ArtePrimo PianoI Pilastri dell’Arte: Piazza del Campidoglio

Martina Scavone Martina Scavone17 Ottobre 2020
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Chiunque venga a Roma, si troverà a passare o ad ammirare – dalla base della scalinata al lato del monumento del Vittoriano – la prima piazza della Roma moderna: Piazza del Campidoglio. Questa piazza monumentale, posta – come suggerisce il suo stesso toponimo – sulla cima del colle Campidoglio a Roma, fu commissionata nelle sue fattezze attuali a Michelangelo Buonarroti (1475-1564) da Papa Paolo III Farnese (1468-1549), in seguito al sentimento di profonda vergogna provata dal pontefice nel mostrare a Carlo V d’Asburgo (1500-1558) – giunto in visita nell’Urbe nel 1536 – il disastroso stato di abbandono in cui si trovava la collina. D’altronde, si narra che già dal Medioevo il luogo versasse in pessime condizioni, tanto da essere denominato “colle caprino”, con allusione al suo impiego per il pascolo delle capre. Quella del Campidoglio era ed è tuttora, neanche a dirlo, una delle zone di Roma maggiormente connotate da importanti stratificazioni storiche e architettoniche: fu centro del culto pagano in epoca romana, grazie alla presenza del Tempio di Giove Capitolino, il più grande edificio allora presente sul colle. Ai piedi di una delle sue sommità (rispettivamente, l’Asylum e il Capitolium) era inoltre collocato il Tabularium che, già nel XII secolo, venne scelto come sede del comune. Infatti, l’area del Campidoglio ospitò l’amministrazione civile della città fin dal Medioevo, tanto che lo spiazzo sterrato antistante era destinato alle adunanze di popolo, oltre a essere fiancheggiato da edifici destinati a sede dei Banderesi, ossia dei capitani della milizia cittadina.

Il primo importante intervento di epoca rinascimentale che interessò quest’area fu la costruzione del Palazzo dei Conservatori, commissionato nel 1453 da Papa Niccolò V a Bernardo Rossellino (1409-1464), il quale ristrutturò pesantemente le succitate Case dei Banderesi per realizzare la sede della nuova magistratura. Dell’aspetto originario di tale edificio rimangono solo poche tracce, in quanto venne demolito quasi completamente nel corso dell’altro importante intervento che cambiò radicalmente il volto di uno del colli più celebri di Roma, quello condotto da Michelangelo tra il 1534 e il 1538. In tale periodo, egli riprogettò da zero la piazza, disegnandola in tutti i particolari e facendola volgere non più verso il Foro Romano bensì verso la Basilica di San Pietro, che rappresentava il nuovo centro politico della città. Egli si occupò, inoltre, della costruzione di un nuovo palazzo – detto per questo Palazzo Nuovo – così da chiudere la prospettiva verso la basilica di Santa Maria in Aracoeli. Inoltre ripavimentò la piazza in modo da eliminare lo sterrato esistente e, come si è già accennato, progettò “ex novo” Palazzo dei Conservatori, armonizzando sia questo che Palazzo Nuovo con il Palazzo Senatorio.

Incisione di Ètienne Dupérac da cui si è desunto lo schema michelangiolesco del pavimento, 1575

 Ma gli interventi michelangioleschi non terminano qui: infatti il genio del Rinascimento progettò anche la scalinata della Cordonata e la balaustra da cui ci si affaccia alla sottostante piazza d’Aracoeli. Infine, a coronamento del tutto, posizionò al centro della Piazza un’imponente statua equestre in bronzo dorato di Marco Aurelio, precedentemente situata in piazza San Giovanni (al posto dell’attuale obelisco), il cui originale si trova oggi nel Palazzo dei Conservatori, sostituita da una copia per quanto riguarda la scultura esposta in piazza.

Statua equestre di Marco Aurelio

I lavori di costruzione procedettero tanto a rilento che Michelangelo morì prima di vedere conclusa la sua opera; fece in tempo ad ammirare con i suoi stessi occhi solo la doppia scalinata funzionale al nuovo accesso al Palazzo Senatorio e le due statue raffiguranti il “Nilo” e il “Tevere”.

La statua del Nilo

Malgrado ciò, la costruzione si realizzò seguendo fedelmente il progetto originale del maestro, e ad assicurarsi che le linee guida suggerite dal Buonarroti fossero rispettate fu in particolare Giacomo Della Porta (1532-1602), a cui si deve il rifacimento del Palazzo dei Conservatori e il completamento della facciata del Palazzo Senatorio. Per Piazza del Campidoglio egli realizzò altresì le due fontane con il rispettivo numero di leoni di basalto ai lati della base della cordonata (1588) oltre a una fontana di Marforio (1594), che tuttavia venne smantellata una cinquantina d’anni più tardi, quando si cominciarono i lavori per l’edificazione del Palazzo Nuovo, per esser poi ricostruita nel 1734 nel cortile del palazzo, dove si trova attualmente, ma senza il prospetto dellaportiano.

La statua del Tevere

La piazza fu terminata integralmente nel XVII secolo, nonostante la pavimentazione risalga solo al 1940, quando venne finalmente realizzata secondo l’originale progetto michelangiolesco dedotto da una stampa di Étienne Dupérac del 1575, ripreso anche per il retro della nostra moneta da 50 centesimi. La cordonata è ornata da diverse opere scultoree, a noi tutti note, quali: la statua di Cola di Rienzo; le statue dei dioscuri Castore e Polluce, poste in cima e provenienti da un tempio nel Circo Flaminio dedicato a questi due fratelli dalla discendenza divina; due trofei di armi marmorei provenienti dal ninfeo di Alessandro di Piazza Vittorio, detti Trofei di Mario; la scultura della Lupa Capitolina, protagonista della mitica Leggenda di Romolo e Remo (il cui originale è conservato ai Musei Capitolini) e la colonna miliaria originale del primo miglio della Via Appia.

L’ingresso e la facciata principale dei Musei Capitolini

La piazza rappresenta inoltre un punto di riferimento per la popolazione; infatti, mentre il Palazzo Senatorio è divenuto sede del Comune di Roma, i Musei Capitolini – che vennero inaugurati nel 1734 garantendosi così il primato di museo pubblico più antico del mondo – vantano una collezione straordinaria, che viene ospitata negli altri due palazzi, congiunti da una galleria sotterranea detta Galleria Lapidaria.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.