ArtePrimo PianoI Pilastri dell’Arte: l’”Adorazione dei Magi” di Leonardo da Vinci

Martina Scavone Martina Scavone24 Ottobre 2020
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La genesi dell’Adorazione dei Magi inizia nel marzo del 1481, quando venne commissionata a Leonardo dai monaci di San Donato a Scopeto, canonici regolari di Sant’Agostino della congregazione di San Salvatore, per l’altar maggiore della chiesa di San Donato. Tuttavia, l’opera non venne mai portata a termine e, per tale ragione, dopo l’improvvisa partenza di Leonardo per Milano, rimase nelle stanze del suo amico Amerigo Benci, come ci riporta il Vasari nella biografia di Da Vinci della seconda edizione delle Vite (1568); inoltre diversi sono i documenti che attestano l’intensità dei rapporti che Leonardo intratteneva con la famiglia Benci, che si sommano al famoso ritratto che il maestro realizzò per Ginevra Benci, figlia di Amerigo. Poiché Leonardo non lasciò mai intendere che si trattasse di un abbandono definitivo, fu verosimilmente tale fattore a garantire la sopravvivenza dell’opera in questo stato non artisticamente presentabile per la chiesa. Corre voce che i monaci agostiniani di San Donato in Scopeto siano rimasti per diversi anni in attesa di un possibile completamento, fino a quando, nei primi anni ’90, si risolsero per commissionare a Filippino Lippi (1457-1504) un’opera, simile per dimensioni e, cosa particolarmente interessante, non solo per soggetto ma anche per elementi iconografici specifici, che venne completata nel 1496. Successivamente la tavola leonardesca passò nella collezione di Antonio e Giulio de’ Medici per arrivare (dopo altri spostamenti tra cui anche la villa di Castello nei pressi di Firenze per un breve periodo della seconda metà del Settecento) agli Uffizi nel 1794.

Leonardo, Adorazione dei Magi, 1481, olio su tavola, 246×243 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi

Tutta la scena è articolata in modo estremamente dinamico: in primo piano, l’Adorazione dei Magi vera e propria – tema peraltro molto frequente nell’arte fiorentina del XV secolo – dove domina un senso di circolarità, un vortice di azioni e gesti che fa perno sul gruppo della Vergine col Bambino, colto nel momento in cui, con un gesto di benedizione, rivela la sua natura divina agli astanti quale portatore di salvezza, secondo il significato originario del termine “epifania” (“manifestazione”). Ora lasciamo cadere lo sguardo sullo sfondo: mentre sulla destra prende vita uno scontro tra uomini armati, altri disarcionati e cavalli che si sollevano sulle gambe posteriori, sulla sinistra i protagonisti sono intenti nella ricostruzione dell’architettura in rovina, con elementi nuovi che coesistono assieme a strutture dirute. Sull’arco spezzato piccoli arbusti si fanno strada, a testimonianza di come la natura si sia impadronita dell’architettura, come spesso avviene quando delle costruzioni vengono lasciate incomplete. E sono proprio i due alberi al centro dell’opera a farsi portavoci di un messaggio altamente simbolico: il primo è un alloro, simbolo di trionfo sulla morte (resurrezione), mentre il secondo è una palma, emblema della passione di Cristo.

L’opera è stata restituita al pubblico nel marzo 2017 dopo un restauro durato quattro anni e mezzo e condotto dall’Opificio delle Pietre Dure, ordinato a seguito di una campagna diagnostica a cui si era dato inizio nel novembre 2011 e nel corso della quale erano state condotte delle riflettografie a raggi infrarossi. Il restauro ha permesso l’eliminazione di numerose impurità, che compromettevano la piena leggibilità dell’opera, il che era dovuto principalmente a due motivi: la marcata alterazione dei materiali superficiali non originali e la presenza di problemi strutturali che si manifestavano in conseguenza della separazione delle assi del tavolato di supporto e il cui progredire arrivava subito al di sotto della pellicola pittorica. Inoltre, l’alterazione delle vernici superficiali, sovrapposte in più stesure sul fronte nel corso dei secoli, creava uno spesso strato scuro e opacizzato e rendeva non più percepibile la spazialità interna della figurazione così come la percezione di molti dettagli.

Leonardo, Studio per l’Adorazione dei Magi, Wallraf-Richartz Museum, Colonia

C’è una peculiarità che accomuna quasi tutte le opere di Leonardo da Vinci, segnandone il destino in maniera decisiva. Allo stato attuale degli studi, sembra che nessuna sia mai stata portata a termine dall’artista; tutte sono rimaste, a vari livelli, incompiute: alcune sono state interrotte allo stadio esclusivamente progettuale, mentre altre, fra cui l’Adorazione dei Magi, si sono fermate all’inizio della loro realizzazione pittorica. È ancora una volta il Vasari a confermarcelo, nella Vita dedicata a Leonardo, di cui scrive: “per l’intelligenzia de l’arte cominciò molte cose e nessuna mai ne finí, parendoli che la mano aggiugnere non potesse alla perfezzione de l’arte ne le cose, che egli si imaginava, con ciò sia che si formava nella idea alcune difficultà tanto maravigliose, che con le mani, ancora che elle fussero eccellentissime, non si sarebbono espresse mai.”

Leonardo, Autoritratto, 1510-15 ca., sanguigna, Torino, Biblioteca Reale

Pertanto, secondo il biografo aretino, tale circostanza non può ricondursi ad una semplice fatalità, visto il continuo ripetersi della stessa, ma si può giustificare con una motivazione che, nei secoli successivi, verrà ripresa da vari critici: e cioè che la mano non riusciva a seguire la mente, tanto questa era fertile e veloce nell’elaborazione del pensiero. Leonardo, infatti, progettava o immaginava una realizzazione figurativa tanto perfetta, che ogni tentativo di restituzione materiale di essa, per ovvi limiti fisici, era destinato al fallimento. E questo, peraltro, ce lo conferma lo stesso maestro nei suoi taccuini, la testimonianza più attendibile del suo “modus operandi”. Sebbene, a primo impatto, questa tendenza a non portare a termine le opere possa essere vista sotto una cattiva luce, lo studio di un’opera interrotta si presta a fornire un’eccezionale possibilità di capire la genesi della creazione artistica, le fasi di lavoro dell’artista, i mezzi con cui è stato tracciato il disegno preparatorio e, qualora siano sopravvissuti schizzi o modelli su carta, al paragone fra questi e la realizzazione definitiva che viene tracciata sulla superficie che era destinata ad accogliere le stesure pittoriche.

Leonardo, Studio per l’Adorazione dei Magi, Parigi, Louvre, “Cabinet des Dessins”

Dell’Adorazione dei Magi, in effetti, ci sono pervenuti vari disegni preparatori: uno della composizione generale, conservato nel “Cabinet des Dessins” del Louvre, uno dello sfondo, oggi presso il gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi e vari studi riconducibili alla zuffa di cavalli o alla posizione della Madonna e del Bambino.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.