano l’aspetto e la rendono una meta interessante e degna di essere scoperta.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.