Architettura, Design e ModaArtePrimo PianoI Pilastri dell’Arte: Subiaco, il Monastero di Santa Scolastica

Martina Scavone Martina Scavone17 Maggio 2020
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In origine intitolato a San Silvestro, il Monastero di Santa Scolastica nel XIV secolo venne dedicato alla sorella di San Benedetto da Norcia (480 ca.-547), da cui la denominazione attuale; sorge accanto a quello di San Clemente, dove dimorava lo stesso Benedetto, e ospita al suo interno l’omonima cattedrale, sede dell’abate ordinario dell’abbazia territoriale di Subiaco. Rispetto al Sacro Speco, collocato più a monte, il monastero di Santa Scolastica è disposto longitudinalmente e parallelamente alla valle dove, per secoli, vissero nella contemplazione e nella preghiera eremiti e monaci, il che gli valse l’appellativo di “Valle Santa”. Quello di Santa Scolastica fu uno dei dodici monasteri fondati a Subiaco dal Santo e poiché la sua costruzione risale all’incirca all’anno 520 è il più antico d’Italia seguito da quello di Montecassino (fondato anch’esso da San Benedetto), nonché il più antico monastero benedettino al mondo. Si presenta come un complesso di edifici costruiti in epoche e stili differenti: un ingresso, contraddistinto da un portale sul quale è riportato il motto “Ora et Labora”, con strutture del XX secolo, introduce nel primo chiostro o “Chiostro Rinascimentale” realizzato nel XVI secolo, dal quale si passa ad un secondo chiostro o “Chiostro Gotico” risalente al XIV secolo ed, infine, ad un terzo, detto “Chiostro Cosmatesco”, del secolo XIII.

Per lungo tempo fu il solo monastero benedettino a resistere ai terremoti e alle offensive poste in essere dalle popolazioni ostili fin quando, nel IX secolo, non fu devastato dai saraceni, per essere poi restaurato grazie al sostegno di papa Gregorio IV (795 c.a.-844) e papa Leone IV (790-855). Tra il X e il XIII secolo il monastero conobbe la sua fase di massimo splendore: vi confluirono grandi beni grazie alle donazioni di sovrani ed ecclesiastici, divenendo uno dei feudi più potenti dello Stato pontificio. Nel 1276 la Santa Sede si arrogò il diritto di eleggere gli abati di Subiaco, ma nel 1456 papa Callisto III (1378-1458) la lasciò cadere nel regime della commenda: si susseguirono, come abati commendatari, Juan de Torquemada, Rodrigo Borgia (fautore della fortificazione della Rocca abbaziale in cui sarebbero poi nati Cesare e Lucrezia), Giovanni Colonna, Antonio e Francesco Barberini, Giovan Angelo Braschi. La commenda verrà soppressa da papa Benedetto XV (1854-1922) solo nel 1915 (con la bolla Coenobium sublacense) riportando l’abbazia al diritto comune delle abbazie nullius.

La storia del monastero vanta, nel 1465, un evento di portata nazionale: la creazione al suo interno della prima tipografia italiana a opera dei due chierici tedeschi A. Pannartz e C. Sweynheym (allievi di Gutenberg), grazie ai quali venne stampato il primo libro in Italia e la Biblioteca, collocata sul lato nord del Chiostro Gotico, si andò arricchendo di libri e di incunaboli di grande valore. Lungo le mura perimetrali del monastero si trova incisa la Croce di San Benedetto, posta sicuramente a protezione del luogo dal maligno.

Per quanto riguarda la chiesa romanica sita al suo interno, questa fu consacrata da papa Benedetto VII il 4 dicembre 980 ma venne ristrutturata in stile neoclassico dopo il 1770 su progetto di Giacomo Quarenghi (1744-1817), configurandosi come l’ultima di ben cinque chiese stratificatesi lungo i secoli e perdendo completamente, all’interno, il suo aspetto medievale. Ciononostante, il Quarenghi ha mantenuto l’originale tetto a spioventi costruendovi al di sotto la nuova volta, pertanto oggi è possibile entrare nell’intercapedine venutasi a creare nel mezzo e dove si possono ancora ammirare una parte degli affreschi originali, che dovevano immortalare gruppi di Vescovi, Santi e Apostoli sulla parete di fondo, un Cristo stante con il globo in mano attorniato da varie figure sulla parete sinistra ed una rappresentazione del Giudizio Finale sulla destra, di cui resta solo la figura della Vergine. Appartenente alla congregazione cassinese dal 1514, nel 1850 la chiesa fu assegnata all’abate Pietro Francesco Casaretto (1810-1878) che vi introdusse la sua riforma da cui ebbe inizio la congregazione che prese poi il nome di Sublacense, oggi Sublacense Cassinese.

Subiaco, l’interno della Chiesa di Santa Scolastica in stile neoclassico dopo il rifacimento del Quarenghi

Il campanile della chiesa risale al 1052, mentre il chiostro cosmatesco venne fatto realizzare dall’abate Lando; tuttavia, il vero fiore all’occhiello del monastero di Santa Scolastica è costituito dalla meravigliosa Cappella degli Angeli.

Subiaco, Cappella degli Angeli, Annunciazione

Scavata interamente nella roccia e costruita nel terzo decennio del Quattrocento per volontà del vescovo di Maiorca Luis de Prades lungo il sentiero ascensionale che portava i fedeli al Sacro Speco – fungendo così da “stazione di sosta” – divenne anche il luogo di sepoltura del vescovo dopo la sua morte, avvenuta nel 1429. Tuttavia, è bene specificare che l’oratorio fu progettato non a scopo funerario, ma con finalità devozionali, intese sia a monumentalizzare quelle grotte connesse alle esperienze eremitiche dei primordi dell’Ordine, cui de Prades era idealmente legato, sia a rinvigorire quel culto per l’arcangelo Michele che peraltro a Subiaco era già presente e a cui il prelato doveva essere particolarmente devoto.

Subiaco, Cappella degli Angeli, Volta con le nove Gerarchie Angeliche

L’ambiente è raggiungibile, oltre che dal basso, anche dall’alto, dallo stesso livello della chiesa, tramite una ripida scalinata che parte da alcuni ambienti identificati dagli studiosi come gli appartamenti privati di de Prades. Nonostante la Cappella degli Angeli – come tutti gli affreschi di Subiaco – abbia subito una pesante ridipintura (in questo caso avvenuta nel 1854 ad opera di Antonio Bianchini e Luigi Lais), i restauri più recenti – del 2000 – hanno riportato alla luce la decorazione originale, che consta di Cristo affiancato dalle nove Gerarchie angeliche sulla volta e di un finto vaio – ossia finta pelle – sulle pareti, sulle quali si snoda altresì, in senso antiorario, un ciclo di scene cristologiche sul registro inferiore accompagnato da storie dell’Arcangelo Michele sul registro superiore. Probabilmente la mano che li realizzò fu quella del cosiddetto Maestro Caldora, considerato altresì l’artefice delle storie di San Benedetto nella chiesa superiore del Sacro Speco.

Subiaco, Cappella degli Angeli, Apparizione dell’Arcangelo Michele sotto forma di toro nel registro superiore e Annuncio ai pastori con Nativita

Il monastero di Santa Scolastica, così come la stessa Subiaco, subì gravi danni durante la Seconda Guerra Mondiale, nello specifico a causa dei bombardamenti del 23 maggio 1944 ma, fortunatamente, venne egregiamente restaurato e oggi lo si può visitare in tutta la sua bellezza e maestosità.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.